AFRICA/CAMERUN – “Tacciano le armi: la nostra gente ha sofferto abbastanza ed è stanca di vivere nell’incertezza e nella paura”: appello dei Vescovi di Bamenda

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Yaoundé – “Deploriamo la violenza, l’insicurezza, i rapimenti, le torture e le uccisioni insensate, a volte di persone innocenti e bambini” affermano i Vescovi della Conferenza episcopale provinciale di Bamenda in una dichiarazione pubblicata domenica 22 agosto, nella quale rinnovano i loro appello per la fine del lungo conflitto nelle regioni anglofone del Camerun.
I membri del BAPEC fanno appello a tutte le fazioni armate “a fermare la violenza con effetto immediato e lavorare per una risoluzione pacifica del conflitto”. “La nostra gente ha sofferto abbastanza ed è stanca di vivere nell’incertezza e nella paura” affermano i Vescovi che rendono lode ai sacerdoti che sono rimasti accanto “al popolo affidato alla loro cura pastorale, hanno fatto e continuano a fare sacrifici eroici in questo tempo di crisi”.
Il 20 agosto, un bambino di sette anni della scuola elementare cattolica di St. Theresa nella diocesi di Kumbo in Camerun è stato ucciso da un proiettile vagante durante uno scontro a fuoco tra militari camerunesi e militanti nei pressi della scuola.
Una fedele è stata uccisa e un pastore è stato ferito domenica 22 agosto durante un servizio di culto a parrocchia della chiesa presbiteriana di Bali, nel nord-ovest. Una pattuglia militare è stata presa di mira in un agguato perpetrato dai separatisti. Nel conflitto a fuoco alcuni proiettili vaganti hanno ucciso la donne e ferito il pastore.
Il conflitto nelle regione anglofone sud-ovest e nel nord-ovest del Camerun si trascina da oe 4 anni, e si è intensificato da quando il 1° ottobre 2017 gli indipendentisti hanno dichiarato simbolicamente l’indipendenza delle due aree che sono state raggruppate nell’Ambazonia . I separatisti hanno scelto la date del 1° ottobre in ricordo dell’indipendenza dell’area anglofona dal Regno Unito, avvenuta nel 1961. La parte francofona era divenuta indipendente dalla Francia nel 1960. Un referendum aveva poi stabilito la creazione di un unico Stato bilingue. Gli abitanti delle regioni anglofone però lamentano di essere discriminati rispetto ai francofoni a livello giuridico e nel campo educativo.
Il conflitto ha causato più di 3.500 vittime e costretto oe 700.000 persone a fuggire dalle proprie case.