AFRICA/ETIOPIA – La missione dei Salesiani, a servizio dei giovani e delle comunità più povere

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Addis Abeba – Istruzione, formazione professionale, progetti di sviluppo, assistenza alle popolazioni colpite dalla carestia, sempre secondo lo spirito evangelico della prossimità: è questo l’impegno delle Missioni di Don Bosco in Etiopia e dei cooperanti del VIS , la loro Ong. La presenza dei Salesiani in Etiopia è venuta alla ribalta in questi giorni con l’arresto di una ventina di religiosi locali e di Alberto Livoni, cooperante cinquantenne italiano, rappresentante del VIS. Sono tutti trattenuti in stato di fermo nelle stazioni di polizia. Non sono note le ragioni per cui sono trattenuti in custodia dalle forze dell’ordine, né quali potranno essere le misure che l’autorità giudiziaria potrebbe assumere. Secondo informazioni raccolte da Fides, sono tutti in buone condizioni di salute.
Quella dei Salesiani in Etiopia è una presenza che che dura, ininterrotta, dal 1976, quando i religiosi hanno iniziato a occuparsi dei bambini e dei giovani locali, impegnando tutte le loro risorse umane, culturali, professionali, economiche per il bene della popolazione.
“I Salesiani c’erano durante la carestia che colpì l’Etiopia nel 1983-85 e che causò un milione di morti – spiegano a Fides fonti vicine ai religiosi – e ci sono oggi nella pandemia da Covid-19, nella carestia generata dall’invasione di locuste e nell’emergenza malnutrizione che mette a rischio la vita di migliaia di persone”. Le quattro missioni di Macallè, Adua, Scirè e Adigrat, si occupano di migliaia di bambini e ragazzi provenienti da contesti di miseria e con alle spalle storie di violenze, abusi e disperazione. “Grazie alle donazioni di migliaia di persone – si osserva – migliaia di bambini sono stati accolti nelle Case salesiane di Don Bosco e hanno potuto frequentare gli asili e le scuole primarie salesiane. Molti ragazzi di strada hanno ricevuto una formazione professionale, un futuro in cui credere e un lavoro nella loro terra”.
Nel 1998 i missionari sono stati poi affiancati dal VIS , Organizzazione non governativa nata nel 1986 come espressione del Centro nazionale opere salesiane e che si ispira al messaggio di San Giovanni Bosco e al suo sistema educativo. Il Vis lavora per costruire uno sviluppo sostenibile e durevole per le popolazioni locali.
In Tigray, regione sconvolta da una feroce guerra civile, è stato lanciato il progetto “Wash” che punta a migliorare l’accesso ad acqua potabile, servizi igienico-sanitari di base e le capacità locali di gestione delle risorse idriche e a promuovere la sicurezza alimentare in collaborazione con il partner locale “Dgmda” . L’attività viene svolta anche nella Somali Region, la regione orientale dell’Etiopia abitata da somali.
Seguendo la tradizione salesiana, il VIS è però anche impegnato nel settore della formazione professionale e dell’educazione. All’interno delle scuole tecniche salesiane della regione del Tigray, a Gambella e ad Addis Abeba sono stati attivati corsi in arti grafiche e tipografiche , sartoria, preparazione cibo e catering, lavorazione del legno, meccanica, pelletteria ed edilizia.
“Per promuovere l’inserimento lavorativo – spiegano a Fides i volontari del VIS – abbiamo messo a punto una strategia, che abbiamo adottato in Tigray e ad Addis Abeba, basata sull’organizzazione di corsi brevi in linea con il mercato del lavoro, la promozione dell’autoimpiego e l’inserimento in azienda attraverso il sostegno a partnership tra pubblico e privato”.
Le attività di formazione sono state portate avanti anche all’interno di campi profughi dove, grazie alla collaborazione dell’Agenzia italiana per la Cooperazione allo sviluppo, i Salesiani hanno cercato di migliorare le condizioni di vita dei rifugiati nelle regioni di Gambella e del Tigray attraverso il rafforzamento delle loro competenze professionali e l’avviamento al lavoro per potenziali migranti e rifugiati eritrei attraverso un approccio innovativo per il Paese, basato sull’organizzazione di corsi in linea con il mercato, la promozione dell’autoimpiego e l’inserimento in azienda attraverso il sostegno a partnership pubblico-privato.
“La nostra prima missione – concludono le fonti di Fides – è quella di costruire un futuro su misura per i ragazzi e per le comunità più svantaggiate: un futuro fatto di opportunità e di integrazione con il tessuto sociale, un futuro a portata di mano per chi nella vita ha conosciuto solo povertà e emarginazione. A questa missione spirituale e sociale è proteso tutto il nostro impegno. A questa missione dedichiamo tutte le nostre risorse ed energie”.