AFRICA/MALI – A quattro anni e cinque mesi dal rapimento, ancora nessuna notizia di suor Gloria

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Bamako – Il tempo passa, inesorabile e crudele: sono già 4 anni e 5 mesi da quando suor Gloria Cecilia Narváez, religiosa colombiana della Congregazione delle Suore Francescane di Maria Immacolata, è nelle mani dei jihadisti in Mali . Il Gruppo di Sostegno all’Islam e ai Musulmani , il ramo di Al-Qaida basato in Mali, il 1 luglio 2017 aveva rivendicato il rapimento e aveva pubblicato su internet un video che mostrava la suora prigioniera nel deserto del nord del Mali.
“Nel video venivano lanciate delle accuse assurde contro suor Gloria e tutti i missionari che operano in Mali e nel Sahel musulmano” scrive all’Agenzia Fides padre Marco Prada, sacerdote della Società per le Missioni Africane e confratello di p. Gigi Maccalli, ex ostaggio degli stessi rapitori della suora liberato ad ottobre 2020 . “Suor Gloria Cecilia Narváez è stata inviata dalla sua congregazione in Mali per predicare il cristianesimo e convertire i musulmani alla religione cristiana. Lei e la sua congregazione hanno come unica intenzione di spogliare i musulmani del Mali delle loro convinzioni e di sostituirle con delle menzogne”, questa era una delle accuse mosse.
Nel settembre 2017, le autorità colombiane avevano messo in rilievo la salute precaria di suor Gloria. “È viva, ma il suo stato di salute non è buono. Ha problemi a una gamba e a un rene” aveva dichiarato il generale Fernando Murillo, comandante della polizia colombiana, responsabile delle indagini sul rapimento.
P. Prada spiega inoe che l’ostaggio francese Sophie Pétronin, a lungo compagna di prigionia di suor Gloria e poi liberata, aveva confermato la gravità delle sue condizioni di salute. È di poche settimane fa la notizia, circolata sui siti di alcuni quotidiani colombiani, che il governo del Paese di suor Gloria ha richiamato il gruppo di investigatori, appartenenti alle forze speciali dell’esercito e ai servizi segreti colombiani, inviati in Mali un anno e mezzo fa, per un’operazione di ricerca e salvataggio della religiosa. Erano incaricati di prendere contatto con i rapitori, e insieme ai colleghi maliani, di facilitare la liberazione della suore. Il governo non ha dato nessuna spiegazione di tale misura.