AFRICA/SUD SUDAN – Messaggio dei Vescovi: non far deragliare il cammino verso la pace

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Juba – “Condanniamo senza riserve l’omicidio avvenuto lo scorso 16 agosto delle nostre care Sorelle del Sacro Cuore Mary Daniel Abbud e Regina Roba e dei loro compagni di viaggio sulla strada Juba-Nimule. E se da una parte richiamiamo al perdono e alla riconciliazione, dall’aa domandiamo che gli assassini siano identificati e assicurati alla giustizia. Non possiamo più accettare che si parli genericamente di ‘uomini armati sconosciuti’; la comunità locale in genere conosce chi sono i killer ma questi ultimi riescono sempre a uscirne impuniti”. In un coraggioso e accorato messaggio, i Vescovi cattolici del Sud Sudan, rivolgono un appello alle autorità politiche perché intervengano per garantire giustizia e continuino senza indugi il percorso verso la pace iniziato con la firma del ‘Revitalsed Accord’ esattamente tre anni fa. Nella Lettera diffusa dai Vescovi a conclusione dell’assemblea tenutasi a Juba il 14 e 15 settembre, e pervenuta all’Agenzia Fides, si afferma: “Rifiutiamo i tentativi di utilizzare questa tragedia per far deragliare il processo di pace. Il nostro Paese ufficialmente è in pace ma sono molti i nostri concittadini a sperimentare la violenza sulla propria pelle quotidianamente. Mentre noi scriviamo ci sono persone che vengono uccise o sono costrette a fuggire nella zona di Tombura e nel resto dell’ Equatoria Occidentale, così come in ae zone, tanti vivono terrorizzati nei campi delle Nazioni Unite. Vogliamo ricordare al governo che è suo preciso compito provvedere alla sicurezza della popolazione ma allo stesso tempo siamo costretti a implorarlo a non creare ulteriore violenza utilizzando l’apparato di sicurezza”.
Rappresentanti della fede cristiana hanno pagato di persona la testimonianza di fede in Sud Sudan. I Vescovi fanno menzione di alcuni degli ultimi violenti attacchi subiti da uomini, donne e proprietà della Chiesa cattolica. Tra questi il Vescovo di Rumbek, mons. Christian Carlassare, gravemente ferito in un agguato lo scorso aprile, Suor Veronika Racková uccisa a Yei nel 2016, Juliano Ambrose Otwali ucciso lo scorso novembre, o il Gesuita keniano padre Victor Odhiambo, ucciso a Rumbek nel 2018. La lista include poi episodi di distruzione di locali e rileva l’impossibilità, per molti missionari, di esercitare le attività pastorali e sociali.
I Vescovi, inoe, esprimono la propria delusione per i ritardi con cui si rispettano gli obblighi assunti alla presenza del Papa nell’aprile del 2019 quando, convocati da Francesco, i leader politici presero l’impegno – sigillato dal bacio dei loro piedi da parte del Pontefice – di perseguire la pace. “Il gesto del Papa ci commosse profondamente, fu una vera benedizione. Ma dobbiamo notare con tristezza che quel bacio, evidentemente, non li ha sufficientemente mossi verso un impegno per dimostrare la loro vera voglia di pace: la violenza, infatti, è ancora presente. Preghiamo perché trovino dentro loro stessi la forza per prendere le decisioni necessarie a portare pace al nostro popolo sofferente”
La lettera richiama il governo alle proprie responsabilità di “creare un ambiente economico tale da garantire i servizi essenziali’ ai cittadini e si rivolge anche al presidente: “Consigliamo al Presidente di lavorare diligentemente per migliorare l’economia, così come ha promesso”. Notando la mancanza di infrastrutture, l’esproprio delle terre, il disprezzo dei diritti umani, i Presuli richiedono con forza una soluzione non violenta ai tanti problemi seguendo i dettami del messaggio di Papa Francesco in occasione della Giornata Mondiale della Pace 2017: “Nonviolenza: uno stile di politica per la pace”. Il messaggio rileva che, di fronte alla lentezza nell’attuare il Revitalsed Accord, la Chiesa offre per l’ennesima volta il proprio contributo nella ricerca della pace e la giustizia, in quanto “desidera essere più coinvolta nel processo di pace”.
Nel documento la Chiesa si pone, soprattutto, in difesa dei diritti della popolazione, colpita da povertà, catastrofi naturali, conflitti. Così conclude il testo: “Preghiamo per tutti voi in questo duro momento e vorremmo incoraggiare tutti i nostri fedeli e le persone di buona volontà, specialmente le nostre sorelle e i nostri fratelli di ae confessioni cristiane e di ae religioni, a essere forti nella fede e nella speranza e continuare a lavorare per la pace e la giustizia”.