AFRICA/SUDAN – Il Vescovo Tombe Trille: “Dopo il golpe, urge sostenere il dialogo. La missione pastorale è gravemente colpita”

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El Obeid – “Siamo tagliati fuori dal mondo, non c’è alcun governo dato che il Consiglio Supremo di Transizione per l’esecutivo, composto al 50% da militari e al 50% da civili, è dissolto mentre il Primo Ministro è agli arresti domiciliari. Le scuole sono chiuse e la situazione è sempre molto tesa. Continuano manifestazioni di disobbedienza civile e scioperi, ma la gente teme che i gruppi islamisti stiano approfittando del colpo di stato per tornare”. È quanto riferisce all’Agenzia Fides Mons. Yunan Tombe Trille, Vescovo di El Obeid, e presidente della Conferenza episcopale di Sudan e Sud Sudan.
“Fin dai primi giorni del golpe, la connessione internet è molto problematica e in alcuni giorni inesistente. La nostra missione pastorale è gravemente colpita da questo effetto collaterale del colpo di stato. Perfino le linee telefoniche sono intermittenti. Possiamo ringraziare Dio che riusciamo almeno a radunarci per le preghiere e le funzioni la domenica e nelle festività”:
Nel frattempo, continuano da almeno una decina di giorni le trattative tra il capo dell’esercito e leader dei golpisti Burhan e il primo ministro Hamdok per la formazione di un governo tecnico che non consideri l’ingresso di partiti al suo interno. I negoziati fra i militari e i civili, però, vanno molto a rilento: in un’intervista rilasciata ad “Al Jazeera” l’11 novembre, Burhan, ha dichiarato le negoziazioni con il fronte di Hamdok “sono miseramente fallite”. Lo stallo sta favorendo, all’interno dell’esercito, malumori e spaccature, e le divisioni innescate negli ultimi giorni alimentano timori di una guerra intestina tra varie fazioni.
In uno scenari complicato, mons. Tombe Trille rimarca: “Il dialogo avviato può avere una reale chance di successo solo se la comunità internazionale si schiera a fianco del popolo del Sudan e insiste perchè torni alla situazione precedente al 25 ottobre scorso , perchè venga rilasciato il Primo Ministro dagli arresti domiciliari e si giunga finalmente alla formazione di un nuovo governo. Bisogna però fare presto perché, come è ormai noto, la giunta militare che ha condotto il colpo di stato fa parte dell’ambiente vicino a Omar al-Bashir che qui ha governato per oe 30 anni”.