AMERICA/BRASILE – Dilma Ferreira Silva, la prima attivista sociale assassinata in Amazzonia nel 2019

Tucurui – Una “rapida investigazione del crimine” e l’attuazione di “misure di sicurezza per le persone danneggiate dalla costruzione delle dighe in tutto il Brasile” sono le richieste contenute nel comunicato del Movimento dos Atingidos por Barragens , firmato anche da altri organismi per la difesa dei diritti umani, tra cui la Commissione per la Pastorale delle Terre della Conferenza Episcopale del Brasile.
Il testo, pervenuto a Fides, riferisce dell’uccisione, avvenuta il 22 marzo, di Dilma Ferreira da Silva, leader del MAB, assassinata insieme al marito e ad un amico di famiglia, a Tucuruí, nello stato del Pará. Le tre persone sono state imbavagliate, brutalmente torturate e uccise a coltellate. “L’omicidio di Dilma è un altro triste momento nella storia delle persone colpite dalla costruzione delle dighe, che proprio quel giorno hanno celebrato la Giornata internazionale dell’acqua” si legge nei commenti del MAB nei loro social network.
A capo del MAB, Dilma Ferreira Silva, 45 anni, stava lavorando per una politica nazionale che garantisse i diritti delle persone danneggiate dalle dighe. Alla fine degli anni ’70, durante la costruzione della centrale idroelettrica di Tucuru , Dilma faceva parte delle circa 30.000 famiglie costrette ad allontanarsi forzatamente dalla loro residenza a causa del progetto. Nel 2011 Dilma Ferreira aveva presentato una proposta alla presidente Dilma Rousseff perché venisse approvata una legge specifica per le popolazioni che avevano ricevuto un danno a causa della costruzione di dighe. Era una testimone speciale perché cresciuta in quella zona, in quanto la grande diga di Tucuruí aveva invaso, 30 anni prima, le terre della sua gente. Da allora, Dilma non aveva cessato di adoperarsi perché cessasse lo sfruttamento del fiume Tocantins, a scapito dei diritti della natura e della gente che viveva grazie al fiume e attorno al fiume.
Sebbene il Segretariato di Pubblica sicurezza di Pará affermi che la Polizia Civile ha organizzato una task force per indagare sul triplice omicidio, “finora non è possibile definire una linea di ricerca sul crimine”, dice la nota del MAB. La Commissione per la Pastorale delle Terre ha informato che il luogo in cui sono state ritrovate le vittime è noto per avere una storia di conflitti, ed è stato terreno di numerosi scontri. Gli omicidi quindi potrebbero essere facilmente collegati a conflitti agrari. Secondo la CPT, la leader sociale è la prima attivista assassinata in Amazzonia nel 2019. Proprio pochi giorni fa si ricordava la tragedia di gennaio scorso, della diga di Brumadinho, in cui 300 persone sono rimaste uccise e altre 14 milioni stanno soffrendo gli effetti negativi dell’acqua contaminata. Diversi organismi denunciano che in Brasile ci sono altre 45 dighe che stanno per cedere perché ormai vecchie, con tutte le conseguenze che si possono prevedere.

da: www.fides.org
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