AMERICA/COLOMBIA – Padre De Roux: “Proteggere il Sistema per la pace è la massima responsabilità per tutti i colombiani”

Bogotá – Nel contesto delle forti polemiche politiche e dopo le proteste pubbliche in difesa del processo di pace , il presidente della Commissione della Veritá, il superiore provinciale dei Gesuiti, p. Francisco de Roux, ha pubblicato una dichiarazione, pervenuta all’Agenzia Fides, con la quale difende il ruolo della “Giurisdizione Speciale per la Pace” , minacciato dalle obiezioni del Presidente della Repubblica, Iván Duque.
La JEP è parte del “Sistema di Veritá, Giustizia, Riparazione e Non Ripetizione”, creato per favorire la riconciliazione nazionale e una pace duratura dopo il lungo conflitto armato interno, durato più di mezzo secolo. Nel contesto attuale, le obiezioni formalizzate da Duque hanno causato un terremoto politico e, secondo padre De Roux, hanno rimesso in gioco la stabilitá del processo di pace.
In quanto parte del citato Sistema, la JEP ha il sostegno dell’ONU, del suo Consiglio di Sicurezza e “di tutti i Paesi amici della Colombia” ha ricordato p. De Roux in una precedente intervista. Grazie a questa iniziativa di riconciliazione nazionale, afferma il sacerdote, “la Colombia si é guadagnata un posto d’onore tra le nazioni del mondo come esempio di ricerca della pace”. Puntualizza poi che “é la prima volta che uno Stato si impegna a chiarire la veritá circa una tragedia nazionale” con l’istituzione di una Commissione che “é parte dello Stato” stesso. Per questo, afferma il gesuita, proteggere il Sistema “é di massima responsabilitá per tutti noi”. “Abbiamo bisogno di una JEP robusta” ribadisce, “circondata dalla fiducia delle istituzioni e dei cittadini e rispettata nella sua autonomia”. De Roux rivolge poi un appello a politici e cittadini, invitando a “continuare a sostenere con decisione la convivenza e la riconciliazione” e ad evitare di politicizzare la pace trasformandola in “terreno di polarizzazioni e di odi”.
“Il processo che ha intrapreso la Colombia é in marcia ed é irreversibile” sostiene, ed “ha fermato migliaia di morti, massacri e sfollamenti”. Agli exguerriglieri delle FARC, ora divenute partito politico, che avevano definito le obiezioni presidenziali “un’incitazione alla guerra”, il gesuita ha chiesto di non perdere la fiducia. “La pace non è un affare dei partiti, ma è nelle mani dei cittadini” e “non si fermerà”.
Intanto, il 21 marzo la Corte Costituzionale si è dichiarata impossibilitata a decidere circa la costituzionalità delle obiezioni interposte dal Presidente della Repubblica fino a quando non sia terminato l’iter parlamentare dellla legge quadro. “Ora spero che il Parlamento agisca in fretta” conclude il gesuita.
Gli Accordi di Pace tra lo Stato colombiano e le FARC hanno portato al disarmo di circa 7.000 combattenti, alla smobilitazione di 13.000 tra guerriglieri, miliziani e collaboratori, e hanno evitato la morte di circa 3.000 persone all’anno, senza contare feriti e sfollati. A partire dal 28 maggio 2018 i comandanti dell’organizzazione guerrigliera hanno cominciato a comparire davanti alla JEP che, oltre a un sistema di riparazione per le vittime, offre ai responsabili di atti criminali, sia da parte della guerriglia che da quella dei gruppi paramilitari e delle forze armate, garanzie e pene restaurative che la giustizia ordinaria non prevede.

da: www.fides.org
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