AMERICA/COSTA RICA – Ancora tensioni e violenze tra indigeni e agricoltori, nonostante la legge del 1977

San José – Le autorità costaricane stanno indagando sull’omicidio dell’attivista indigeno Sergio Rojas, appartenente al popolo Bribri, gruppo etnico che tiene acceso un conflitto per i territori con gli agricoltori della zona. La sera del 18 marzo Rojas è stato ucciso a colpi di arma da fuoco da due individui poi fuggiti. Il noto difensore del suo gruppo etnico aveva già denunciato un tentativo di violenza omicida. In questi giorni centinaia di persone sono scese in piazza per denunciare l’omicidio che, ritengono, avrebbe potuto essere evitato facilmente.
La nota pervenuta a Fides informa che la Corte Interamericana dei Diritti Umani ha ordinato al governo di fornire protezione alle persone appartenenti ai gruppi etnici, in speciale ai Bribri e ai Teribe, in quanto sono a rischio a causa delle misure adottate per recuperare le loro terre.
Il conflitto tra indigeni e proprietari terrieri viene da lontano, specialmente per la comunità di Salitre, ma in questi ultimi anni la violenza è cresciuta molto. Mentre gli indigeni affermano che queste terre appartengono a loro secondo la storia e la tradizione, gli agricoltori sostengono di essere i proprietari per legge e gli indigeni cercano di occupare illegalmente le loro terre.
La legge indigena del Costa Rica del 1977 proibisce la vendita di terre indigene, ma non chiarisce cosa fare nei casi in cui la terra all’interno delle riserve sia stata coltivata dagli agricoltori prima di quella data. La Chiesa cattolica, attraverso la Commissione della Pastorale Indigena, ha più volte denunciato la violenza contro questi popoli. Dopo l’ultimo episodio violento, verificatosi il 25 e 26 dicembre 2018, diversi gruppi per la difesa dei diritti umani pubblicarono un comunicato a sostegno dei popoli indigeni, che furono attaccati in assenza delle forze dell’ordine. L’ultimo rapporto dell’Università del Costa Rica sull’argomento, segnala che questa popolazione è sempre più abbandonata dal governo e dai servizi di base che lo stato deve offrire.
Secondo i dati dell’ultimo censimento, aggiornati dagli organismi dello stato, “in Costa Rica sono stati formalmente riconosciuti 24 territori indigeni, che sono inalienabili, imprescrittibili, non trasferibili ed esclusivi per le comunità indigene che li abitano”. Tuttavia, attualmente una percentuale molto alta delle terre è nelle mani di popolazioni non indigene: ci sono casi critici, come Térraba e Zapatón, territori in cui i possessori non indigeni superano l’85%.
Il problema principale sta nel fatto che lo Stato non ha effettuato alcun processo di recupero delle terre indigene, come stabilito dalla legge indigena del 1977. Fides ricorda le parole di Mons. Javier Román, Vescovo della diocesi di Limón, in Costa Rica: la situazione delle popolazioni indigene in Costa Rica è triste e grave, perché sono lasciate senza protezione da parte delle autorità. I problemi e le conseguenze delle tragedie ambientali hanno spento le poche speranze di molte persone in luoghi dove l’assistenza del governo non arriva o è completamente assente .

da: www.fides.org
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