AMERICA/CUBA – La Chiesa continua ad essere una presenza di speranza e riconciliazione, in mezzo a un popolo ferito e privato dei diritti fondamentali

 307 total views,  1 views today

L’Avana – La solidarietà verso il popolo cubano per la difficile situazione sociale che sta vivendo, continua ad esprimersi a diversi livelli. Ieri all’Angelus Papa Francesco, che ha visitato l’isola due volte , dopo la preghiera mariana ha esortato: “Sono anche vicino al caro popolo cubano in questi momenti difficili, in particolare alle famiglie che maggiormente ne soffrono. Prego il Signore che lo aiuti a costruire in pace, dialogo e solidarietà una società sempre più giusta e fraterna. Esorto tutti i cubani ad affidarsi alla materna protezione della Vergine Maria della Carità del Cobre. Ella li accompagnerà in questo cammino”.
Pace, dialogo e solidarietà, sono auspicate da molte Conferenze episcopali, diocesi e gruppi cattolici latinoamericani, esprimendo la loro solidarietà al popolo cubano. In Messico, l’editoriale di Desde la Fe, pubblicazione dell’arcidiocesi della capitale, ha informato: “Migliaia di cubani, di molte città, sono usciti per le strade a manifestare il loro scontento per la terribile situazione economica, sociale e sanitaria che vive Cuba”, si legge nella nota inviata a Fides, “i Vescovi hanno riconosciuto il diritto della popolazione ad alzare la voce”.
Il Comunicato dei Vescovi cubani all’indomani delle manifestazioni di domenica 11 luglio è un segno forte della presenza instancabile della Chiesa che ha bisogno del nostro ascolto, del nostro aiuto e soprattutto della nostra preghiera, sottolinea l’editoriale. Il popolo cubano, che in questo momento soffre anche di una virulenta infezione da Covid-19, senza vaccini, senza medicine e con ospedali crollati, dovrebbe costituire un appello a tutti i cristiani del mondo, in questa situazione di caos, violenza e di incitamento alla divisione da parte dello stesso governo. Per i religiosi spagnoli, che in tanti sono stati missionari a Cuba, “quella Chiesa, silenziosa e taciuta per anni, ha saputo rimanere nel cuore del popolo cubano, dinanzi al quale ha una credibilità e un rispetto che non esistono in ai Paesi democratici del cosiddetto Primo Mondo, in Paesi con una radicata tradizione cattolica”, si legge in un commento diffuso dai social media e inviato a Fides dalla Vida Religiosa spagnola. “Oggi la Chiesa cubana – continua il testo – è consapevole di essere l’unica istituzione presente nell’isola con la capacità e la forza morale di dire una parola capace di riorientare la situazione dittatoriale in cui vive il suo popolo dalla metà del XX secolo”. L’Episcopato cubano è invecchiato e stanco, tre Vescovi hanno già rassegnato le dimissioni dal loro incarico per motivi di età ma, incomprensibilmente, non sono ancora stati sostituiti. La media dell’età nell’Episcopato è prossima o superiore a 70 anni, il più giovane ha 60 anni. “In attesa di un rinnovamento con giovani Vescovi cubani, la Chiesa continua ad essere una presenza unica di speranza e riconciliazione, in un popolo spezzato, ferito, privo dei cibi più elementari, di ogni tipo di medicina, con una salute precaria e un sistema educativo depressivo, con un sistema politico dove non c’è libertà di espressione, non c’è pluralismo politico, e dove i diritti umani sono sistematicamente violati”.
L’Arcivescovo della diocesi di Santiago de Cuba, Mons. Dionisio García, ha chiesto ieri nella sua omelia domenicale che le differenze esistenti nell’isola trovino soluzione con mezzi pacifici e “mai con violenza e intolleranza”. “I Vescovi in mezzo alle difficoltà, alle proteste, alle manifestazioni di questi giorni, ai prigionieri, alle repressioni, vogliono pregare per tutti i cubani, in tutta Cuba” ha detto Mons. García alla sua prima messa celebrata dopo le proteste antigovernative che hanno scosso diverse città dell’isola una settimana fa. Nel Santuario nazionale della Virgen de la Caridad del Cobre, “Patrona di Cuba”, le richieste di oggi sono “soprattutto perché non ci sia violenza, affinché le differenze logiche che esistono in ogni paese si risolvano con il dialogo, la misericordia e il perdono, mai con la violenza e l’intolleranza”.
L’Arcivescovo di Santiago ha sottolineato che la gerarchia cattolica del Paese caraibico ha invocato la necessità di apportare “cambiamenti che diano speranza e fiducia al nostro popolo, che ha bisogno di sentirsi rispettato ogni volta che vuole esprimere il suo modo di sentire e di vedere le nostre realtà”.
Ha anche fatto riferimento a cambiamenti che aiutino i cubani “a progettare un futuro migliore e il bene personale per la loro famiglia, e questo torna a vantaggio della Nazione”.
Mons. García, membro del Comitato permanente della Conferenza dei Vescovi Cattolici di Cuba , ha pregato anche perché nel mezzo dell’attuale crisi sanitaria dovuta alla pandemia di Covid-19, i pazienti e i medici che li curano possano farlo nelle migliori condizioni necessarie, e per la responsabilità di tutti in questa situazione.
Le proteste di domenica 11 luglio, le più forti registrate a Cuba negli ultimi sessanta anni, si sono verificate con il paese immerso in una grave situazione economica e sanitaria, con l’aumento vertiginoso delle infezioni da Covid, che si aggiungono ad una grave carenza di cibo e medicine, al taglio del servizio internet e perfino ad interruzioni di corrente elettrica. Finora le proteste hanno lasciato un morto, diversi feriti e più di cento arrestati.