AMERICA/MESSICO – La dignità umana e i diritti fondamentali non sono una questione di votazioni, ma di riconoscimento e rispetto

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Nuevo Casas Grandes – “Ricordiamoci che la dignità umana e i diritti fondamentali non sono una questione di votazioni, ma di riconoscimento e rispetto” ribadisce con forza Monsignor Jesús José Herrera Quiñones, Vescovo di Nuevo Casas Grandes, Responsabile della Commissione episcopale della Vita, in una dichiarazione rivolta all’opinione pubblica, pervenuta all’Agenzia Fides.
Lunedì 6 settembre, la Plenaria della Corte Suprema di Giustizia della Nazione ha in programma di discutere tre questioni relative al riconoscimento del diritto umano alla vita nella costituzione di Sinaloa, la pena per il crimine dell’aborto nello stato di Coahuila e il diritto all’obiezione di coscienza nella Legge generale sulla salute.
“Siamo in un momento di cambiamento e stiamo vivendo una crisi su molte situazioni della vita umana – sottolinea Monsignor Herrera Quiñones -. Vediamo una perdita del senso di Dio che finisce in una perdita del senso dell’uomo; l’individualismo porta a non fissare lo sguardo sull’ao, soprattutto su chi soffre o è più vulnerabile, addirittura scartandolo; il relativismo morale ed etico apre le porte a gravi attacchi alla vita e alla dignità umana”. A nome quindi della dimensione della Vita della Conferenza Episcopale messicana, e in comunione con tutti i Vescovi del Messico, Monsignor Herrera Quiñones “con umiltà e chiarezza in questo momento di difficoltà, ansia, ambiguità e incertezza nazionale in relazione alla cultura della vita”, ricorda che “l’essere umano, figlio di un padre e di una madre, la cui vita inizia al momento del concepimento, deve essere riconosciuto nella sua dignità in tutte le fasi della sua vita, e merita la stessa protezione della legge contro azioni che potrebbero minacciare la sua integrità”. Inoe evidenzia che “la coscienza è l’intimo tabernacolo dell’essere umano e qualcuno non può essere costretto ad agire contro i dettami della sua coscienza”. Di fronte all’assalto sempre più incalzante della cultura della morte, e ad una serie di sfide che il popolo deve affrontare, i Pastori sono chiamati a illuminare queste situazioni e così a dare “ragione della nostra speranza” .
Auspicando che la risoluzione dei Ministri della Suprema Corte sia orientata dalla giustizia, “che dà a ciascuno il suo, e in questo caso garantisce una protezione equivalente alla madre e al nascituro”, Monsignor Herrera Quiñones ribadisce la fiducia dei Vescovi che sia riconosciuto anche il diritto fondamentale all’obiezione di coscienza del personale sanitario, in modo che “non sia costretto a partecipare a un atto che viola le sue convinzioni personalissime o la sua fede”.