AMERICA/MESSICO – “Non solo non vengono ascoltati i migranti, ma nemmeno il popolo di Tapachula” denuncia il Vescovo Calderón Calderón

 22 total views,  1 views today

Tapachula – Centinaia di migranti nello stato meridionale messicano del Chiapas hanno protestato ieri, 15 settembre, contro le politiche sull’immigrazione del paese, che hanno frustrato i loro sforzi per recarsi negli Stati Uniti. Molti dei migranti latinoamericani, tra cui un nutrito contingente haitiano, è bloccato da mesi nella città messicana di Tapachula, vicino al confine con il Guatemala, lamentando che le autorità hanno impedito loro di transitare attraverso il Messico. “Non siamo criminali, siamo lavoratori internazionali” hanno gridato i migranti durante la marcia che ha registrato purtroppo episodi di violenza e scontri con la polizia.
Molti dei migranti haitiani erano arrivati dal Brasile e dal Cile, due nazioni dove erano fuggiti molto tempo fa per evitare la povertà in patria. L’isola caraibica è la nazione più povera dell’America e la sua economia è stata ulteriormente colpita da terremoti, dalla pandemia di coronavirus e da disordini politici. L’afflusso di migranti ha travolto Tapachula e le infrastrutture migratorie locali. Si possono vedere migliaia di migranti dormire all’aperto, lungo le strade.
Su questa drammatica situazione, è pervenuta a Fides una riflessione di Mons. Jaime Calderón Calderón, Vescovo della diocesi di Tapachula, che scrive: “Domenica scorsa ho riflettuto sulle violenze subite dai migranti che, organizzati in carovane, volevano lasciare la città. Penso che ciò che è evidente sono le molte grida inascoltate, sia dei migranti bloccati in tutta la città, sia di quelli nostri, coloro che risiedono in questa bellissima terra.
Credo che non solo i migranti non vengano ascoltati, ma nemmeno il popolo di Tapachula. Questo si nota, perché c’è un grosso debito sociale con queste popolazioni, e lo vedo in tanti ritardi come: povertà, istruzione, salute, disoccupazione, precarietà, mancanza di opportunità di lavoro e di condurre una vita più dignitosa… per citare solo quelli fondamentali.
Purtroppo sono le grida di un’intera comunità che inizia a stancarsi, che è infastidita perché si è fatta diventare Tapachula una specie di diga… con tanti migranti qui relegati e non curati. Credo che un’intera città stia crollando. È chiaro che le istituzioni sono sopraffatte e al governo non è chiaro cosa fare per uscire da questa crisi.”
Mons. Calderón ricorda che l’esempio del popolo di Tapachula, insieme alla Chiesa cattolica, può aiutare nell’immediato: “Lo abbiamo visto molto chiaramente nella cura solidale che è stata data alle grandi carovane del 2018. Inoe, oso dire che non è solo la Chiesa cattolica, ma che la stragrande maggioranza del popolo del Chiapas è molto nobile, calorosa e generosa, anche nella sua povertà. Dal canto suo, la famiglia della Chiesa cattolica aiuta in modo specifico attraverso la Casa di Accoglienza Diocesana e tutti gli ostelli delle parrocchie che si trovano lungo la costa. Di solito si cerca di assistere i migranti in transito con cibo e alloggio, in modo che possano riposare ed essere più sicuri e, se ne hanno bisogno, offrendo loro assistenza sanitaria.”
Oggi, 16 settembre, festa nazionale del Messico, le manifestazioni civili a Tapachula saranno a porte chiuse per evitare ai scontri con i migranti e per i protocolli sanitari dovuti alla pandemia che ancora causa contagi in questa zona del Messico.