AMERICA/VENEZUELA – Indagine nazionale (ENCOVI): povertà ai massimi livelli, diminuisce l’occupazione, solo il 5% degli emigrati rientra

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Caracas – Nell’ultimo anno la povertà estrema è aumentata in Venezuela di oe l’8%, l’occupazione formale ha perso 1,3 milioni di posti di lavoro e la copertura educativa è diminuita del 5%. Sono i dati rilevati dall’Istituto di ricerca economica e sociale dell’Università cattolica Andrés Bello , per l’indagine nazionale sulle condizioni di vita dell’anno 2021, effettuata tra febbraio e marzo, in 22 stati, interpellando 17.402 famiglie. Secondo la nota pervenuta all’Agenzia Fides, lo studio rileva che la povertà in Venezuela rimane ai “massimi livelli possibili, del 94,5%”, mentre la povertà estrema continua a crescere e copre i due terzi delle famiglie del paese, il 76,6%, con un aumento di 8,9 punti, dal 67,7% dell’anno scorso.
Nella presentazione dello studio, trasmessa su YouTube e Zoom, il rettore dell’UCAB, p. Francisco José Virtuoso, s.j., ha rilevato “con grande preoccupazione, che lo Stato e i settori politici prestano poca attenzione a questi studi… Né vediamo che le organizzazioni di cooperazione internazionale, al di là del loro interesse a conoscere queste cifre, approfittano di questo input per rendere più efficace il loro lavoro”. In vista delle prossime elezioni di novembre, p. Virtuoso spera che questi dati siano valutati dai candidati per rivedere i loro piani di azione, e ha invitato i cittadini a conoscere queste informazioni e a farne uso. “Speriamo anche che gli elettori richiedano a coloro che si propongono come candidati, delle linee di azione per fronteggiare le gravi sfide presentate in questo studio” ha sottolineato.
Per il Professor Luis Pedro España i fattori che hanno maggiormente influenzato la qualità della vita dei venezuelani nell’ultimo anno sono stati la crisi del carburante e le misure preventive contro il Covid-19. La combinazione di questi due fattori ha portato “la metà dei venezuelani in età produttiva a essere gettati nell’inattività e coloro che continuano a lavorare lo fanno in condizioni molto più precarie rispetto agli anni precedenti”. “La povertà estrema continua a coprire due terzi delle famiglie del paese” ha detto l’esperto, inoe nell’ultimo anno il numero di famiglie in povertà multidimensionale – cioè in privazione o deterioramento di condizioni come istruzione, alloggio, accesso ai servizi pubblici, reddito e occupazione – è passato dal 64,8% al 65,2%, cioè un aumento di 0,4 punti percentuali. Sebbene la percentuale sembri bassa, tra il primo ENCOVI del 2014 e quello di quest’anno – meno di un decennio – le famiglie entrate in una condizione di povertà multidimensionale sono aumentate di 25,9 punti percentuali, passando dal 39,3% al 65,2%.
Un ao aspetto messo in luce dal Professore riguarda la disuguaglianza: il Venezuela risulta infatti il paese più disuguale dell’America, “dal momento che il 10% delle persone con il miglior reddito concentra il 40% di tutto il reddito nazionale”. Tuttavia, ha spiegato, il problema in questo momento non è la disuguaglianza, ma è la produzione. “Se questo Paese non produce, continueremo ad essere poveri. Perché questo avvenga, devono esserci cambiamenti importanti in modo che si generi fiducia, che ci siano investimenti, certezze, che si abbiano istituzioni affidabili. Devono avvenire una serie di cambiamenti che oggi non sembrano intraversi”.
La professoressa Anitza Freitez, Demografa, coordinatrice del Progetto ENCOVI, ha sottolineato le conseguenze della chiusura dei centri educativi a causa della pandemia, e gli effetti negativi che ciò ha causato sulla copertura educativa a tutte le età, in particolare all’istruzione iniziale e universitaria. Tra il periodo 2019-2020 e il 2021, la copertura educativa globale è scesa di 5 punti percentuali, dal 70% al 65%, e rispetto al 2014 il calo è di 8 punti percentuali. Anche le disuguaglianze sociali nei processi di apprendimento sono state ampliate, a causa dell’adozione dell’istruzione a distanza senza fornire il supporto necessario a insegnanti e studenti, nonché alle famiglie in modo che possano svolgere l’accompagnamento richiesto.
Un ao aspetto affrontato dallo studio è quello delle recenti migrazioni. La maggior parte di coloro che se ne sono andati dal Venezuela, circa 5 milioni, sono uomini; quasi la metà sono giovani dai 15 ai 29 anni, il 90% se si considera la fascia di età tra i 15 e i 49 anni; la ragione principale dell’emigrazione rimane la necessità di cercare lavoro in un ao paese , la seconda ragione, che sta aumentando, corrisponde al ricongiungimento familiare. La migrazione recente attraversa l’intero spettro sociale. Due migranti su tre hanno uno status regolare, perché hanno acquisito la cittadinanza di un ao paese , hanno un permesso di soggiorno permanente o un permesso temporaneo . Tre su cinque inviano aiuti in denaro o in natura al loro domicilio di origine, per il 57% dei casi 1 o 2 volte al mese. La professoressa Freitez ha rilevato che “nonostante la pandemia, la percentuale di rimpatriati è piuttosto piccola: il ritorno dei migranti nel paese raggiunge solo il 5% di coloro che se ne sono andati”.

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