Antonio Alamanni – Centun, centun, cinquantuno, e un’A

Centun, centun, cinquantuno, e un’A
Compare e la cagion ch’io mi disperi;
Fo cinquantuno in mezzo di due zeri
Mettendo Z, & O, innanzi al K.
Poi che le donne che ci son di quà
Pongono altri la forma del Taglieri
Chi beve del vin tondo volentieri
Lasci quel fiore andar dove gli và.
Il mio si dorme come fa il mugnaio;
Non alza il capo a riveder le Stelle
Anzi lo china come l’erbolaio.
I’ ho cose da voi, mille novelle,
Che non ha barba, e radesi lo staio:
E come ho io, molti granchi han la pelle
E mille altre frittelle
Ch’io credo certamente infin da Pisa
Voi doviate sentir le nostre risa.