ASIA/FILIPPINE – No al ripristino della pena di morte: la Chiesa sostiene la dignità umana e l’opzione per la vita

 201 total views,  2 views today

Manila – “Ogni persona è preziosa in quanto creata a immagine e somiglianza di Dio. Pertanto, ci opponiamo fermamente e inequivocabilmente ai tentativi dell’attuale Congresso di ripristinare la pena di morte nel nostro sistema giudiziario. Riteniamo che la pena di morte violi la dignità intrinseca della persona. Nessuna persona, per quanto possa essere percepita come malvagia, è fuori della possibilità di redenzione”: lo afferma un messaggio della Commissione per la Pastorale delle carceri nella Conferenza episcopale cattolica delle Filippine unendosi alla “Coalizione contro la pena di morte” nel celebrare il 15° anno dell’abolizione della pena di morte nelle Filippine.
Il messaggio, diffuso oggi, 24 giugno e inviato all’Agenzia Fides, è firmato dal Vescovo Joel Baylon, Vescovo di Legazpi e Presidente della Commissione per la pastorale delle carceri. Nel testo si rimarca: “Sosteniamo che per nessuna persona è impossibile una revisione di vita. Ogni persona merita una seconda possibilità per correggere i propri errori. Papa Francesco, nei suoi insegnamenti, ha costantemente sottolineato che il togliere la vita è inammissibile”.
Opponendosi al progetto di riammettere la pena capitale nel sistema giudiziario filippino, il testo nota che “la pena di morte colpirà principalmente solo i poveri. Le esperienze passate mostrano che la maggior parte di coloro che hanno ricevuto la pena di morte erano individui indigenti e poveri, che semplicemente non potevano permettersi una rappresentanza legale di qualità per difenderli davanti ai tribunali”. La pena di morte, prosegue il messaggio, “non può funzionare in un sistema giudiziario imperfetto come il nostro. Una volta eseguita, la condanna a morte è irreversibile e non vi è alcuna possibilità di rettificare una sentenza errata”. La Chiesa cattolica continua ad affermare “l’opzione fondamentale per la vita e chiediamo a gran voce allo Stato di approvare leggi che rendano il sistema di giustizia penale orientato in senso più riparatore e non semplicemente punitivo”.
In vista delle elezioni generali del prossimo anno, la Commissione rimarca: “Invitiamo gli elettori, in particolare i nostri giovani, a eleggere persone che servano la nazione secondo giustizia, difendendo la causa della vita e combattendo l’attuale cultura della morte”.
Le Filippine sono state il primo paese asiatico ad abolire la pena di morte nella Costituzione del 1987, ma il provvedimento venne reintrodotto nel 1993, durante l’amministrazione del presidente Fidel Ramos per far fronte all’aumento del tasso di criminalità. Una nuova abolizione venne approvata nel 2006, quando l’allora presidente Gloria Macapagal-Arroyo firmò una legge che prevedeva l’ergastolo come la pena massima dell’ordinamento.
Tuttavia, dopo la sua elezione, nel maggio 2016, il presidente Rodrigo Duterte ha dato sostegno pubblico alla reintroduzione della pena di morte. Il 7 marzo 2017, la Camera dei rappresentanti ha votato a larga maggioranza a favore di un disegno di legge in tal senso. In Senato, però, il disegno di legge si è arenato per l’opposizione dei senatori.
Il governo filippino non ha abbandonato l’idea e ha continuato a considerare le proposte di legge per ripristinare la pena di morte. Nel 2020 Il presidente Rodrigo Duterte ha usato il suo “Discorso sullo stato della nazione” per chiedere la pena capitale con iniezione letale per i reati di droga o per i crimini più efferati, e il dibattito sulla possibile reintroduzione è tuttora in corso.
Va notato che le Filippine hanno ratificato sia la Convenzione internazionale sui diritti civili e politici nel 1986 sia il suo Secondo protocollo opzionale volto all’abolizione della pena di morte nel 2007.