ASIA/IRAQ – Elezioni politiche, il Patriarcato caldeo condivide l’appello al voto del Grande Ayatollah Al Sistani

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Baghdad – Mentre i cittadini iracheni si preparano a recarsi alle urne per eleggere i 329 membri del nuovo Parlamento, il Patriarcato caldeo unisce la sua voce a quella del Grande Ayatollah Ali al Sistani, che in precedenza aveva sottolineato l’urgenza e l’opportunità di onorare l’appuntamento elettorale in agenda domenica 10 ottobre. In una dichiarazione firmata dal Patriarca caldeo Luis Raphael Sako, si richiama il precedente appello del Grande Ayatollah sciita, definendolo “la Guida Suprema”, che aveva esortato la popolazione irachena alla “partecipazione consapevole e responsabile” al voto, indicandola come “la via più sicura per indirizzare il Paese verso un futuro migliore”.
Nel messaggio sottoscritto dal Cardinale Sako si indicano le elezioni come uno strumento utile per provare a realizzare le riforme istituzionali, politiche e amministrative richieste negli ultimi anni anche attraverso imponenti mobilitazioni popolari non violente. “Invitiamo gli elettori” si legge nel comunicato patriarcale, “a valutare i comportamenti degli ex rappresentanti che si ripresentano alle elezioni e dei nuovi candidati, per non lasciarsi ingannare da promesse ingannevoli e non vendere il Paese a opportunisti e corrotti”.
Le elezioni parlamentari si svolgeranno con voto da esprimere in 83 collegi plurinominali. Un quarto dei 329 seggi totali è riservato alle donne, mentre 9 seggi sono riservati alle minoranze .
Secondo rilevazioni effettuate al momento della presentazione delle liste, i candidati cristiani in lizza alle elezioni sono almeno 34 . Le attività di propaganda elettorale di candidati cristiani si sono concentrate in zone di maggior radicamento della popolazione cristiana, come la città di Dohuk. Alla fine di luglio , il Partito dei figli dei due fiumi , sigla politica che raccoglie dirigenti e militanti provenienti dalle comunità cristiane irachene, aveva ufficialmente annunciato l’intenzione di boicottare le elezioni parlamentari del 10 ottobre. “Le forze politiche irachene, noi compresi – avevano scritto i dirigenti di Beth Nahrain in un testo che giustificava la drastica decisione facendo riferimento allo strapotere di milizie armate e alle mobilitazioni popolari anti-corruaione del 2019 – avevano chiesto che le armi fossero esclusivamente nelle mani dello Stato, che gli assassini dei manifestanti fossero assicurati alla giustizia, venisse affrontata con risolutezza la questione della lotta alla corruzione”. Purtroppo – aggiungevano i leader di Beth Nahrain – nessuna di queste richieste ha trovato risposte adeguate, ed è facile prevedere che anche il processo elettorale avverrà in condizioni in cui non è garantita sufficiente trasparenza e equità”.
Il sistema delle “quote”, attualmente in vigore, che riserva 5 seggi a candidati membri delle diverse comunità cristiane, viene accusato da diversi analisti critici di non favorire una adeguata rappresentanza politica delle componenti cristiane, perché nella sua forma attuale esso rende possibili operazioni di manipolazione elettorale che già negli ultimi anni hanno permesso ai Partiti maggiori di far assegnare anche quei seggi a propri emissari. In occasione delle elezioni del 2018 – come ricordava anche il comunicato dei dirigenti di Bet Nahrain – i Partiti più consistenti dirottarono migliaia dei voti dei propri militanti per sostenere candidati a loro fedeli che gareggiavano per conquistare uno dei 5 seggi riservati alla componente cristiana.