ASIA/IRAQ – Il Patriarca caldeo Sako: l’aborto è uccidere alla maniera di Caino

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Baghdad – Nelle pratiche di aborto procurato si ripete quello che accadde nella vicenda di Caino, che compì il primo “omicidio premeditato” raccontato nella Bibbia. E per la Chiesa “ogni vita umana, compresa la vita del nascituro, ha la sua dignità e ha il diritto di essere protetta”. Lo scrive il Patriarca caldeo Louis Raphael Sako, in un testo pubblicato sul sito del Patriarcato caldeo, nel quale viene citato anche il paragrafo dell’Enciclica Evangelium Vitae in cui Papa Giovanni Paolo II ricordava che nelle interruzioni volontarie di gravidanza viene soppresso “un essere umano che si affaccia alla vita, ossia quanto di più innocente in assoluto si possa immaginare: mai potrebbe essere considerato un aggressore, meno che mai un ingiusto aggressore! È debole, inerme, al punto di essere privo anche di quella minima forma di difesa che è costituita dalla forza implorante dei gemiti e del pianto del neonato. È totalmente affidato alla protezione e alle cure di colei che lo porta in grembo” .
Le considerazioni patriarcali intorno alle pratiche abortive sono inserite in un testo di riflessioni sulla Sacra Scrittura e la dottrina della Chiesa: una sorta di “catechismo del Patriarca”, disseminato di riferimenti a problemi attuali e a vicende del tempo presente, che il Cardinale Sako sta pubblicando a puntate sugli organi di comunicazione del Patriarcato caldeo. Nel testo in questione, la vicenda biblica di Caino e Abele, “i primi due figli di Adamo e Eva”, suscita domande radicali riguardo al mistero del male che accompagna la storia dell’umanità. “Come è possibile che l’uomo, creato ad immagine e somiglianza di Dio, può diventare come una bestia famelica?”, si chiede il Patriarca. La Bibbia – prosegue il Cardinale iracheno – prende atto fin dal Libro della Genesi che odio e violenza fanno parte della vicenda umana. E anche i nostri tempi sono segnati da omicidi e atti di morte che “vengono eseguiti sotto il mantello di Dio e della religione”.
La storia di Caino e Abele mette in luce che l’orrore della violenza omicida può arrivare a insanguinare e recidere anche il vincolo della fratellanza, della figliolanza condivisa. Il male – insegna il testo biblico – non è entrato nel mondo per volontà di Dio, che ha voluto la morte nell’opera della sua Creazione. A aprire le porte alla violenza e alla morte sono state l’ingratitudine e la superbia prefigurate nel racconto biblico del Peccato Originale, i cui frutti corrotti trovano nella morte di Abele per mano del fratello Caino la loro prima manifestazione.
“Proprio come Adamo ed Eva uscirono dalla presenza di Dio” prosegue il Patriarca Sako “così fece l’assassino Caino, e così farà ogni autore di omicidi premeditati. Perché la vita umana è un dono sacro di Dio, e nessuno ha il diritto di togliersela”. Il male, entrato nel mondo, tocca le relazioni tra i fratelli. Distrugge l’armonia tra esseri umani. E davanti a tutto questo non servono sforzi di volontà e appelli generici alla compassione, visto che gli uomini non sono in grado di “umanizzarsi” da soli. Solo l’accadere gratuito e inaudito della salvezza portata nel mondo da Cristo può, per grazia, far germogliare nel cuore dei rapporti umani i semi del perdono. Un miracolo senza il quale ogni appello al dialogo e alla fratellanza rischia di trasformarsi in moralismo soffocante, o in “gioco delle parti”.