ASIA/LIBANO – Il Patriarca Raï: Documento di Abu Dhabi e “Fratelli Tutti” diventino una ‘bussola’ delle scuole cattoliche libanesi

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Beirut – Nel Libano travolto da una crisi devastante, che ha effetti allarmanti anche sullo stato di salute del sistema scolastico nazionale, è importante e necessario che gli insegnamenti proposti da Papa Francesco nel cosiddetto “Documento di Abu Dhabi” e nell’Enciclica “Fratelli Tutti” diventino la ‘bussola’ in grado di orientare e ispirare l’opera educativa portata avanti dalle scuole cattoliche nel Paese dei Cedri. E’ questa la “pista” suggerita dal Cardinale libanese Béchara Boutros Raï nell’intervento pronunciato ieri, mercoledì 15 settembre, a Beirut, durante la sessione inaugurale dei 27esimo Colloquio delle scuole cattoliche libanesi.
Nel Libano lacerato e paralizzato dai conflitti tra i Partiti e i blocchi politici – ha suggerito il Patriarca – il Documento sulla Fratellanza umana per la Pace mondiale e la convivenza comune insieme all’enciclica papale firmata dal Successore di Pietro a Assisi il 3 ottobre 2020, suggeriscono una prospettiva e una “pista” operativa in piena consonanza e affinità con l’anima e la storia della nazione libanese, fondata sulla convivenza tra cristiani e musulmani, sul dialogo tra diversi, sulla gestione paritaria del potere politico tra le diverse componenti etniche e religiose nazionali, sui principi di cittadinanza e di neutralità rispetto ai conflitti e ai contrasti tra blocchi di potere regionali e globali.
L’orizzonte di collaborazione e solidarietà indicato dal Documento di Abu Dhabi e da “Fratelli Tutti” – ha lasciato intendere il Patriarca maronita – può e deve ispirare anche la concitata ricerca di soluzioni ai problemi concreti che stanno minacciando in maniera sempre più allarmante il futuro dell’intero comparto delle scuole cristiane libanesi. In particolare – ha suggerito il Cardinale libanese – le scuole non devono muoversi solo in una prospettiva di rivendicazione di diritti e prerogative rispetto alle istituzioni politiche, ma devono trovare anche nuove forme di collaborazione e coordinamento “interni”, che arrivino fino a sperimentare sistemi di condivisione dei bilanci e di sostegno agli istituti scolastici travolti dalla crisi economica che sta spingendo gran parte della popolazione libanese sotto la soglia di povertà.
In Libano, la situazione economica di molti istituti scolastici privati si è aggravata soprattutto a partire dall’estate 2017, dopo che il governo di allora aveva disposto le nuove “griglie salariali” per i lavoratori del settore pubblico, comprendente anche il comparto scolastico. Da allora, la crisi economica e le chiusure degli istituti scolastici durante l’imperversare della pandemia da Covid-19 hanno reso la situazione insostenibile, soprattutto per gli istituti scolastici che operano nelle aree urbane e rurali meno prospere del Paese. In un primo momento, rappresentanti autorevoli della Chiesa maronita avevano rivolto appelli al governo e alle istituzioni nazionali, con la richiesta – caduta nel vuoto – di “assumersi le proprie responsabilità” e trovare risorse pubbliche necessarie per sostenere il sistema scolastico in crisi. Ma già nel settembre 2019, nella annuale conferenza organizzata dal Segretariato del scuole cattoliche in Libano, non erano risuonate solo rivendicazioni, proteste e accuse rivolte ai politici. In alcuni interventi non erano mancati accenti autocritici e richieste di rivedere le dinamiche interne dell’intera rete degli istituti scolastici cattolici, incentivando forme di collaborazione e di aiuto tra le scuole che godono di buona salute dal punto di vista finanziario e quelle che svolgono la loro opera educativa anche tra le fasce economicamente più deboli della popolazione. Tra le altre cose, padre Charbel Batour, rettore del collegio Notre-Dame de Jamhour, aveva proposto di istituire un “fondo nazionale” autogestito delle scuole cristiane, da utilizzare per sostenere l’opera educativa degli istituti scolastici in difficoltà, visto che “non possiamo più fare affidamento sullo Stato”.
Prima della crisi, le scuole cattoliche libanesi erano frequentate da almeno 200mila studenti. Anche quest’anno, mentre l’anno scolastico ricomincia sotto l’ipoteca della grave penuria di carburanti e del rischio di una ripresa della pandemia, i responsabili del Segretariato di coordinamento delle scuole cattoliche libanesi prendono atto che proprio lo stato di crisi spinge a riforme drastiche volte a garantire la sostenibilità e la continuità dell’importante opera educativa portata avanti a beneficio dell’intera nazione.
Nei primi giorni di settembre , il Presidente libanese Michel Aoun aveva annunciato la convocazione di una Conferenza straordinaria per affrontare l’emergenza-scuola, divenuta ormai allarmante questione nazionale, e mettere all’ordine del giorno anche la richiesta di garantire al settore scolastico non statale l’accesso ai fondi che in questo tempo di crisi il Libano riceve da donatori, Paesi “amici”- a partire dalla Francia – e istituzioni internazionali.