ASIA/MYANMAR – Il Cardinale Bo: “La Chiesa in Myanmar è messa alla prova con la sua pazienza”

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Budapest – “La Chiesa del Myanmar è messa alla prova con la sua pazienza. La nostra gente è amante dell’arte e della cultura e molto religiosa. Ma il nostro popolo ha affrontato sette decenni di grandi sfide. Negli ultimi mesi: conflitti, Covid, collasso dell’economia e disastri climatici. I cattolici hanno sofferto molto; le nostre chiese sono state attaccate. Molti sono sfollati nella nostra stessa terra”: è quanto ha detto il Cardinale Charles Maung Bo, Arcivescovo di Yangon e Presidente della Federazione delle Conferenze Episcopali dell’Asia , intervenendo con una catechesi al 52° Congresso Eucaristico Internazionale, in corso a Budapest dal 5 al 12 Settembre 2021.
Ha detto il Cardinale all’assemblea: “Vengo da una terra lontana, un piccolo paese nel vasto continente asiatico, il Myanmar. Il mio paese, precedentemente noto come Birmania, si trova nel sud-est asiatico con una popolazione di 55 milioni di abitanti. È ricco di culture, con più di 135 gruppi etnici che vivono insieme, è spesso chiamato ‘nazione arcobaleno’. La maggior parte delle persone in Myanmar sono buddiste. Come nella maggior parte dei paesi asiatici, anche in Myanmar il cristianesimo è una religione minoritaria. Tuttavia, abbiamo una comunità cristiana molto vivace e giovane che continua a crescere di numero. Il Myanmar è benedetto da molte vocazioni al sacerdozio e alla vita religiosa”.
Il Presule ha ricordato che “Papa Francesco ha un amore speciale per questa terra. Nel 2017, con sorpresa del mondo intero, ha scelto il nostro Paese, con appena 700.000 cattolici, per il suo pellegrinaggio apostolico di pace. È venuto a visitare le persone che sono ai margini. Dopo i recenti disordini politici, Papa Francesco ha parlato sette volte a sostegno delle persone sofferenti, ha celebrato una Messa speciale per il Myanmar in Vaticano”.
Nelle difficoltà presenti che vive la nazione, il Cardinale ha chiesto ai fedeli cattolici in tutto il mondo “intense preghiere per il mio popolo”, sottolineando che i fedeli birmani “hanno bisogno di voi, delle vostre preghiere”.
Chiamato a tenere l’8 settembre una catechesi sulla virtù della pazienza, il Card. Bo ha citato l’esempio di “Maria che scioglie i nodi” come un “buon esempio di pazienza”, rimarcando che “la redenzione avviene attraverso la pazienza di Maria”.
Facendo poi riferimento alla pandemia, il Porporato ha rilevato che “l’argomento della pazienza è dolorosamente attuale oggi. Il Covid ha chiuso le nostre chiese, rendendo la celebrazione dell’Eucaristia una sfida molto grande. La nostra sensibilità umana è ferita da questo virus. La nostra pazienza è messa alla prova”. Tuttavia, ha proseguito, “questo è avvenuto per la nostra pazienza, che san Paolo chiama dono dello Spirito Santo. Il Covid-19 ci spinge a riaccendere la nostra fede per vedere l’intervento di Dio nel vincere l’effetto disastroso del coronavirus “.
“Il Covid – ha detto – ci ha derubato della nostra Comunione domenicale, l’Eucaristia, fonte e culmine della vita spirituale. Ma, attraverso questa oscurità, il Signore ha operato per ricostruirci: per insegnarci ad avere pazienza in mezzo a questa minaccia esistenziale. Abbiamo compreso il dono gli uni degli altri, il dono della vita, il dono della fede. Siamo rinati in una nuova realtà di gratitudine. Abbiamo imparato che la vita è così preziosa, ognuno di noi è così prezioso. Siamo l’immagine di Dio”.
Infine il Cardinale Bo ha definito l’Eucaristia come “Divina Pazienza”, affermando: “Per tutto il tempo, Gesù aspetta. Aspetta fino al momento in cui abbiamo lo stesso atteggiamento che ha per noi. E quando lo facciamo, in quel momento, si rivela a noi. I nostri occhi si aprono e la nostra vita diventa un cammino di Emmaus con il Signore”.