ASIA/MYANMAR – L’Arcivescovo di Mandalay: “E’ una vera tragedia. Siamo grati a Papa Francesco per il sostegno”

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Mandalay – “Siamo molto grati a Papa Francesco. Quando il Pontefice parla, la popolazione in Myanmar si sente molto incoraggiata e commossa. Non solo i cattolici, ma anche la gente delle altre religioni. E’ un sostegno molto importante per tutti noi, in questa tragedia”: lo dice all’Agenzia Fides l’Arcivescovo Marco Tin Win, alla guida dell’Arcidiocesi di Mandalay, antica capitale birmana, commentando l’ultimo appello di Papa Francesco. Il Papa al termine dell’Angelus di ieri, 20 giugno, si è unito all’appello dei Vescovi del Myanmar dove, dopo il colpo di Stato del 1° febbraio, il conflitto civile si va diffondendo in molte aree della nazione. Papa Francesco ha rimarcato “l’esperienza straziante” per la popolazione, sfollata, impaurita e a un passo dalla carestia e ha chiesto di tutelare i corridoi umanitari nelle zone di conflitto, di rispettare la sacralità dei luoghi di culto e salvaguardare la sicurezza dei civili, soprattutto anziani e bambini. “Che il cuore di Cristo tocchi il cuore di tutti, portando pace nel Myanmar”, ha concluso Papa Francesco.
L’Arcivescovo Marco Tin Win oggi ripete: “Chiediamo a tutti accoratamente: ascoltate la voce del Papa, ponete fine a ogni violenza!” e conferma la situazione di “immane sofferenza per la gente nella diocesi di Mandalay e in altri territori: donne, bambini, anziani, malati sono sfollati, sono allo stremo e soffrono per la diffusa violenza. L’esercito ha anche bruciato gli aiuti umanitari e questa è una grande crudeltà verso gente innocente”.
L’Arcivescovo commenta favorevolmente la notizia dell’embargo universale di armi deciso dalle Nazioni Unite verso il Myanmar, dicendo “La popolazione birmana aspettava questa decisione. Speriamo sia un primo passo per fermare la violenza e riprendere un cammino di pace”.
Sulla protesta dei giovani, l’Arcivescovo dice a Fides: “Vediamo che la violenza e gli scontri aumentano. La protesta era iniziata pacificamente ed è stata repressa con ferocia. Oggi soprattutto i giovani non vedono altra opzione che difendersi con le armi. La Chiesa predica e chiede sempre la pace, e oggi assistiamo alla tragedia del sangue della nostra stessa gente sparso sul suolo birmano. E’ una vera tragedia e non si vede, per ora, via di uscita perché il dialogo è fermo ed è rifiutato da entrambe le parti. Possiamo solo alzare le braccia al cielo e invocare l’Altissimo Onnipotente dicendo: ascoltaci, salvaci. Il nostro ultimo rifugio è la preghiera. La Chiesa in Myanmar sta aiutando con ogni mezzo la popolazione povera, vulnerabile, indifesa e continua a pregare intensamente per la pace”.

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