ASIA/PAKISTAN – Bocciato il disegno di legge a protezione delle donne: campagna di protesta dei cristiani

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Karachi – “Dobbiamo essere tutti uniti per difendere e promuovere il disegno di legge proposto per tutelare le donne delle minoranze religiose dalle conversioni forzate. Non solo vogliamo che questa proposta diventi legge, ma vogliamo anche che venga attuata. Bocciare il disegno di legge che mira a fermare le conversioni forzate è contro i diritti umani. Questo rifiuto ha ferito i nostri sentimenti, soprattutto quelli delle donne appartenenti alle minoranze religiose del Pakistan. È responsabilità dello Stato fornire protezione ai suoi cittadini, in particolare alle donne e ai bambini, in mezzo ai pericoli per la loro vita e la loro pace mentale”: lo afferma all’Agenzia Fides Tabassum Yousaf, avvocatessa cattolica di Karachi, attiva nel partecipare alla campagna di protesta dopo il rigetto del testo di legge che intendeva preservare le donne più vulnerabili ed esposte al fenomeno del sequestro e della conversione forzata .
Tabassum Yousaf, che nei giorni scorsi ha preso parte alla protesta insieme ad ai cittadini al Karachi Press Club, dichiara a Fides: “Esiste già la ‘legge sul matrimonio infantile’ che proibisce il matrimonio dei minori di 18 anni; ma quando una ragazza minorenne appartenente alle comunità religiose minoritarie viene rapita e convertita con la forza e costretta a sposare un uomo due o tre volte maggiore della sua età, questa legge viene ignorata. È un chiaro segno che non c’è una corretta attuazione della legge quando si tratta di donne non musulmane. Vi è una applicazione selettiva delle legge. E’ una grave discriminazione”.
Il cristiano Shabir Shafaqat, presidente del Christian National Party, che ha guidato la protesta al Karachi Press Club contro il rigetto del disegno di legge, dice a Fides: “Stiamo lottando per i nostri diritti fondamentali, facciamo appello al Primo Ministro, alla magistratura e al Capo dell’Esercito del Pakistan, affinché assicurino la protezione delle nostre donne dai rapimenti per le conversioni forzate e i matrimoni forzati”. E rileva: “Cristiani e indù si sentono insicuri a causa dei rapimenti, in rapida crescita, a causa dei matrimoni forzati e delle conversioni forzate delle adolescenti appartenenti alle minoranze religiose del Pakistan. E’ necessario un intervento dello stato”.
Vari gruppi per i diritti delle minoranze hanno annunciato nuove proteste pacifiche in varie città del Pakistan il 13 novembre 2021.
La Commissione parlamentare sulle conversioni forzate ha rigettato il disegno di legge preparato dal Ministero dei diritti umani e ha definito questo disegno di legge “non islamico” il mese scorso, il 13 ottobre 2021.
Il disegno di legge all’articolo n. 3 stabilisce che qualsiasi non musulmano, per convertirsi ad un’aa religione, deve richiedere un “certificato di conversione” al giudice di primo grado nell’area dove ordinariamente risiede o svolge la sua attività. Il giudice deve fissare la data del colloquio entro 7 giorni dal ricevimento della domanda e alla data indicata il personale deve essere presente per garantire che la conversione religiosa avvenga in modo libero, non a causa di una costrizione e non sia dovuta ad alcun inganno o dichiarazione fraudolenta.
L’articolo afferma inoe che, su richiesta del cittadino non musulmano, il giudice può organizzare incontri con studiosi o leader religiosi della religione a cui la persona desidera convertirsi. Il giudice può concedere un periodo di 90 giorni per intraprendere uno studio comparativo delle religioni. Si riterrà infine che il cittadino non musulmano abbia cambiato ufficialmente la sua fede a partire dal “certificato di conversione” rilasciato dal giudice.
Nell’articolo n. 4 del disegno di legge, per vietare la conversione forzata, prevede che “chiunque con la forza delittuosa converte una persona ad un’aa religione, commette il reato di conversione forzata ed è punito con una pena di almeno 5 anni fino ad un massimo di 10 anni e a una multa di minimo 100.000 rupie pakistane”. Inoe chiunque compie, conduce, dirige, realizza o in qualsiasi modo facilita un matrimonio avendo la consapevolezza che una o entrambe le parti sono vittime di conversione forzata, è punito con la reclusione per un minimo di tre anni e una multa di 100.000 rupie pakistane.
L’articolo n. 6 della proposta di legge stabilisce che nessuna persona può cambiare religione fino a quando non diventa adulta, e se un minorenne afferma di aver cambiato religione prima di aver raggiunto la maggiore età, questa dichiarazione non si considera valida.