ASIA/SINGAPORE – I cristiani portano “la luce della speranza e della cura” accanto a persone di altre fedi

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Singapore – “Viviamo con la pandemia da quasi due anni e abbiamo visto come sia stata una causa universale di sofferenza per l’umanità. Eppure, anche nei tempi di più grande oscurità, le comunità di fede in tutto il mondo sono state come stelle che brillano nel cielo notturno; hanno lavorato insieme in unità e solidarietà nel raggiungere con vicinanza e compassione chi è nel bisogno, dissipando le ombre della disperazione con la luce della speranza, della cura e della sollecitudine fraterna”: lo afferma l’Arcivescovo di Singapore, Mons. William Goh, che ha elogiato quest’opera, nello spirito dell’enciclica “Fratelli tutti”, specialmente in contesti dove i cristiani sono minoranze.
In una nota inviata a Fides, Mons. Goh rimarca che nel tempo della pandemia, “tutti i popoli di varie fedi devono lavorare insieme portando speranza e sostegno a vicenda”. Un’occasione per ribadire questo spirito di feconda collaborazione è stata la recente festa indù del ‘Deepavali’ , celebrata il 4 novembre scorso da indù, giainisti e sikh a Singapore. Prendendo spunto dal tema centrale di quella festività, che “celebra il trionfo della luce sulle tenebre, il bene sul male, la saggezza sull’ignoranza e l’amore sulla paura”, l’Arcivescovo ha sottolineato la sintonia e gli accenti comuni che legano spiritualmente i cristiani con i credenti di altre religioni.
Citando Papa Francesco, il Presule ha detto: “Accendere piccole luci nel cuore delle persone, essere piccole lampade del Vangelo che portano un po’ di amore e di speranza: questa è la missione del cristiano. La lampada della fede sarà sempre accesa sulla terra finché c’è l’olio della preghiera”. Mons. Goh ha sottolineato che “le luci festive del Deepavali ci ricordano veramente come, allo stesso modo, gli atti di adorazione e devozione al Divino mantengono accese e luminose le lampade della fede e le virtù della carità “.
Per questo, confermando il costante impegno di dialogo e vicinanza spirituale con persone di altre fedi, il Presule ha auspicato che i credenti di tutte le comunità religiose promuovano la fraternità nella città-stato di Singapore. “Possano le nostre comunità di fede continuare a ispirarsi e a incoraggiarsi a vicenda, a tenere gli occhi puntati sul cielo, brillando insieme come stelle luminose per preservare la fraternità e accendendo la luce dell’amore nei cuori dei nostri vicini” ha concluso Mons. Goh.
La popolazione di Singapore comprende buddisti al 31,1%, cristiani al 18,9% , musulmani 15,6%, taoisti 8,8%, indù 5%, altri 0,6%, mentre una porzione di popolazione di circa il 20% si professa non credente .