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Papa Clemente I - Wikipedia

Papa Clemente I

Da Wikipedia, l'enciclopedia libera.

Clemente I
Papa della Chiesa cattolica
Immagine di papa Clemente I
'
[[|100px|Stemma pontificio di Clemente I]]
Al secolo:
Nato
Elezione
al pontificato
88
Consacrazione:
Fine del
pontificato:
97
Predecessore: Papa Anacleto I
Successore: Papa Evaristo
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Antipapi: {{{antipapi}}}
Elenchi dei papi: cronologico · alfabetico
Progetti Cattolicesimo e Storia · uso tabella

Papa Clemente I, generalmente noto come Clemente da Roma, o Clemens Romanus, per distinguerlo dall'Alessandrino, fu il quarto Papa della Chiesa cattolica, il primo di cui si sappia per certo qualcosa ed anche il primo dei Padri Apostolici. Fu Papa dall'88 al 97. La Chiesa cattolica lo venera come santo e ne celebra la festa liturgica il 23 novembre. Delle sue opere si conoscono una scrittura autentica, la lettera alla Chiesa di Corinto, e molti scritti che gli sono stati attribuiti.

È patrono della Città di Velletri nella quale sembra abbia portato la fede in Cristo. La tradizione vuole che sia stato anche il primo vescovo di questa importante sede. È inoltre compratono della Diocesi di Velletri - Segni insieme a San Bruno Vescovo patrono di Segni.

Indice

[modifica] Il quarto papa

Secondo Tertulliano, intorno al 199, la Chiesa di Roma sosteneva che Clemente fosse stato ordinato da Pietro (De Praescript., xxxii), e Girolamo di Dalmazia asserisce che ai suoi tempi la maggior parte dei latini "era convinta che Clemente fosse l'immediato successore dell'Apostolo (De viris illustr., xv). Girolamo stesso in molte altre opere avalla questa tesi, ma in questa afferma, correttamente, che Clemente fu il quarto papa. I primi documenti mostrano comunque grande incertezza per la sua collocazione temporale. L'elenco più antico di Papi fu stilato da Egesippo durante il pontificato di papa Aniceto, intorno al 160. Questo elenco sembra sia stato usato da Ireneo (Haer., III, iii), da Giulio l'Africano, che compose una cronologia nel 222, da un autore del III o IV secolo di un poema latino contro Marciano, da Ippolito che estese questa cronologia fino al 234 e, probabilmente, dall'autore del Catalogo Liberiano del 354. Quest'ultimo fu preso a riferimento per la stesura del Liber Pontificalis. Eusebio nella sua cronaca e nella sua storia si basò sui dato dell'Africano; nella seconda opera, però, corresse leggermente le date. La cronaca di Girolamo è una traduzione di Eusebio, ed è l'unico mezzo che abbiamo a disposizione per risalire agli originali greci perduti del grande autore. Di seguito le variazioni di ordine:

  • Lino, Cleto, Clemente (Egesippo, Epifanio, Canone della Messa).
  • Lino, Anacleto, Clemente (Ireneo, Africano, Eusebio).
  • Lino, Anacleto, Clemente (Girolamo).
  • Lino, Cleto, Anacleto, Clemente (Poema contro Marciano),
  • Lino, Clemente, Cleto, Anacleto (Ippolito (?), Catalogo Liberiano, Liber Pontificalis).
  • Lino, Clemente, Anacleto (Optatus, Agostino).

Ad oggi nessun critico dubita che Cleto, Anacleto e Anencleto siano la stessa persona. Anacleto è un errore latino, mentre Cleto è un diminutivo (più cristiano) della forma Anencleto. Il Lightfoot riteneva che la trasposizione di Clemente nel Catalogo Liberiano fosse un mero errore, simile all'errore "Anicetus, Pius" per "Pius Anicetus" che si trova più avanti nello stesso elenco. Ma potrebbe essere stata una modifica intenzionale voluta da Ippolito, sulla base della tradizione riportata da Tertulliano. Ireneo afferma che Clemente "vide gli Apostoli benedetti e conversò con loro, ed aveva ancora nelle orecchie il suono della predicazione degli Apostoli ed aveva la loro gestualità davanti agli occhi, e non era il solo vivente a cui fosse stato insegnato dagli Apostoli". Similmente Epifanio ci dice (da Egesippo) che Clemente era un contemporaneo di Pietro e di Paolo di Tarso. Entrambi attribuiscono 12 anni di pontificato sia a Lino che a Cleto. Se Ippolito trovò Cleto due volte per un errore, l'ascesa di Clemente sembrerebbe essere avvenuta 36 anni dopo la morte degli Apostoli. Ciò significherebbe che sarebbe quasi impossibile per Clemente essere stato loro contemporaneo, per cui Ippolito lo spostò ad una posizione precedente. Ancora, dice Sant'Epifanio: "Se ricevette l'ordinazione episcopale da Pietro al tempo degli Apostoli, e declinò l'ufficio, dato che in una delle sue epistole afferma 'io vado in pensione, parto, lasciate che il popolo di Dio sia in pace' (Memorie di Egesippo), o se fu consacrato da papa Anacleto I dopo la sua successione agli Apostoli, noi non lo sappiamo." Sembra improbabile che Epifanio affermi questa cosa solo per la citazione dall'Epistola; probabilmente Epifanio vuole dire che Egesippo riportava che Clemente era stato ordinato da Pietro ed aveva rifiutato, ma ventiquattro anni più tardi esercitò realmente quell'ufficio per nove anni. Epifanio non era in grado di conciliare questi due fatti; Ippolito, tuttavia, sembra avere rifiutato la seconda tesi.

[modifica] Cronologia

Non è difficile risalire alle date indicate da Egesippo. Epifanio indica che il martirio degli Apostoli ebbe luogo nel dodicesimo anno del regno di Nerone. L'Africano lo calcolò al quattordicesino anno (aveva attribuito un anno in meno ai regni di Caligola e Claudio), ed aggiunse la data imperiale per l'ascesa di ogni papa; ma avendo calcolato due anni in meno fino ad Aniceto, il suo calcolo non poteva coincidere con gli anni di episcopato forniti da Egesippo. Ebbe anche difficoltà analoghe per il suo elenco dei vescovi di Alessandria.

Hegesippus Africanus (da Eusebio) Intervallo Data reale
Lino 12 Nerone 14 12 Nerone 12 66
Anacleto 12 Tito 2 12 Vespasiano 10 78
Clemente 9 Domiziano 12 (7) Domiziano 10 80
Evaristo 8 Traiano 2 (10) Traiano 2 99
Alessandro 10 Traiano 12 10 Traiano 10 107
Sisto 10 Adriano 3 (9) Adriano 1 117
Telesforo 11 Adriano 12 (10) Adriano 11 127
Igino 4 Antonino Pio 1 4 Antonino Pio 1 138
Pio 15 Antonino Pio 5 15 Antonino Pio 5 142
Aniceto Antonino Pio 20 Antonino Pio 20 157

Se si inizia, come intese Egesippo, con Nerone 12 (vedasi l'ultima colonna), la somma dei suoi anni ci porta in maniera corretta fino agli ultimi tre Papi. Ma l'Africano partì con un errore di due anni, e per trovarsi con la data corretta a Igino dovette considerare un anno di pontificato in meno ad ognuno dei papi precedenti, Sisto e Telesforo. Ma c'è una data in contraddizione, Traiano 2 che considera per Clemente ed Evaristo sette e dieci anni invece di nove e di otto. Evidentemente si sentì di inserire una data riportata dalla tradizione, ed infatti la data di Traiano 2 è la data riportata da Egesippo. Ora noi sappiamo che Egesippo parlò della conoscenza diretta di Clemente con gli Apostoli, e non disse niente su altri papi martiri ad eccezione di Telesforo. Non è sorprendente, poi, notare che l'Africano aveva, oltre alle lunghezze dell'episcopato, due date fisse riprese da Egesippo, quella della morte di Clemente nel secondo anno del regno di Traiano, e quella del martirio di Telesforo nel primo anno del regno di Antonino Pio. Pertanto possiamo supporre che intorno al 160 si credeva che Clemente fosse morto nel 99.

[modifica] Identità

Origene identifica papa Clemente con l'aiutante di Paolo (Filippesi, iv, 3, e 80), così fanno Eusebio, Epifanio, e Girolamo, ma questo Clemente probabilmente era un Filippese. A metà del XIX secolo si identificava il Papa col console del 95, Tito Flavio Clemente, che fu martirizzato dal suo cugino primo, l'imperatore Domiziano, alla fine del suo consolato. Ma i testi antichi non lo fanno mai intendere, invece affermano che il Papa visse fino al regno di Traiano. È improbabile anche che fosse un membro della famiglia imperiale. Il continuo riferirsi al Vecchio Testamento nella sua Epistola ha suggerito al Lightfoot, al Funk, al Nestle, e ad altri autori che fosse di origine ebraica. Probabilmente era un liberto o figlio di un liberto della famiglia dell'imperatore, che ne includeva migliaia o decine di migliaia. Si sa con certezza che nella famiglia di Nerone erano presenti molti cristiani (Fil., iv, 22). è estremamente probabile che i latori della lettera di Clemente, Claudio Efebo e Valerio Vito, erano fra questi; per quanto riguarda i nomi, Claudio e Valerio ricorrono con una certa frequenza fra i liberti dell'Imperatore Claudio (e dei suoi due predecessori della stessa gens) e quelli di sua moglie Valeria Messalina. I due messaggeri vengono descritti come "uomini di fede e prudenti che hanno camminato impeccabilmente fra noi dalla gioventù alla maturità" per questo motivo, probabilmente, erano già Cristiani e vivevano a Roma al tempo degli Apostoli, più o meno 30 anni prima. Il Prefetto di Roma durante la persecuzione di Nerone era Tito Flavio Sabino, fratello maggiore dell'Imperatore Vespasiano, e padre del Clemente martirizzato. Flavia Domitilla, moglie del martire era una nipote sia di Vespasiano, che di Tito e Domiziano. Il console e sua moglie ebbero due figli Vespasiano e Domiziano che ebbero come tutore Quintiliano. Della loro vita non si sa nulla. Il fratello maggiore del martire Clemente era Tito Flavio Sabino, console nell'82 e messo a morte da Domiziano, di cui aveva sposato la sorella. Negli atti dei santi Nereo ed Achilleo, papa Clemente è rappresentato come suo figlio, ma in questo caso sarebbe stato troppo giovane per poter aver conosciuto gli Apostoli.

[modifica] Il martirio

Della vita e morte di Clemente non si conosce nulla. Gli Atti Greci apocrifi del suo martirio furono stampati da Cotelier nel suo "Patres Apostolici" (1724). Questi, ricchi di narrazioni ampiamente leggendarie, riferiscono di come convertì Teodora, moglie di Sisinnio, un cortigiano di Nerva e (dopo alcuni presunti "miracoli") Sisinnio stesso e altre 423 persone di un certo rango. Traiano bandì il Papa in Crimea, dove, secondo la leggenda miracolistica, avrebbe dissetato 2000 cristiani. Molte persone di quel paese si convertirono ed edificarono 75 chiese. Traiano, per tutta risposta, ordinò che Clemente fosse gettato in mare con un'ancora di ferro al collo. Dopo questi avvenimenti, ogni anno, il mare recedeva di due miglia, fino a rivelare un sacrario costruito "miracolosamente" che conteneva le ossa del martire e permettere ai fedeli di recarvisi. Questa leggenda non è più vecchia del IV secolo ed era sicuramente conosciuta da Gregorio di Tours nel VI. Intorno all'868 san Cirillo, che si trovava in Crimea per evangelizzare gli Zar, rinvenì in un tumulo (non in una tomba subacquea) delle ossa ed un'ancora. Immediatamente si credette che queste fossero le reliquie di Clemente. Trasportate a Roma da Cirillo, vennero deposte da papa Adriano II, insieme a quelle di Ignazio di Antiochia, sotto l'altare maggiore della basilica di San Clemente a Roma. La storia di questa traslazione è piuttosto verosimile, ma non sembrano esserci tradizioni riguardo al tumulo, che fu trovato semplicemente perché poteva essere un probabile luogo di sepoltura. L'ancora sembra essere l'unica prova della sua identità, ma non si è in grado di stabilire se veramente era insieme a quelle ossa. Clemente venne menzionato per la prima volta come martire da Rufino (circa 400). Papa Zosimo in una lettera ai vescovi Africani nel 417 riferisce del processo e della parziale assoluzione dell'eretico Caelestius avvenuti nella basilica di San Clemente; il Papa scelse questa chiesa perché Clemente aveva appreso la Fede da Pietro in persona, ed aveva dato la vita per lui. Venne annoverato tra i martiri anche dallo scrittore noto come Praedestinatus (circa 430) e dal Sinodo di Vaison del 442. Critici moderni pensano possibile che il suo martirio fu suggerito da una confusione col suo omonimo, il console martirizzato. Comunque, non essendoci tradizioni di una sua sepoltura a Roma, si suppone che sia morto in esilio per cause naturali.

[modifica] La basilica

La chiesa di San Clemente a Roma sorge nella valle tra l'Esquilino e il Celio, sulla direttrice che unisce il Colosseo al Laterano. Attualmente è retta dalla Provincia irlandese dei domenicani. Sebbene sia stata costruita nei primi anni del XII secolo da papa Pasquale II, dopo la distruzione di questa parte della città dai Normanni di Roberto il Guiscardo, col suo atrio, il suo coro cinto da un muro e i suoi amboni è il modello perfetto delle antiche basiliche di Roma. Pasquale II seguì, su scala minore, le linee di una chiesa più antica, ed utilizzò, adattandoli, anche alcuni dei suoi materiali. Il muro marmoreo dell'attuale coro, per esempio, risale a papa Giovanni II (533-535). Nel 1858 la chiesa più antica, posta sotto l'edificio attuale, fu dissotterrata dal priore Mulooly. Sotto le fondamenta vennero rinvenute camere di data imperiale e muri del periodo Repubblicano. La chiesa più antica fu costruita sotto Costantino I (morto 337) o poco dopo. Girolamo dice che ai suoi tempi non era nuova: "nominis eius [Clementis] memoriam usque hodie Romae exstructa ecclesia custodit". La chiesa viene menzionata anche in iscrizioni del tempo di papa Damaso I (morto 383) e di papa Siricio (morto 398). Il De Rossi pensava che le camere inferiori appartenessero alla casa di Clemente, e che la stanza immediatamente sotto l'altare, probabilmente, fosse la memoria originale del santo. Queste camere comunicano con un Mitreo situato, al livello più basso, oltre l'abside della chiesa. De Rossi immaginava che questo fosse un cappella cristiana dissacrata intenzionalmente dalle autorità durante l'ultima persecuzione. Il Lightfoot ha suggerito che le stanze potessero appartenere alla casa del console Tito Flavio Clemente, scambiata in seguito per l'abitazione del papa; ma questo sembra piuttosto improbabile. Nel Mitreo, comunque, fu rinvenuta una statua del Buon Pastore.

Negli affreschi della basilica sono raffigurati alcuni miracoli attribuiti a Clemente. In uno degli affreschi è raccontata la leggenda miracolistica del prefetto Sisinnio, il quale, arrabbiato a causa della conversione della propria moglie Teodora, la seguì con alcuni soldati, quando la trovò in una sala mentre assisteva ad una messa celebrata da Clemente, ordinò il suo arresto, ma Dio non lo permise accecando Sisinnio e i soldati. Il prefetto restò cieco fino al suo ritorno a casa.

Nella parte inferiore dell'affresco, ci sono le più antiche espressioni murali espresse in una lingua intermedia fra il latino e il volgare, Fili de le pute traite e Fallite dereto colo palo, Carvoncele, si tratta dei discorsi fatti dai soldati accecati che portano via una colonna convinti che sia il papa. Nell'altro affresco è raffigurata la leggenda relativa alla periodo immediatamente successivo alla sua morte: le acque del mare sono raffigurate nell'atto di aprirsi per permettere ai fedeli di visitare la cappella sorta miracolosamente sul suo corpo e dando loro il tempo di uscire prima di richiudersi.

[modifica] La lettera ai corinzi

Questa lettera, nota come 1 Clemente, venne generata da una disputa nella chiesa di Corinto, che aveva portato all'espulsione di diversi presbiteri dal loro ufficio. La lettera non contiene il nome di Clemente, ma è intestata dalla Chiesa di Dio, che alberga a Roma, alla Chiesa di Dio che alberga a Corinto. Ma è lecito ritenere attendibile la tradizione universale che la ascrive a Clemente, o la data generalmente accettata, ca. 96. Nessuna pretesa viene fatta dalla Chiesa romana di interferire sulle basi di un rango superiore; ancora è degno di nota che nei primi documenti al di fuori del canone che possiamo datare con sicurezza, la chiesa della città imperiale si fa avanti come pacificatrice per comporre i problemi di una chiesa in Grecia.

Nulla si sa delle cause del malcontento; nessuna offesa morale viene addossata ai presbiteri, e la loro dimissione viene vista da Clemente come dispotica e ingiustificabile, e come una rivolta dei membri più giovani della comunità contro i vecchi.

Dopo un resoconto elogiativo della condotta passata della Chiesa corinta, Clemente si addentra in una denuncia dei vizi e in una lode delle virtù, e illustra i suoi vari argomenti con copiose illustrazioni dalle scritture del Vecchio Testamento. Perciò egli spiana la strada al suo tardo rimprovero dei presenti disordini, che trattiene fin quando due terzi della sua epistola sono completati. Clemente è eccessivamente discorsivo, e la sua lettera raggiunge una lunghezza doppia della Lettera agli ebrei. Molte delle sue esortazioni generali sono molto indirettamente connesse con l'argomento pratico al quale la lettera è diretta, ed è molto probabile che venne stilata basandosi ampiamente sulle omelie con le quali era abituato edificare i suoi seguaci cristiani a Roma. Apprendiamo dalla sua lettera (1.7) che la chiesa di Roma, per quanto sofferente delle persecuzioni, venne fermamente tenuta assieme da fede e amore, ed esibì la sua unità in un culto disciplinato. L'epistola venne letta pubblicamente di tanto in tanto a Corinto, e per il IV secolo il suo uso si era diffuso ad altre chiese. La troviamo allegata addirittura al famoso manoscritto Alessandrino (Codice Alessandrino) del Nuovo Testamento, ma ciò non implica che raggiunse mai il rango canonico.

G.B. Tiepolo, Papa Clemente prega la SS Trinità
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G.B. Tiepolo, Papa Clemente prega la SS Trinità

Lo stile dell'Epistola è serio e semplice, riservato e dignitoso, e qualche volta eloquente. Il greco è corretto, sebbene non classico. Le citazioni dal Vecchio Testamento sono lunghe e numerose. Clemente, comunque, non cita mai il Nuovo Testamento. Le parole di Cristo che usa sono precise, ma non sono quelle specificate nei Vangeli. Non può essere provato, perciò, che usò i Vangeli Sinottici. Menziona la prima lettera di Paolo ai corinzi, e sembra implicarne una seconda. Conosce i romani e Tito, ed apparentemente cita molto altro delle lettere di Paolo. Il tono di autorità col quale si esprime nella lettera è notevole, specialmente nelle ultime parti (56, 58 ecc.). Il vescovo Lightfoot intravede in questa lettera il primo passo verso il primato della Sede Apostolica sulle altre.

[modifica] Dottrina

Nell'Epistola ci sono pochi insegnamenti intenzionali dogmatici, per questo è quasi un puro esercizio oratorio. Le sue parole sul ministero cristiano hanno dato adito a molte discussioni (42 e 44): "Gli Apostoli ricevettero il Vangelo per noi dal Signore Gesù Cristo; Gesù Cristo fu inviato da Dio. Così Cristo proviene da Dio, e gli Apostoli da Cristo. Ambo [le missioni] perciò hanno origine dalla volontà di Dio... così, predicando dappertutto in campagna ed in città, nominarono i loro primi successori, essendo stati messi alla prova dallo Spirito, per essere vescovi e diaconi." In ogni caso il significato generale è chiaro: gli Apostoli provvidero ad una successione legale di ministri. I Presbiteri sono menzionati molte volte, ma non c'è distinzione con i vescovi. Non c'è alcuna indicazione di un vescovo a Corinto, e le autorità ecclesiastiche vengono sempre citate al plurale. R. Sohm pensa che, quando Clemente scrisse, ancora non c'era alcun vescovo di Corinto, ma che, in conseguenza della lettera se ne sarebbe dovuto nominare uno.

Il carattere liturgico di alcune parti dell'Epistola è dettagliatamente sviscerato da Lightfoot. La preghiera (59-61), che ci ricorda l'Anaphora delle prime liturgie, non può essere vista, afferma Duchesne, "come la riproduzione di un formulario sacro ma è un eccellente esempio dello stile di preghiera solenne nel quale i capi ecclesiastici di quel tempo erano abituati ad esprimersi nelle riunioni per l'adorazione" (Origines du culte chretienne, III ed.). L'eccellente passaggio sulla Creazione, 32-3, è nello stile di una Prefazione, e si conclude introducendo il Sanctus con la solita menzione dei poteri angelici.

[modifica] L'epistola nella letteratura

L’epistola di Clemente venne tradotta in almeno tre lingue in epoca antica: una traduzione del II o III secolo venne trovata in un manoscritto dell'XI secolo a Namur, in Belgio, e pubblicata da G. Morin nel 1894; un manoscritto Siriaco, oggi all'università di Cambridge, venne trovato da R. L. Bensly nel 1876, e venne tradotto nel 1899; ed una traduzione copta è sopravvissuta in due copie in papiro, una pubblicata da C. Schmidt nel 1908 e l'altra da F. Rösch nel 1910.

Per la massa di letteratura cristiana delle origini che venne gradualmente associata al suo nome si veda Letteratura clementina.

L'epistola venne pubblicata nel 1633 da Patrick Young che la trasse dal Codice Alessandrino, nel quale un foglio verso la fine era mancante, così che la grande preghiera (capitoli 55 - 64) rimase sconosciuta. Nel 1875 (sei anni dopo la prima edizione di Joseph Barber Lightfoot) Philotheus Bryennius pubblicò un testo completo proveniente da un manoscritto di Costantinopoli (datato 1055), dal quale nel 1883 trasse la Didachè. Lightfoot fece uso delle traduzioni in latino e siriaco in un'appendice alla ristampa della prima edizione (1877); la sua seconda edizione, sulla quale stava lavorando all'epoca della sua morte, venne pubblicata nel 1890. La monografia di Adolf von Harnack, Einführung in die alte Kirchengeschichte (Leiden, 1929), è considerata l'inizio degli studi moderni su quest'opera.

[modifica] Gli scritti pseudo clementini

Molti scritti sono stati falsamente attribuiti a papa Clemente I. Ricordiamo:

  • la seconda lettera ai corinti, un'antica omelia scritta da un autore ignoto nello stesso stile di Clemente;
  • due "Epistole alle Vergini", in Siriano. Gli originali greci sono andati perduti. Molti critici le hanno credute autentiche, perché erano conosciute nel quarto secolo da Epifanio (che dice che venivano lette nelle chiese) e da Girolamo. Ma attualmente è assodato che non possono essere state scritte dallo stesso autore dell'Epistola ai corinti. Alcuni autori, come Hefele e Westcott le hanno datate alla seconda metà del secondo secolo, ma è più probabile che risalgano al terzo (Harnack, Lightfoot). Harnack pensa che le due lettere in origine erano un solo scritto;
  • all'inizio dei decreti Pseudo Isidoriani ci sono cinque lettere attribuite a Clemente. La prima è la lettera di Clemente a Giacomo tradotta da Rufino; la seconda è un'altra lettera a Giacomo. L'altro tre sono opera dello Pseudo Isidoro;
  • vennero attribuite a Clemente anche le "CostituzioniApostoliche", i "Canoni Apostolici", il "Testamento di Nostro Signore", ed un'Anafora Giacobita.

[modifica] Iconografia

Nell'arte, san Clemente può essere riconosciuto come un papa con un'ancora e un pesce. Talvolta c'è in aggiunta una pietra miliare, chiavi, una fontana che spruzza alle sue preghiere o un libro. É anche raffigurato mentre giace in un tempio sul mare.

[modifica] Martirologio Romano

Nel Martyrologium Romanum con l'appellativo di papa san Clemente I martire, viene riportato al 23 novembre, giorno della sepoltura del suo corpo a Roma. Sembra che durante la persecuzione di Traiano fu relegato nel Chersoneo e ivi subi il martirio, essendo stato precipitato in mare con un’ancora legata al collo. Il suo corpo, al tempo di papa Adriano II, fu trasportato a Roma dai fratelli Cirillo e Metodio, e sepolto nella chiesa, che già prima era stata edificata sotto il suo nome.