Elezioni o Della Democrazia

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L’andare al voto è sempre, o almeno dovrebbe essere, un momento importante per tutti noi “corpo elettorale”, soprattutto in una democrazia, quale è il nostro Paese. Le condizioni maturate negli ultimi due anni, ovvero l’essere finiti nostro malgrado dentro ad una pandemia, con tutto quello che questo ha rappresentato e in parte, ancora,  rappresenta per il mondo intero, non hanno certo facilitato,  l’esercizio della democrazia. In molti paesi, anche da noi, si è dovuto ricorrere a misure di gestione e organizzazione della “cosa pubblica”, che hanno in buona parte, sospeso, la gestione democratica, esautorando di fatto molte delle funzioni parlamentari, e dando poteri quasi assoluti al Governo e in particolare al Presidente del Consiglio. Tornare al voto è quindi, oggi più che mai, un bel segnale per rimettere in moto la funzione più democratica dello Stato, e degli Stati del mondo.

Pochi giorni fa la Germania ha cambiato quasi del tutto il proprio assetto politico, proprio grazie al voto popolare. Nei prossimi giorni anche da noi le persone che ne hanno diritto e facoltà, potranno, attraverso le urne, esprimere la propria volontà in una tornata elettorale “amministrativa”, molto significativa, nella sua portata, anche dal punto di vista politico. Lungi da noi entrare nelle dinamiche amministrativo-politiche del voto, non preoccupatevi. Quello di cui vorremmo parlare oggi, facendoci aiutare da alcuni contributi assai utili, come sempre, è ancora una volta di:  questioni “digitali”, e di quanto oramai, queste questioni, siano dentro e in profondità,  anche nei programmi elettorali, politici e ancora di più in quelli amministrativi del nostro Paese. Partiti ed esponenti politici parlano continuamente della “questione digitale”, ancora di più, i programmi dei futuri amministratori locali, tracimano di contenuti sensibili sui temi del digitale. Come sempre arriviamo con molto ritardo, in Itali,  sulle cose. La politica, purtroppo, ancora di più. Ma quando arriviamo, infine, a parlare o ad affrontare il problema, lo facciamo con una potenza di fuoco –  almeno in apparenza –  davvero notevole. Ogni programma, ogni singolo esponente della classe politica e/o anche, della società civile, parla nei suoi programmi, nei suoi discorsi, nelle attività pre elettorali di questo tema. Del resto, la digitalizzazione del Paese, incide in modo estremamente consistente anche sul PNRR, prossimo venturo, e sugli stanziamenti europei previsti dal piano nazionale di ripresa e resilienza.

Iniziamo come sempre dalla definizione enciclopedica di elezioni che andiamo ad estrarre dall’enciclopedia Treccani:

 

 

 

Le elezioni sono procedure attraverso le quali si scelgono una o più persone per una o più cariche mediante una votazione. Le elezioni possono riguardare i diversi organi (la rappresentanza parlamentare, il Capo dello Stato ecc.) e i diversi livelli di governo in cui si articolano i pubblici poteri (le elezioni europee, politiche, amministrative ecc.). In generale, quando si parla di elezioni, ci si intende però riferire alle elezioni del Parlamento. Le elezioni sono strettamente intrecciate con la nozione di democrazia rappresentativa, della quale ne costituiscono il presupposto logico e teorico, come affermato anche dalla Corte costituzionale

 

Il carattere di scelta delle elezioni presuppone, quindi, un pluralismo politico-partitico, anche se ciò è una condizione necessaria, ma non sufficiente: il pluralismo finisce, infatti, con l’essere negato non solo quando vi è un unico partito legittimato a presentare le candidature – come, ad esempio, nell’Italia fascista – ma anche in quelle esperienze costituzionali dove, pur essendovi la formale possibilità di scegliere con il voto tra diverse alternative politiche, vi è, però, un forte controllo sociale e/o culturale sull’esercizio del voto stesso, ovvero non esiste una dialettica interpartitica o intrapartitica, in quanto viene negata la funzione delle minoranze.

 

 

 

 

A proposito di funzione democratica e poi di transizione digitale e di adattamento della società ai mutamenti profondi contenuti nella succitata “transizione”, abbiamo avuto  validi esempi in questi ultimi anni,  proprio sul fronte elettorale,  di quanto questa nostra mutata società in forma liquida e digitale,  possa essere stata condizionata attraverso sofisticati e innovativi meccanismi nelle proprie espressioni di voto. Ci riferiamo alle Trump-elezioni, alla Brexit, e più in generale alle macchine propagandistiche della politica,  che si basano su forme di profilazione evoluta,  e tecniche di microtargeting.  L’uso di account fasulli.  La creazione di bot che simulando l’azione umana,  ingigantiscono i numeri e  amplificano la portata dei messaggi dei leader politici, e ne avvalorano – in modo fallace e fraudolento – la credibilità. Sono solo alcuni dei molteplici usi, impropri e negativi, delle funzioni digitali e dell’intelligenza artificiale, che possono condizionare, e – di recente – hanno condizionato le funzioni e le procedure elettorali, in molti parti del pianeta. Alla fine sono sempre e soltanto i dati, che tornano con regolarità al centro di tutti i ragionamenti. L’uso proprio e/o improprio dei medesimi, la conoscenza di gestione e la capacità di padroneggiarli, sono i temi che con maggiore insistenza vengono riproposti, anche dalla stampa.

 

E allora proprio in tema di dati e di elezioni accogliamo e proponiamo su queste nostre colonne un contributo molto utile sul tema scritto e videoraccontato sul suo blog che si chiama, in modo,  a dir poco emblematico: “dataporn”; da uno specialista dei dati come il data manager, e grande amico di LSDI, Luca Corsato che – con grande ironia – ci interpella proprio in nome e per conto dei dati stessi:

 

 

 

 

 

 

Cari cittadine e cittadini, siete persone e noi no. Siamo dati, verbo e nome. Participio passato di “dare”, nome proprio di elementi di un’informazione fatti di simboli, numeri e lettere che dobbiamo essere elaborati. Siamo qui, presenti nelle vostre vite analogiche e digitali, a proporci per il vostro pensiero analitico. Chiediamo la spinta, quella dell’artista che cerca di rappresentare il senso astratto con colori e forme. Siamo a disposizione per rappresentare quello che intuite. Noi dati siamo occasionali, raccolti, aggregati, recintati, accessibili. Automatizzati. Tanto più la nostra organizzazione si automatizza, tanto più ci affidiamo alla vostra natura di umani, alla vostra integrità che non è affascinata dalle macchine. Ci affidiamo alle vostre abitudini. Noi dati, non abbiamo pregiudizi. Voi siete fatti di punti di vista e distrazione.

I padroni dei media sono matematici, esperti scientifici, che vedono voi come nostri produttori. Dietro le timeline, le app, per questi sciamani digitali siete da trasformare in listini per inserzionisti. Vi difendete con privacy, sicurezza cibernetica verso algoritmi sensibili alla vostra conoscenza. Quando vi sentite sfruttati, percepite il borseggio di quello che sapete senza saperlo. Cosa scrivete, quante volte, i vostri gusti, le vostre abitudini diventano dati per ai. Votateci e usateci! Chiedete accesso e abilità.

Noi dati non siamo esclusivi di specialisti. Non siamo riservati. Vogliamo essere come le parole. Voi umani andavate a farvi scrivere le lettere per i vostri cari dagli scrivani; quelle lettere venivano lette ad ai che non sapevano decifrare quei simboli. Eravate analfabeti, come siete oggi con noi. Ci sono anche gli analfabeti di ritorno, che conoscono le parole e non capiscono il significato. Un vantaggio per gli sciamani della tecnologia che sfruttano voi analfabeti dei dati. Eppure siamo tra voi, con strumenti che ai prima non avevano.

Votateci per darci significato. Votateci per usarci negli archivi, per farci descrivere realtà che sospettate ma non potete provare. Siate artisti della realtà. Noi dati per vedere dobbiamo essere visti.

Umani hanno fatto grandi discorsi per superare limiti sociali e economici. Noi siamo la vostra fuga dalla macchina. Vi offriamo l’emancipazione dalla catena di montaggio perché noi viviamo in essa. Non dovete viverci voi. Cosa dovrebbe offrire una democrazia, rispetto ad una dittatura, se non la libertà dal lavoro statico e ripetitivo? Noi dati viviamo e ci riproduciamo nell’osservazione costante e ossessiva. Siamo nella Stele di Rosetta, nel tessuto del telaio, nel calcolatore meccanico, negli elaboratori, nei vostri smartphone. Ci siamo a prescindere dalla vostra volontà, ma ci dotiamo di senso con la vostra iniziativa.

L’industria vuole che sappiate senza applicare: il loro prodotto è la conoscenza di consumo. Noi dati non vi chiediamo di conoscere tutto, e vi diamo la possibilità di scegliere cosa e quanto sapere. Siamo orizzontali, per sapere un po’ di tutto; siamo verticali per sapere tanto di poco, giù nel profondo o sù verso le stelle. Non vi diamo conoscenza ma direzione. Scegliete voi umani dove andare, come e a che velocità. Diamo carburante al vostro giudizio.

Vogliamo essere brevi, perché siamo grezzi ed ignoranti. Siamo oggetti per la vostra informazione. Possiamo dare motivo ai vostri pregiudizi o dare spinta alle vostre teorie. Non vi giudichiamo, vi liberiamo dalla dittatura delle opinioni. Votateci per dare sostanza ai vostri “secondo me”. In cambio, vi chiediamo l’impegno alla bellezza del pensiero.

 

 

 

Noi dati siamo occasionali, raccolti, aggregati, recintati, accessibili. Automatizzati. Noi dati non siamo esclusivi di specialisti. Non siamo riservati. Vogliamo essere come le parole. Votateci per darci significato. Noi dati per vedere dobbiamo essere visti. Ci siamo a prescindere dalla vostra volontà, ma ci dotiamo di senso con la vostra iniziativa. Votateci per dare sostanza ai vostri “secondo me”. In cambio, vi chiediamo l’impegno alla bellezza del pensiero.

Perdonate la ripetizione. Ma il testo di Corsato e in particolare questi passaggi che abbiamo evidenziato, hanno una  capacità davvero rara nello spiegare e far capire:  la funzione e la potenza dei dati. Il senso del messaggio – del data manager veneziano e anche nostro in questo articolo – sta proprio nel provare a rendere comprensibile la “questione digitale”, per fare in modo che i proclami e i programmi elettorali, non siano solo merce di scambio per conquistare il soglio comunale, provinciale o statale, ma diventino moneta corrente, utili notizie e poi comportamenti reali per ciascuno di noi a cominciare dai nostri “rappresentanti”, democraticamente eletti. Come dice, proprio uno dei tanti programmi elettorali, che abbiamo visto e letto in questi giorni, e che, meglio di ai –  a nostro avviso –  sintetizza alcuni dei temi che stanno dentro la “transizione digitale” e la gestione amministrativa del territorio, e che Vorremmo proprorVi in conclusione:

 

 

 

 

 

Per capire chi bluffa e chi no sulla questione digitale, per sapere chi è davvero interessato e chi no all’innovazione, basta guardare il numero di volte in cui alcune parole chiave compaiono nei programmi elettorali. Se parli di digitale e di digitalizzazione senza parlare di innovazione, forse il tuo è un bluff. Se parli di innovazione e digitalizzazione senza parlare per niente di connettività allora non domini la materia. Le chiacchiere stanno a zero!

L’innovazione dei processi, cioè dei rapporti dentro la macchina comunale e tra la macchina comunale e i cittadini è il pensiero che fa cultura senza il quale la digitalizzazione è un contenitore senza contenuto. Senza un piano della e per la connettività – lo strumento pratico per applicare di fatto l’innovazione e non subire la dittatura della tecnologia ad ogni costo imposta dagli operatori che guardano solo ai propri interessi e non ai bisogni del territorio – la digitalizzazione è lettera morta, uno slogan elettorale e nulla più!

 

 

 

Buon voto, e alla prossima ;)

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