Filippo degli Agazzari – Assempro morale d’uno usuraio el quale aveva tre figliuoli, e come per provarli voleva che s’ardessero el dito.

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UE un grande usuraio el quale aveva tre figliuoli. Costui infermando gli fu mandato per un buono e valente e savio religioso, el quale l’acconciasse dell’anima sua. Sicché quello religioso disaminandolo e trovandolo che aveva nel mondo, el cominciò a confortare ch’egli si confessasse e s’acconciasse dell’anima sua bene e diligentemente, e che lassasse che l’usura si rendesse, e così medesimamente disponesse tutti e’ suoi fatti secondo che voleva la ragione, altrimenti l’anima sua andarebbe a le pene de lo ‘nferno e non troverebbe mai da Dio grazia, né misericordia, né remissione de’ suoi peccati. Allora l’usuraio rispose e disse ch’era apparecchiato di fare ciò ch’egli voleva, fuor ch’egli non voleva rendere l’usura, però che non voleva lassar povari e’ suoi figliuoli. Allora disse el religioso: Figliuolo tu debbi pensare che se tu andarai allo ‘nferno per lassar ricchi e’ tuoi figliuoli, che non tanto ch’e’ tuoi figliuoli possono far prò nessuno all’anima tua, ma eziando continuamente l’accresceranno pena. Però che ogni male che eglino faranno con quelle ricchezze male acquistate, e la mala dottrina e ‘l male assempro che tu l’hai dato, et anco se eglino non correggiaranno la vita loro, et eglino medesimi non tendaranno l’usura, unde tu sarai cagione del loro male, ogni cosa sarà accrescimento di pene in giudicio sopra l’anima tua. Allora disse l’usuraio: Vedete o missere che gli è tanto l’amore che io porto a’ miei figliuoli, che entro lo ‘nferno mi sarebbe una gran pena se io vedessi e’ miei figliuoli povari e male stare, sicché per nullo modo rendarei mai l’usura. Allora disse el religioso: Vedi figliuolo tu se’ molto ingannato dal diavolo che tu ti lassi mettare a vedere, che nell’altra vita se tu anderai alle pene dello ‘nferno, tu possa ben vedere o amare nessuna cosa. Con ciò sia cosa che benché queste due cose ti sieno concesse in questa vita, questo si è per lo libero arbitrio che Dio t’ha dato acciò che tu l’usi a onore e laude e reverenzia sua e de’ suoi Santi in ciò che tu hai e puoi. Sicché se queste due cose tu l’userai in questa vita come tu debbi, eternalmente ti saranno poi concesse ne la gloria di vita eterna, e cioè di sempre amare Idio e di sempre ben volere. E queste due cose, quanto più perfettamente l’avarai in questa vita, più perfettamente possedarai la gloria di vita eterna. E se tu sarai el contrario, sia certo che ti avarai poi in perpetuo col diavolo altre due cose, cioè di sempre mal volere e di sempre odiare Idio et ogni cosa che pensare et immaginar si possa. Sicché non tanto che tu abbia in odio e’ tuoi figliuoli, ma eziandio te medesimo, intanto che se nello ‘nferno non vi fusse né diavolo né spirito che ti tormentasse, tu medesimo in perpetuo ti tormenteresti quanto tu potessi. E medesimamente non tanto che tu possa ben volere pe tuoi figliuoli, ma eziandio per te medesimo non potrai ben volere, intanto che se fusse possibile che ti fusse aperto el cielo e lo ‘nferno, e fusseti dato el partito che tu entrasse nell’uno in qual tu volesse, non potreste volere entrare in vita eterna, ma più tosto vorreste entrare nello ‘nferno. E questo interviene però che Dio è sommo Bene è sommo Amore è somma Carità, e fuor da lui, è sommo male e somma superbia et invidia E con ciò sia cosa che nel tempo che hai auto et libero arbitrio di fare bene e male, tu non abbi voluto questo sommo Bene né voluto fare la sua volontà, né volutogli piacere in nessuna cosa, anco hai voluto piacere al diavolo dello ‘nferno, et a lui hai servito et ubbidito. E però questa cosa è che tu sia privato in perpetuo di questo Sommo Bene et amore a carità di Dio; ma anco l’arai tanto in odio che tu nol potrai volere né desiderare né per te né per altrui. E però giusta cosa sarà che tu sia collocato col diavolo in tutte le pene dello ‘nferno, e da lui sarai ripieno di quattro cose singulari; cioè d’ogni pessima e mala volontà et odio pessimo et incogitabile contra Dio e contra tutta la sua santissima Corte celestiale, e contra tutte le genti del mondo, e non tanto ancora contra e’ tuoi figliuoli, ma eziandio contra te medesimo, e sarai ripieno d’invidia diabolica e di superbia infernale. E però considera misero ne’ fatti tuoi, e non volere per e’ tuoi perdare el regno celestiale, e la gloria di vita eterna, e la dolce compagnia de’ santi angeli e delle anime sante e beate, le quali eternalmente godono con Cristo co’ la sua santissima Madre nel suo santissimo regno di vita eterna. E non volere per tuoi figliuoli andare eternalmente a patire le dure pene dello ‘nferno. E voglio che tu sappia, che, secondamente che dicono e’ Santi che la maggior pena che abbiano le dimonia nello ‘nferno, avvenga che molte n’abbiano e diverse, nondimeno la maggiore si è di vedersi insieme l’uno e l’altro la loro scurità, quanto sono orribili e terribili a vedersi insieme l’uno l’altro, e non dimeno sempre ardono del fuoco scuro dello ‘nferno. Dimmi figliuolo che prò ti faranno e’ tuoi figliuoli se tu sarai collocato nello ‘nferno et incorporato con le dimonia in tali e tante pene? E secondamente che dice la santa scrittura, che l’anime misere dannate sono collocate come pecore nello ‘nferno. Che solamente un dimonio sarebbe sufficiente a tormentare tutte l’anime dello ‘nferno. Pensa dunque come stanno quell’anime misere fra tanta moltitudine di dimonia. E l’amor pazzo e bestiale che tu hai avuto a’ tuoi figiiuoli, ti sarà sempre a giudicio et a tormento, e la loro mala vita de la quale tu lo’ se’ cagione, sempre t’accrescerà pena sopra pena nello ‘nferno co’ tuoi figliuoli, quando voi avarete insieme l’uno contra l’altro tanto odio e tanta iniquità, che come cani arrabbiati vi rodarete e vi devorarete insieme l’un l’altro. Unde provedeti ora che tu hai ‘l tempo, avenga che tardi sia, nondimeno anco ti puoi provedere. All’ultimo quello religioso pieno di amore e di carità, vedendo che noi poteva mutare dal suo duro perposito, sì gli disse: Or ecco figliuolo, poiché tu non vogli fare quello ch’io ti dico, almeno mi permetti di fare una cosa, cioè che tu medesimo preghi Idio che t’allumini ci cuore e la mente, e dieti la buona volontà, el suo amore e la sua carità, et io per te devotamente nel pregarò. E partitosi el religioso si pose in orazione per quello usuraio e devotamente pregò Idio che gli avesse misericordia. E l’altro dì ritornando al sopra detto usuraio, et anco ci trovò duro come prima, et essendo spirato da Dio gli disse: Or vedi figliuolo, poiché tu hai tanto amore a’ tuoi figliuoli, che tu per loro vuogli stare eternalmente nel fuoco dello ‘nferno, almeno voglio che tu pruovi loro che amore eglino hanno a te, e tien questo modo. Chiama uno de’ tuoi figliuoli da te e lui, e digli così: Cedi figliuol mio, con ciò sia cosa ch’egli mi sia stato fatto conscienzia dell’usura la quale io ho male guadagnata, e che se io non lasso ch’ella si renda, io non sarò assoluto di nessun peccato che io facessi mai, e così me n’andrò eternamente al fuoco dello ‘nferno. Unde io per l’amore che io vi porto, e per lassarvi ricchi e benestanti e che voi non veniate in povertà e in miseria, ho diterminato piuttosto d’andare a le pene eternali et ardere eternamente nel fuoco dello ‘nferno che lassarvi povari. Ora voglio vedere per tanto amore che io vi porto, che amore voi portiate a me e che merito voi me ne renderete. E con ciò sia cosa che ‘l fuoco materiale respettive al fuoco invisibil dello ‘nferno è come ‘l fuoco dipinto respettive a questo fuoco materiale. Unde lo voglio, poiché io so’ disposto per voi a stare eternalmente nel fuoco dello ‘nferno, vedere se voi volete tenere per mio amore el dito sopra el lume d’una lucerna solamente del dire un Ave Maria. E se voi volete far questo, mi disporrò per lassarvi ricchi e benestanti di star sempre ma nel fuoco dello ‘nferno quantunque non abbia mai fine. Unde l’usuraio rimase molto contento e disse che voleva fare per ogni modo. E così el religioso si partì e devotamente pregò Idio per lui. L’usuraio chiamò l’uno dei suoi figliuoli e disseli le sopra dette cose. Allora el figliuolo cominciò a sospirare, ma pur per non mostrare ch’egli avesse al padre sì poco amore, pose ‘l dito sopra ai lume della lucerna, ma come egli sentì el caldo del fuoco subbito nel levò, e non vel tènne nel dire una terza Ave Maria, e disse al padre ch’era dispiacer di Dio ch’egli stesso si guastasse la mano. Allora el padre chiama el secondo figliuolo e dissegli le sopra dette parole. E ‘l secondo figliuolo pose el dito sopra el lume de la lucerna, e non vel tenne tanto ch’egli sentisse el caldo, che subbito nel levò e disse al padre, se io mi guastassi la mano io peccarei mortalmente, però che per nulla cagione l’uomo non si debba far male egli stesso, et offendare né Idio e’ suoi Santi perocché di questo male che io mi farei non n’avarebbe utilità né voi né persona. Sicché el padre chiamò il terzo figliuolo e dissegli le simiglianti parole. Allora il figliuolo gli rispose e disse: Questo che voi volete che io faccia è un tentare Idio, e arebbelo molto per male ch’io mi guastasse la mano io stesso, et anco chiunque l’udisse direbbe che io fusse stato una bestia a far per non cavelle sì fatta pazzia. Allora l’usuraio fu compunto nel suo cuore et alluminato da Dio ne la mente, e mandò per lo sopradetto religioso e con molto pianto e con molta contrizione li rendé in colpa, pregandolo che egli dovesse acconciarlo dell’anima in qualunque modo vedesse d’acconciarlo meglio per l’anima sua; però ch’egli era apparecchiato di fare pienamente ciò ch’egli el consigliasse, e che voleva lassare che l’usura si rendesse pienamente. E fermamente prometteva che s’egli el guarisse, che pienamente la rendarebbe egli stesso. E disseli come aveva provato e’ suoi figliuoli, e come avevano risposto, e che vedeva che eglino non gli avevano amor nessuno, se non per la robba ch’eglino aspettavano che lor rimanesse. Allora ‘l religioso: Sia benedetto e laudato e ringraziato Idio che t’alluminato il cuore e la mente, et hatti dato vera contrizione! Et ora per questo ti puoi avedere che quando l’uomo è morto e sotterrato in questa vita non el rimane né padre né madre né moglie né figliuoli né amici né fratelli né parenti che mai più di lui si ricordi, se non solamente alcuna volta lodare o biasimare le sue operazioni a lor beneplacito. Et anco debbi sapere che quando tu sarai passato di questa vita e sarai dinanzi el giudicio di Dio, tu non avarai persona che t’aiti né ti disaiti, se non solamente le tue buone e cattive operazioni. E doppo queste parole el religioso confessò et acconciò quell’usuraio come si conveniva, e fece el suo testamento, e lassò che pienamente l’usura si rendesse, e poi in pace passò di questa vita. Prego adunque chiascheduno usuraio e tutti quelli che furano e fanno e’ bistratti e pessimi guadagni, che non s’indugino d’acconciarsi a la morte, però che la maggior parte ne vengono in fallo. E pure se alcuni s’acconcian bene, non ostante che sieno molto pochi, lo’ interviene come dice ‘l proverbio, che chi per altrui mano s’imbocca, tardi si satolla. Però che quello che si lassa a sodisfare, rade volte se ne fa cavelle, e questo si può vedere tuttodì per la sperienzia degli altri. Et anco dice Santo Augustino de la confessione che molti indugiano a fare a la morte; non la lodo e non la vitopero, ma non di meno Di’ el san come ne vanno.
(Dagli Assempri, XLVI)

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