Filippo degli Agazzari – Come un maledetto incantatore fece vedere a un fanciullo vergine la giustizia d’un uomo, e come le dimonia ne portaro l’anima sua; e ‘l fanciullo impazzò per la paura

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UE un uomo de la città di Siena el quale essendo andato in Francia per guadagnare et essendo stato per alcun tempo, et avendo guadagnato molti denari, voleva ritornare a la patria sua, e voleva trare quegli denari del reame occultamente; o veramente per altro male ch’egli avesse fatto, fu preso e fu giudicato a la morte e fugli tolto ciò ch’egli aveva, e fu fatto bollire in una caldaia. Di queste cose e’ suoi parenti non ne sapevano nessuna cosa, ma ben sapevano ch’egli s’era partito da Parigi con molti denari, e non potevano sapere dove si fusse capitato né che fusse di lui. Unde vedendo che di lui non potevano investigare nessuna cosa, fecero come fanno le persone diaboliche che non hanno fede in Dio, che sempre ricorrono per li lor bisogni agl’indivini e agl’incantatori de’ diavogli. Così fecero e’ suoi miseri parenti che per sapere novelle di lui ricorsero a uno incantatore di demonia: el quale incantatore essendo in una gran piazza dietro a una casa, ne la qual piazza. erano presente alquanti uomini e donne et avevano un fanciul vergine co’ loro. Allora quel maladetto incantatore prese un carbone e fece un grande cerchio da una parte de la piazza; e poi disse certe parole diaboliche nell’orecchia del fanciullo pianamente, e fecele dire a lui. E fatto questo dimandò el fanciullo s’egli vedeva in quel cerchio veruna cosa. El fanciullo disse, che vi vedeva dentro alquanti uomini et accendevano un fuoco in mezzo di quel cerchio, e poi vi ponevano un trespide e una caldaia. Poi anco quello maladetto malefico rifece la ‘ncantagione nell’orecchia del fanciullo; e poi gli disse: Mira se tu ti vedi più nulla, e dimandò. El fanciullo disse, che vedeva uomini armati, e fra loro avevano un uomo legato el quale menavano a giustiziare. Allora el malefico disse al fanciullo che dimandasse uno di quella fameglia, chi era quello che doveva essere giustiziato, e come aveva nome, e perché cagione; e ‘l nome de la terra dove si faceva la giustizia e quando. Allora el fanciullo dimandò uno di quella fameglia a parte a parte come ‘l malefico li diceva: e colui così rispondeva; non però che nessuno udisse né vedesse nessuna cosa se non solamente el fanciullo. El fanciullo referiva al malefico ciò che colui gli diceva tanto che gli fece intendere a coloro che v’erano ordenatamente ciò ch’eglino volevano sapere. E poi disse, com’eglino el mettevano ne la caldaia, et empivanla d’acqua, e legavanvelo dentro in modo che tutto ‘l capo stava fuor dell’acqua e così el facevano bollire. E po’ disse ‘l fanciullo come gli vedeva, per la pena grande, che egli faceva la schiuma su la bocca; e poi disse com’egli era presso che per morire. E fatte tutte queste cose el diavolo volse essere pagato de la sua fadiga; però che chi s’impaccia co’ lui e vuole de’ suoi servigi, è di mestiero che all’ultimo egli accordi lo scotto; cioè che siccome Idio vuole l’anima e ‘l cuore de’ suoi amici, così medesimamente el Diavolo all’ultimo vuole l’anima di chi s’impaccia co’ lui e vuol de le sue cose. Sicché misse nel cuore a le donne che v’erano presente, che volesser sapere com’andava l’anima di quel misero che moriva: e dissero al malefico che ne dimandasse. E rifatta che ebbe el malefico la ‘ncantagione, el fanciullo vidde quella gent’armata, che missero le mani ne la caldaia, e premevano quel misero a modo, che se gli volessero fare uscire la interiora del corpo per la bocca; et ogni cosa el fanciullo diceva al malefico. Ma dopo queste cose quegli armati diventaro tanto scuri, che ‘l fanciullo stridendo de la paura s’agguattò fra quelle donne che gli erano dallato; e rivolsegli el celabro per sì fatto modo che egli empazzò subbitamente, intanto che nessun senno e nessun cognoscimento e nessuno intelletto gli tornò mai né poco né mica; e così doppo pochi dì miseramente morì; et anco la notte seguente quel maladetto malefico fu trovato morto sul letto. Le sopra dette cose udii da due antiche e venerabigli donne.
(Dagli Assempri, XVII)