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Filippo degli Agazzari – Di frate Bandino priore di Selva di Lago, che per non rompere el silenzio lassò furare l’asino

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E la provincia di Siena dell’Ordine de’ frati romitani di Santo Augustino, è un luogo presso a la città per lo spazio di tre miglia piccole, el quale luogo si chiama Selva di Lago. E secondamente ch’io udii dagli antichi frati che erano in quel luogo quando io venni all’Ordine, che avisavano che quel luogo era stato edificato degli anni più di trecento innanzi che si facesse l’unione de’ frati di Santo Augustino. Nel quale luogo abitavano molto devoti e santissimi romiti. E dicevano che abitò con loro alquanto tempo nel suo principio el glorioso misser Santo Francesco. Poi per fuggire la frequenzia de le genti e la fama de la sua santità che già si cominciava a spandere fra le genti, e ispirato da lo Spirito Santo si partì; avenga che per dispensazione di Dio quanto più la fuggiva più si spandeva.
Nel detto luogo poi che fu fatta l’unione dell’Ordine de’ frati romitani di Santo Augustino stettero alquanto tempo innanzi che prendessero luogo ne la città di Siena. E sempre in quel luogo stavano santissimi e virtuosi frati et erano tanto severi e ferventi nell’osservanze de la regola e de le cerimonie che una volta avenne questo caso. Cioè che essendo Priore del detto convento un santissimo e venerabile frate el quale aveva nome frate Bandino e de’ Balzetti da Siena, essendo di meriggiana a tempo di silenzio e’ frati a le celle loro, e vedendo el benedetto frate Bandino che un ladro aveva furato l’asino del luogo e menavasenelo, innanzi che egli volesse rompare el silenzio o farlo rompare a’ frati sofferse che ‘l ladro se ne menasse quell’asino. Egli non dimeno se n’andò in chiesa dinanzi a la tavola del Salvatore et ine si gittò in orazione e pregò Idio per quel ladro, acciò che Dio gli desse vero conoscimento sì che egli tornasse a penitenzia e salvasse l’anima sua. Unde el ladro andandosene coll’asino et essendo già presso che fuore de la Selva, quando venne all’uscire, l’asino si fermò a modo che fusse stato di pietra confitto in terra, e per nullo modo gli poté tanto dare che l’asino si volesse mai mutare per uscir fuore de la Selva, Allora el ladro temendo di non essere sopraggiunto se ne voleva andare e lassare l’asino. E medesimamente volendo uscir fuor della Selva gli pareva che l’aria gli facesse muro e per nullo modo ne poteva escire. Unde egli vedendosi a così fatto partito fu compunto nel suo cuore e fece boto a Dio e a la Vergine Maria, che se li desse grazia ch’egli si potesse partire inde, ch’egli ritornerebbe a dietro e rimarrebbe l’asino e rendarebbelo, e da inde innanzi amendarebbe e correggiarebbe la vita sua. E fatto ‘l boto, l’asino per se medesimo si volse a dietro et anco egli subbitamente gli parve essere sciolto e ritornò a dietro coll’asino e dimandò el priore del luogo, cioè el benedetto frate Bandino ch’era Priore, e rendé l’asino e con molte lagrime si rendé in colpa e dimandogli perdonanza e disseli el miracolo ch’era intervenuto. Allora el benedetto frate Bandino gli perdonò e feceli dare buona limosina. E poi con molto amore e con molta carità amunì e pregollo ch’egli non facesse più male, e che egli amendasse la vita sua et egli così gli promisse di fare; e mandollo in pace.
(Dagli Assempri, XL)

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