Ida Baccini – Gli uccelli

Stamattina una mia cara amica ha voluto regalarmi questo grazioso uccelletto. Guardatelo: è un canarino. Ha le penne gialle, il becco e le gambettine color di rosa pallido; ha gli occhi neri, vispi, brillanti come due margherite. Ora non canta, perchè non ne ha voglia o forse perchè la vista di luoghi nuovi e di persone sconosciute lo intimidisce. Ma quando si sarà addomesticato con noi, allora sentirete. Altro che trilli e gorgheggi di un cantante! Vi parrà impossibile che da un corpicino così piccolo possa uscire tant’onda di melodia.
Ma già chi di voi non ha in casa qualche uccellino? Aldo ha un fringuello, Giovanni un cardellino, Tommaso una cutrettola e Gigino un usignuolo. Le care bestioline!
Non so se vi è mai occorso di fermarvi in Mercato, dove c’è una bella bottega, piena di uccelletti di tutti i colori, di tutte le forme, di tutti i paesi.
Dal fringuello marino, così grazioso nel suo mantello arancione a macchiette nere, al maestoso uccello di paradiso, colle sue belle piume rosee, auree, infocate, ogni classe di questi gentili animali ha laggiù il suo rappresentante.
Ma gli uccelli dalle piume sì splendide non sono dei nostri paesi: essi ci vengono da regioni caldissime, dove il sole scintilla sulle sabbie color d’oro, dove i fiori hanno colori abbaglianti, dimensioni gigantesche, profumi acuti: e quanto più ardente è il clima dal quale ci vengono, questi leggiadri pellegrini, tanto più ricco e vivo è il colore delle loro piume.
Ci avete mai pensato, voi, al volo degli uccelletti, a questa loro mirabile attitudine, per mezzo della quale percorrono, in pochi minuti, tanta immensità di cielo?
Tutti voi conoscete certamente i piccioni, non è vero? E saprete forse che in tempi molto lontani dai nostri, si metteva a profitto la loro rapidità nel volo, per inviare messaggi, lettere, notizie da un paese all’altro. Ebbene: uno di questi messaggeri fa in un solo giorno più cammino di quello che possa farne un uomo in sei giorni.
Che ve ne pare? Quando studierete la storia naturale, imparerete come, oltre le penne, tutta la struttura del corpo dell’uccello, contribuisca a dargli quella grande leggerezza che agevola il suo volo.
Chi di voi non vorrebbe, per un giorno solo, diventare un uccelletto, sol per volare nel luogo o presso la persona che vi è più cara? Quanti bambini volerebbero dalla loro mamma lontana, o al paese dove sono nati e cresciuti e dove riposano in pace le ossa dei loro nonni!
Ma se a noi furono negate le ali, abbiamo però il pensiero, il volatore instancabile, che non posa un minuto, e per il quale le immensurate distanze che ci dividono dalla stella più lontana, sono appena un punto, un atomo, un’ombra. Il pensiero corre ai cari assenti, ai morti, ai non nati: si sprofonda nelle viscere della terra, e vola al di là delle stelle: interroga il gracile organismo del fiorellino di campo, e s’inalza fino a Dio: e là solamente il gran pellegrino s’acqueta e riposa.
Che dirvi del canto onde queste soavi creature ravvivano e fan lieta la terra? Che diverrebbero senz’esso i nostri paesaggi e le nostre foreste? Quando, nel silenzio della notte, ogni cosa dorme nella natura, e la vita sembra ovunque sospesa, ad un tratto dal fitto del fogliame escono alcune note, le quali ora sono un sospiro, un lamento, un gemito: ora sono canti lieti, vivi, che ogni eco ripete e fa suoi.
E le case dei poveri, e tante misere stanzuccie di fanciulle malate, che diverrebbero se non le allegrasse talvolta il cinguettìo delle rondini che han fatto il nido lì vicino, o il trillo cadenzato del canarino e del passero?
E questi uccelletti, così agili al volo, così splendidi di piume, così abili nel canto, sono padri previdenti, mamme amorose, mariti esemplari. In loro la bontà è pari alla grazia, all’agilità, alla bellezza. Quale insegnamento per certi bei bambini di mia conoscenza!
Noi sappiamo che gli uccelli si riproducono per mezzo delle uova, le quali, covate da uno dei genitori, si schiudono a un’epoca determinata, per dare adito al nuovo piccino.
Ebbene: quando viene il tempo di deporre le uova, la femmina cambia le sue abitudini. Le piaceva il canto, l’allegro vagabondaggio sui clivi fioriti, il cinguettìo colle compagne? Dal momento che sta per diventar mamma, rinunzia alla libertà e non abbandona più le sue uova, finchè il calore continuo e prolungato del suo corpo non le abbia fatte schiudere.
Bisogna vederle quelle creaturine, nate d’allora! Incapaci di adoperare le zampe, senza penne e cogli occhi ancor chiusi, vengono nutrite nel nido dai loro genitori, finchè, coperte dì piume, possono cominciare a far prova delle ali e trovarsi da sè il nutrimento che loro conviene. La madre dirige i primi loro passi e manda, per chiamarli, un grido particolare quando ha trovato del cibo. Se sono aggrediti, li difende valorosamente e fa mostra d’una meravigliosa accortezza.
Quando i piccini sono abbastanza forti per volar via, lasciano la famiglia e vanno a perdersi nel mondo, nel vasto mondo, dove, alla loro volta, diverranno anch’essi mariti e padri.
Io vorrei poter farvi vedere un nido non disegnato sulla carta, ma vero. Avreste di che rimaner sorpresi, ve lo dico io! Fino dal cominciar della primavera, gli uccellini raccolgono i materiali necessari alla fabbricazione della loro casina. Tutti portano il loro filo d’erba o il loro stelo di muschio. E bisogna vedere con qual maravigliosa maestrìa foggiano un cestino, lo nascondono in un cespuglio, lo appendono a un ramo e lo depongono sui cammini, contro i muri e contro i tetti.
E dire che ci sono dei bambini maligni, i quali si divertono a tormentare quei piccoli muratori, falegnami, tessitori, e rapiscono loro il frutto di tante cure, di tante trepidazioni! Io voglio molto bene ai fanciulli e sono indulgentissima per certe loro monellerie: ma quando ne commettono qualcuna, la quale sia indizio di perversità d’animo o di durezza di cuore, sono senza pietà e li punisco. Oh se li punisco!
C’è un bambino, laggiù in fondo, il quale mi chiede per la seconda volta se tutti gli uccelli volano. Eccomi a soddisfarti, amico mio. No, tutti gli uccelli non volano. Potrei, anzi, nominartene alcuni che per la struttura del loro corpo, non possono neanche inalzarsi da terra. Ma invece di sciorinarti una filza di nomi che presto dimenticheresti, mi limito a farti osservare il nostro gallo e la nostra gallina, i quali hanno abitudini terrestri.
Vi dirò anche che vi sono uccelli che vivono nell’acqua o in prossimìtà delle acque: le anatre, le oche, i cigni sono da annoverarsi tra questi.
Quando sarai più grandino, ti parleremo diffusamente di altri uccelli acquatici, fra i quali primeggia la Fregata, che ha un’apertura d’ali di circa tre metri. Vivono nei mari dei paesi caldissimi e stanno lontane perfino due o trecento leghe dalla terra. Quando scoppia una burrasca, s’inalzano molto al disopra della regione degli uragani, e aspettano, in quelle sfere altissime, che l’aria sia nuovamente tranquilla.

I naviganti, colpiti dalla leggerezza del loro volo e dalle loro svelte forme, chiamano questi uccelli col nome di Fregate, per paragonarli alle più eleganti e veloci delle nostre navi da guerra. Mercè le loro immense ali, possono sostenersi giorni intieri nell’aria, senza riposarsi un solo istante.
Osservate ora quest’altro uccello dal becco lungo, diritto e aguzzo; è una Cicogna; ha quasi un metro e venti centimetri di altezza e grandi ali robuste, le cui piume bianche hanno una specie d’orlatura nera. In generale queste bestie scelgono, per fabbricarsi il nido, luoghi più elevati: e siccome sono di natura molto socievole, così è frequente il caso di vederle stabilite, coi loro nati, sulla cima dei campanili e di altri edifizi.

Dotata di un’indole dolcissima, non è da maravigliarsi se la cicogna si affeziona all’uomo, al quale reca d’altra parte molti servigi, col distruggere parecchi animali nocivi all’agricoltura. E l’uomo la ricompensa dei suoi servigi, accordandole in ogni tempo aiuto e protezione.

Ecco un altro uccello, alto più d’un metro e mezzo, e dall’aspetto nobile e grazioso. Ha le piume del groppone mollemente ondeggianti e di un bel colore piombo cenere. È una gru. Questi animali, tenuti in grandissimo conto dagli antichi, i quali attribuivano loro virtù speciali, vivono nelle grandi pianure, interrotte da paludi e da frequenti corsi d’acqua. C’è chi si nutre della loro carne, ma è dura e tigliosa.

Osservate ora lo struzzo, il voracissimo struzzo, che è l’uccello più grosso che si conosca. È alto più di tre metri e pesa perfino cinquanta chilogrammi. Eppoi dovete pensare che un solo uovo di struzzo equivale a venticinque uova di gallina. Scusate se è poco! Le piume di quest’uccello sono molto accreditate presso le signore, che ne guarniscono cappelli e ventagli.
Lo struzzo, per la sua straordinaria robustezza reca molti servigi all’uomo, il quale se ne serve frequentemente per cavalcatura. Ricordatevi però che siffatti uccelli non sono dei nostri paesi, e che da noi un uomo non vorrebbe certo darsi in ispettacolo, cavalcando uno struzzo! E ora, accanto allo struzzo gigante, siate contenti ch’io v’accenni il piccolissimo Colibrì, ossia l’uccellino mosca. Pare impossibile, non è vero, che in un solo genere di animali, vi sieno tante prodigiose varietà di specie? E questa mirabile varietà d’organismi, di forme e di colori, che altro è, se non una splendida conferma dell’infinita sapienza di Dio, che si rivela in ogni opera della creazione?
L’uccello mosca! Ma è egli possibile immaginare, nel suo genere, una creaturina più leggiadra e più di questa perfetta, nella sua prodigiosa piccolezza?
Chi, se non un Divino Artefice, avrebbe potuto cospargere di tante fulgide gemme quei corpicciuoli delicati, che brillano nell’azzurro o si nascondono nel calice d’una rosa? E come se ne tengono della loro bellezza, i gentili animaletti! Si lisciano sempre le piume col becco e cercano di conservarne intatto lo splendore.

Vivaci oltre ogni dire e battaglieri, aggrediscono uccelli molto più grossi di loro, li tormentano, gli inseguono con persistenza, li minacciano negli occhi e riescono quasi sempre a metterli in fuga.

Ma eccoci alla regina di tutti gli uccelli, alla terribile e maestosa aquila, i cui occhi, dicesi, sostengono, senza restarne abbagliati, lo splendore del sole. Dotata di una prodigiosa forza muscolare può lottare contro i più fieri uragani e varcare intere catene di monti con un camoscio o una pecora tra gli artigli.
L’aquila costruisce il nido nelle fratture di roccie inaccessibili, sul margine dei precipizi, in tutti quei luoghi, insomma, che l’istinto le suggerisce più acconci alla sicurezza dei suoi piccini.
Voracissima e crudele, essa non ha sdegnato neppure le vittime umane e spesso qualche innocente bambino è divenuto sua preda.
Nell’isola di Sike, in Scozia, una donna aveva lasciato in un campo un fanciulletto. Un’aquila prese il bambino cogli artigli, e attraversando un lago assai esteso, andò a deporlo sopra uno scoglio. Per fortuna, il rapitore fu veduto da alcuni pastori, che giunsero a tempo a salvare il fanciullo e riportarlo sano e salvo.
Ma basti di cose sì tristi. Gli animali obbediscono all’istinto, nè posseggono, come noi, quella guida preziosa che si chiama la ragione.

Io ho finito la mia lezioncina sugli uccelli, i quali oltre all’allegrarci col loro canto e colla loro bellezza, ci danno uno squisito nutrimento, piume meravigliose, utilità indiscutibili. Provatevi dunque a riandare quanto vi ho detto, e rispondete alle seguenti domande.

1. Ditemi il nome di dieci volatili.
2. Gli uccelli dalle piume splendide di dove ci vengono?
3. Che cosa potreste dirmi sul volo degli uccelli?
4. Se uno di voi diventasse un uccellino, dove vorrebbe volare?
5. Qual’è il volatore instancabile che non posa mai?,
6. Ditemi il nome di qualche uccello cantatore.
7. Che cosa vi pare del canto degli uccelli?
8. Come si riproducono gli uccelli?
9. Che cosa fa la femmina degli uccelli, quando sta per diventar madre?
10. Ditemi qualche cosa sopra i nidi degli uccellini.
11. Tutti gli uccelli volano?
12. Qual’è il nome del volatile domestico che non vola?
13. Guardate il disegno che rappresenta la fregata e descrivetemela.
14. Descrivetemi la cicogna o ditemi qualche cosa delle sue abitudini.
15. Descrivetemi la gru e lo struzzo.
16. Parlatemi dell’uccellino mosca.
17. Descrivetemi l’aquila, dopo aver ben guardato il disegno.