Ida Baccini – I metalli

Attenti, bambini. Oggi dobbiamo parlare di belle cosine, di cosine che vi piaceranno certamente. Guardate bene quest’anello. Lo vedete? Mi sapreste dire di che cos’è, ossia di che sostanza è composto? – È d’oro. – Bravi! Quest’anello, infatti, è d’oro. Ed è pur d’oro il mio orologio, la crocellina che tengo al collo e la moneta che vi feci vedere giorni sono, Com’è bello l’oro, non è vero? L’oro ha un bel colore giallo, risplendente, un colore che quasi potrebbe agguagliarsi a quello del sole. Quando una bambina ha dei bei capelli biondi, diciamo che gli ha d’oro: e anche quando si vuol significare che il grano è maturo, diciamo che la mèsse è color d’oro.
Quest’oro così ammirato è una sostanza preziosa, cari figliuoli.
Con essa si fanno molte belle cose; sapreste accennarmene qualcuna?
Sicuro. Con l’oro si fanno i gioielli che adornano le signore, come sarebbero diademi, buccole, collane, spilli, orologi, anelli, braccialetti, fibbie, medaglioni, ecc. Con l’oro si fanno oggetti di lusso per la tavole, come saliere, porta ampolle, coppe, posate, fruttiere, vassoi, trionfi: e si fanno candelabri per le chiese, reliquiari, cornici, statuette, angioli e croci: anzi vi dirò che in un paese molto lontano dal nostro, la Grecia, fu scolpita, molti secoli sono, una statua, tutta d’oro massiccio. Ora le statue non si scolpiscono più nell’oro, ma nel marmo: e voi ne avrete vedute chi sa quante a ornamento delle piazze, dei palazzi e delle chiese. Con l’oro si coniano le monete da cinque, da dieci, da venti, da cinquanta e da cento lire. Vi auguro di possederne un giorno molte di queste monete; e sapete perchè? Perchè so che siete buoni, e godete nel dar qualche centesimo ai poverini che non hanno pane. Che cosa fareste, dunque, se vi ritrovaste a posseder tant’oro? Io credo che qui nel vicinato non ci sarebbero più poveri, non è vero?

Voi, ora, sarete curiosi di sapere di dove si leva quest’oro tanto prezioso. Ve lo devo dire? Si cava di sotto terra. Così è, figliuoli. La terra non ci dà solamente le mèssi e i dolci frutti, ma anche tutto quanto è necessario a far comoda e ben difesa la vita dell’uomo.
E non crediate che dalla terra si estragga solamente l’oro: oh vi si trovano ben altre cose! Dove metto il ferro? Il ferro non è bello come l’oro, anzi, se si ha da dire schiettamente è piuttosto bruttino, con quel suo colore bigiastro e tetro. Ma che vuol dir ciò? Non è mica l’apparenza quella che decide del valore reale d’una cosa! Anzi l’apparenza, spessissimo, è ingannatrice. Abbiatene un esempio in Paolino, che oggi non è potuto venire a scuola. Il poveretto è debole, malato, spaurito? ha un viso e due occhi che non promettono nulla. Eppure quanta bontà in quell’ottimo cuore! Quanta svegliatezza in quella mente! Chi potrebbe conoscerlo senza volergli bene? Chi vorrebbe preferirgli un fanciullo bello, ma cattivo, sgarbato e bighellone?
Riprendiamo il filo del discorso. Qui nella scuola ci sono punti oggetti di ferro? Guardiamo un po’: oh sicuro! Gli arpioni a cui stanno attaccate le carte geografiche, le aste dalle quali pendono le tende, il paletto della porta e il grosso campanello che vi annunzia l’ora della ricreazione, sono di ferro.
Il ferro ci è molto più utile dell’oro; anzi, giacchè ci siamo, vi dirò che l’oro non è utile a nulla e ne potremmo fare a meno benissimo. Ma se venisse a mancarci il ferro! Come si fabbricherebbero gli arnesi necessari all’agricoltura? E senza il ferro e la vanga, come si potrebbe lavorar la terra? Non c’è mestiero, arte o applicazione di qualsiasi ramo della scienza che non si giovi del ferro: dal pesante martello del fabbro alla sottilissima lama con la quale il medico interroga la rete complicata de’ nostri nervolini e de’ nostri tendini, tutti gli arnesi per mezzo de’ quali l’uomo studia e lavora, sono di ferro.
Onoriamo dunque il ferro. E onoriamo anche l’oro, purchè serva a ingentilire il costume, a incoraggiare le industrie, a premiare il lavoro: onoriamolo sopratutto, se nelle mani di chi lo possiede, diventa mezzo o strumento di carità.
Tanto il ferro che l’oro si chiamano metalli: nè sono soli: vi ha l’argento, il rame, il piombo, lo zinco, il mercurio e molti altri.
I luoghi della terra dai quali si estraggono i metalli si chiamano miniere. Ricordiamocene.
Vorrei dirvi ancora molte altre cosette sui metalli; ma mi accorgo che la lezione diventerebbe un po’ troppo lunga e m’impedirebbe di raccontarvi la solita novellina. Peraltro, avanti di cominciarla, voglio assicurarmi se avete ben capito quello che vi ho spiegato.

1. Ditemi di che colore è l’oro e a quali usi serve
2. Se uno di voi potesse disporre di una bella moneta d’oro, come la impiegherebbe?
3. Com’è il ferro? A che serve? nominatemi dodici oggetti di ferro.
4. Come si chiamano i luoghi della terra dai quali si astraggono i metalli?
5. Ditemi il nome di sei metalli.

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