Ida Baccini – La seggiolina (Ricordi di un bambino)

La signora Leonarda con quel suo fare sostenuto mi faceva rabbia e io non la potevo soffrire. Tutti i miei compagni avevano una maestra giovane, bella, vestita bene, che sorrideva spesso, che regalava loro delle stampe o del soldatini. E a me, invece, la vecchia signora non usava che sgarbi e modi arcigni. È vero che a quei tempi ero un vero monello, senz’altra voglia addosso che quella di giocare a nocìno o di fare alla palla coi quaderni. Ma nonostante avrei preso di essere trattato meglio. Erano sempre gastighi, minaccie e scappellotti. Una volta sola, l’unica! che nel fare il chiasso m’ero quasi levato un occhio, la vidi agitata, piangente, starei per dire carezzevole. Mi prese sulle ginocchia brontolando e mi fasciò l’occhio sciupato. Io, intanto, da quello buono, vidi benissimo che le tremavano forte le mani.
Saranno state idee, ma quel tremolìo mi fece impressione, tanta impressione, che d’allora in poi mi messi in testa d’esser buono. Cominciai a tener di conto dei quaderni, a stare attento alle lezioni e infatti nella prima dettatura feci quindici sbagli solamente.
La signora Leonarda mi prese subito a ben volere, e una volta che venne nella scuola un signore tutto vestito di nero, mi fece alzare e gli disse delle parole in un orecchio. Il signore mi accarezzò e mi dette un bacio. Che cosa gli avrà mai detto?
Intanto la signora Leonarda si ammalò, chi diceva di stenti, chi di vecchiaia. La mamma, un lunedì mi mandò a riprender la seggiolina per mettermi in un’altra scuola. Ci andai tutto allegro, perchè l’idea di mutare mi ha dato sempre un gran gusto.
Entrai nella scuola, dove avevo fatto tante birichinate, dov’ero stato sgridato, gastigato tante volte. Era vuota. Il sole entrava allegramente dal finestrone spalancato e tracciava larghe striscie d’oro sull’ammattonato rosso. Io presi la mia seggiolina e mi avviai all’uscio. A un tratto sentii come un gemito nella stanza accanto: era la voce della signora Leonarda che chiedeva da bere.
– O che l’hanno lasciata sola? dissi fra me. E senza stare a pensarci sopra, entrai in camera.
Era sola, infatti, la povera vecchia maestra. Mi avvicinai al suo letto in punta di piedi, e agguantato il bicchiere sul comodino, glie lo porsi.
Bevve avidamente fino all’ultimo sorso e ricadde sul guanciale senza riconoscermi.
In quel mentre entrò la donna che la custodiva. Io, non avendo più nulla che fare, uscii. Quando fui per la strada, colla mia seggiolina in braccio, mi parve che il cielo si fosse rannuvolato. Ma era sereno. Gli è ch’io lo guardavo a traverso le lacrime.