Ida Baccini – Lascialo ridere!

La signora Giulia si voltò indietro più volte: e quando giunse alla cantonata, fece colla mano un ultimo segno d’addio e sparì.
Alessio e Pietrino si ritirarono dalla finestra proprio di malincuore; pareva a loro, finchè fossero rimasti lì, di non esser poi tanto lontani dalla mamma e di doverla rivedere da un momento all’altro. Ma bisognava esser ragionevoli, lo avevano promesso e per un bambino a modo le promesse sono sacre.
La mamma aveva assegnato loro per lezione un capitoletto della storia sacra e due pagine di calligrafia: dopo, potevano ruzzare e, baloccarsi finchè fosse loro piaciuto.
Alessio e Pietrino si misero subito all’opera; ma sia che Pietrino avesse più memoria e maggiore scioltezza di mano, sia che non curasse troppo la precisione e studiasse le cose a pappagallo, il fatto sta che in capo a una mezz’ora aveva bell’e finito: e il povero Alessio era ancora alle prime righe del “Sacrificio d’Isacco.”
Ora ditemi un po’, bambini miei: che cosa avreste fatto, voi, nel posto di Pietrino? Vi sareste messi quieti, in un canto, a baloccarvi coi soldatini o a guardare le figure della storia sacra, non è vero? Così il vostro fratellino avrebbe avuto agio di finir la lezione senza furia, senza sbagli, eppoi sarebbe venuto con voi nel cortile.
Ma queste non erano le idee del signor Pietrino, il quale, se non poteva dirsi un cattivo ragazzo, era però un vero fuoco lavorato. Cominciò dal ruzzare intorno alla tavola, dal farla tentennare, dal dimenare la seggiola dove sedeva Alessio; il poverino non alzava gli occhi e seguitava a studiare, ma ad un certo tremolìo del labbro superiore, era facile argomentare l’impazienza che gradatamente s’impadroniva di lui.
Accorgendosi che con quei mezzi; non veniva a capo di nulla, Pietrino cominciò a cantar forte una canzonetta scolastica, interrompendo e perciò confondendo Alessio che ripeteva, anche lui a voce alta, la sua lezione di storia.
– “Ed il Signore disse ad Abramo….
– “Qual è la patria dell’italiano?
– Pietrino, fammi il piacere, canta adagio, non mi fare sbagliare.
– “Prendi il fanciullo….
– “Sotto il bel cielo napoletano….
– “E sacrificamelo sul monte…. sul monte Moria! Isacco, strada facendo, diceva: Padre, io veggo le legna e il coltello.
– “Nel mar, nell’aere, nei monti un riso…
– “Pietrino, mi raccomando! “….. ma la vittima dov’è?;
– “No! Non è il gaio giardin toscano, La grande patria dell’italiano!”
Alessio si sentì salire il sangue alla testa e senza prevedere le terribili conseguenze che potevano derivare dal suo atto, prese un paio di forbici che erano sul tavolino e le scagliò, con forza contro Pietro.

Fortuna che l’irrequieto fanciullo ebbe il tempo di far cecca! se no, addio occhi! Ma, nonostante le forbici lo andarono a colpire un po’ più giù del fianco, proprio nel posto dove ci curviamo per metterci a sedere; dai pantaloni squarciati cominciò a sgorgare una larga striscia di sangue, e Pietro ebbe appena la forza di tirarsi via le forbici e di applicare un fazzoletto sulla ferita.
Non vi starò a descrivere lo stato di Alessio.
Pentito, inorridito del suo atto colpevole, si precipitò sul fratellino, lo abbracciò, lo baciò, lo bagnò di lacrime, lo scongiurò a perdonargli. Pietrino, dal gran male non poteva parlare, ma si sforzava di sorridere e di rassicurarlo con la mano.
In quel mentre si spalancò l’uscio e comparve il babbo.
– Non è nulla! disse il ferito, ritrovando l’uso della parola. Mi baloccavo con le forbici e ci sono caduto sopra.
– Oh babbo mio, non gli dar retta! Sono io che l’ho ammazzato, balbettò il povero Alessio e cadde in terra svenuto.
Poco dopo tutto era tornato nella medesima calma. Il babbo, dopo una ramanzina coi fiocchi, aveva finito col perdonare, tanto più volentieri in quanto che i due colpevoli avevano promesso di non ricader più in simili eccessi.
Fu deciso però di tener nascosto l’accaduto alla mamma, la quale, pel suo stato sempre un po’ malaticcio, non doveva aver rimescolii di nessun genere.
Pietrino durò un gran pezzo a sentir male al fianco, specie quando si metteva a sedere e spesso era lì lì per fare una boccaccia, ma era in lui così potente il timore di affligger la mamma o di mortificare Alessio, che quella boccaccia diventava quasi sempre una risata… insulsa.
La mamma non sapeva il perchè di quel ridere senza ragione e sgridava il piccolo martire. Ma Alessio urlava subito:
– Lascialo ridere, mamma, lascialo ridere!

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