Il punto sulla cittadinanza digitale

Brevissima premessa. Diceva Enrico Mattei, in un interessante contributo ad una raccolta di Paolo Cacciari sui Beni Comuni, intitolato “La nozione del comune”, che i bisogni di bene comune non sono paganti se il diritto non li rende artificialmente tali. Infatti (salvo nel caso di un intervento del diritto sotto forma di ratifica e formalizzazione dell’occupazione esclusiva) il bene comune offre servizi dati per scontati da chi ne beneficia e il suo valore si misura soltanto in termini di sostituzione quando esso non c’è più. La consapevolezza del valore dei beni comuni può essere creata soltanto attraverso uno specifico investimento sul fronte della domanda lavorando sulla consapevolezza del nostro rapporto con il contesto in cui essi producono i loro servizi. Quando questa consapevolezza manca, viene meno l’essere pagante del bisogno di beni comuni.

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E’ bloccata in Senato da diversi anni la proposta di modifica dell’Art. 21 della Costituzione Italiana: il disegno di legge costituzionale propone l’introduzione dell’Art. 21 bis, che reciterebbe così: «Tutti hanno eguale diritto di accedere alla rete Internet, in condizione di parità, con modalità tecnologicamente adeguate e che rimuovano ogni ostacolo di ordine economico e sociale. La legge stabilisce provvedimenti adeguati a prevenire le violazioni dei diritti di cui al Titolo I della parte I.»

 

 

Il comunicato alla presidenza del Senato che accompagnava la proposta si concludeva in questo modo: «Un disegno di legge, il presente, che serve ad evitare che avvengano incursioni da parte di chi considera Internet come un territorio dove si possano mettere impunemente le mani, nella sostanza negando proprio che si tratti di materia già accompagnata da una adeguata copertura costituzionale (Rodotà 2010). La proposta di un articolo 21-bis, va nella direzione di ribadire ed espandere i principi costituzionali riguardanti l’eguaglianza e la libera costruzione della personalità.»

La proposta, cioè, non aveva (e non ha) a che fare con il solo aspetto tecnologico/infrastrutturale: essa è oltre; pone le basi per un cambiamento culturale. Se siamo ancora qui a parlarne vuol dire che questo cambiamento non si è ancora compiuto, sicuramente non del tutto; non come avremmo voluto.

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Nella convinzione che la via legislativa sia, oltre che “strumento di promozione culturale”, la necessaria garanzia della neutralità dei processi  (di gestione dei beni comuni; l’informazione ne è uno) e dei servizi/prodotti output di tali processi, proseguiamo nel nostro impegno. Un impegno che, oltre che l’attuazione del “Modello Sociale per l’Editoria” e della proposta “Giornalista per adesione”, riguarda anche i temi delle Smart City e del rapporto tra cittadini e Pubblica Amministrazione; temi trattati in occasione del Forum PA e dell’edizione di #digit del 2016 e che ci sembra opportuno riprendere.

 

 

Per re-inquadrare la questione tornano utili gli argomenti di Michele Fatibene di ANCI Piemonte e Responsabile innovazione della città di Torino portati in uno dei Digital Meet dello scorso fine settimana, che rapidamente riassumiamo.

 

Questione anagrafica: i dipendenti della Pubblica Amministrazione e i cittadini italiani sono una popolazione anziana: i dati sono della pubblicazione annuale dell’OCSE (via): l’Italia ha il più basso tasso percentuale di dipendenti sotto i 35 anni (2% contro il 18% media OCSE) e la più alta percentuale di dipendenti sopra i 54 anni (45% contro il 22% media OCSE).

 

 

Stato della Banda Ultra Larga: la mappa geografica italiana parla molto chiaro: la situazione non è buona, soprattutto se si pensa alla tempistica del piano strategico (tra il 2019 e il 2020 il piano dovrebbe essere completato).

 

 

Servizi al cittadino della PA: la situazione non è incoraggiante. Lo SPID, per esempio, il Sistema Pubblico di Identità Digitale, ha erogato in totale meno di tre milioni di identità. FSE, il Fascicolo Sanitario Elettronico, è operativo in dodici regioni.

 

 

 

 

Davvero è una questione di età?

Basterà raggiungere l’obiettivo della totalità del territorio nazionale coperto con la Banda Ultra Larga per avvicinare i cittadini alla Pubblica Amministrazione?

 

Per tentare di dare delle risposte può essere utile visitare le pagine del sito Italia Open Gove dove viene effettuato il monitoraggio civico delle azioni del cosiddetto Terzo Piano d’Azione (il piano per l’adozione di politiche pubbliche improntate alla trasparenza, alla partecipazione, alla lotta alla corruzione, all’accountability e all’innovazione della pubblica amministrazione, obiettivo di Open Government Partnership, OGP, iniziativa multilaterale promossa da Governi e società civile a cui l’Italia ha aderito nel 2011). Consideriamo soltanto due delle quaranta azioni individuate, la numero 31 e la numero 34.

 

Azione 31. Osservatorio sui diritti digitali: “Creare una task force interregionale che promuova i contenuti della Carta dei Diritti di Internet, diffonda la cultura digitale e definisca strumenti di analisi del livello di diffusione e godimento dei diritti digitali da parte dei cittadini.” Dei quattro obiettivi fissati a Settembre del 2016, Costituzione gruppo di lavoro, Definizione degli ambiti di analisi, Informazione e sensibilizzazione e Monitoraggio, è stato raggiunto soltanto il primo.

 

Azione 34. Diventare cittadini digitali: “Sviluppare un curricolo, inteso come insieme di contenuti e format didattici innovativi, per coinvolgere ogni studente della scuola nello sviluppo di competenze attraverso le pratiche della cittadinanza digitale.” Nessuno dei cinque obiettivi stabiliti a Ottobre 2016 è stato raggiunto (Lancio della prima fase del bando “Curricoli Digitali”, Selezione dei partenariati vincitori e inizio dei lavori, Produzione dei mini-format e testing nelle scuole, Completamento della fase di testing, Diffusione in tutte le scuole).

 

Nel Piano ritroviamo anche un’altra azione per la quale ci siamo spesi fin dall’inizio, il FOIA. Si tratta dell’Azione 7. FOIA: attuazione e monitoraggio. Su Open Gov l’azione viene descritta in questo modo: “Definire le linee guida per l’attuazione dell’accesso civico generalizzato agli atti e ai documenti detenuti dalla pubblica amministrazione e monitorare la sua applicazione da parte dei diversi uffici. Tutte le attività vedranno il costante coinvolgimento delle organizzazioni della società civile che aderiscono all’Open Government Forum.” Tutti e quattro gli obiettivi (Adozione linee guida, Definizione metriche monitoraggio, Monitoraggio istituzionale e Report annuale di Aprile 2018) sono dichiarati come raggiunti, quindi la situazione è migliore delle azioni considerate in precedenza. La relazione  di Benedetto Ponti nell’edizione torinese di digit, però, ci dice che il FOIA sta funzionando pochissimo (il prospetto segnalato a Torino è stato estratto dal Report monitoraggio FOIA al 15/1/2018). Come dire: il canale c’è ed è funzionante (l’infrastruttura è in piedi); bisogna cominciarlo ad utilizzare!

 

 

Conclusione: la cittadinanza digitale è il vero nodo. E’ non è questione che ha a che fare solo con la Pubblica Amministrazione, non è solo questione di “Smart City”.  Si è infatti cittadini pienamente digitali, intendendo il digitale soprattutto come “cosa culturale”, quando – in un senso molto più ampio, che è quello che in questo spazio si cerca di dare alle cose – si ha piena consapevolezza del complesso contesto in cui ci si muove, in cui si vive quotidianamente. Il contesto in cui siamo quotidianamente chiamati a prendere delle decisioni, non a subirle.

 

 

Marco Dal Pozzo

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Tratto da: www.lsdi.it
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