Intervento della Vicepresidente della Camera, Maria Edera Spadoni al convegno “#ConiBambini- Tutta un’altra storia”

Sono lieta di portare il saluto della Camera dei deputati a questo importante convegno. Questo evento, promosso dall’impresa sociale Con i Bambini, dà conto delle iniziative sviluppate nell’ambito del “Fondo per il contrasto della povertà educativa minorile” che, grazie all’accordo tra Fondazioni di origine bancaria rappresentate da Acri, il Forum nazionale del Terzo Settore e il Governo, mette a disposizione 360 milioni di euro per tre anni per contrastare concretamente il fenomeno della povertà educativa minorile nel Paese. Di fatto è fondamentale sostenere interventi finalizzati a rimuovere gli ostacoli di natura economica, sociale e culturale che impediscono la piena fruizione dei processi educativi da parte dei minori, come garantisce la Costituzione. Una delle dimensioni più gravi e inesplorate della povertà minorile, che secondo le ultime stime Istat relative allo scorso anno, si attesta intorno ad 1 milione 208mila bambini, è quella che si può definire “povertà educativa”, ovvero la privazione, per i bambini e gli adolescenti, della opportunità di apprendere, sperimentare, sviluppare e far fiorire liberamente capacità, talenti e aspirazioni. Il concetto di povertà educativa si è diffuso a partire dagli anni ’90, per descrivere un aspetto generalmente sottovalutato della povertà minorile, ovvero come la povertà materiale possa incidere sullo sviluppo personale del minore. Con i Bambini si è fatta promotrice della pubblicazione del primo report sulla povertà educativa minorile. Trovo davvero interessante il metodo usato che si basa per la prima volta su dei rapporti costruiti su banche dati comunali, in questo modo sarà più facile monitorare il fenomeno della povertà educativa in modo più puntuale su tutto il territorio nazionale. Da qui si può partire per offrire una buona rete di servizi per i minori, accessibili per tutte le famiglie, scuole sicure e di qualità, impianti sportivi funzionanti, servizi per l’infanzia capillari, biblioteche accoglienti anche per i più giovani. Spesso purtroppo è proprio la carenza, o addirittura l’assenza, di strutture adeguate uno dei principali ostacoli alla crescita del minore e allo sviluppo delle sue potenzialità. Con la conseguenza che i territori più deprivati, quali possono essere una periferia densa con pochi servizi o un comune montano difficilmente raggiungibile, tendono a produrre, alimentare e rinforzare l’esclusione sociale del nucleo familiare di origine, tramandando, come per via ereditaria, il bagaglio di disuguaglianze ed emarginazione. Nel rapporto del febbraio 2018, Con i Bambini mette in evidenza la frattura tra il Nord e il Sud in termini di servizi per i minori e i giovani, analizzando i dati a livello comunale. Questo metodo risulta molto utile per capire dove bisogna intervenire con più urgenza e ci sprona ad analizzare più approfonditamente le differenze territoriali, ci fa scoprire anche realtà che vanno meglio di quanto ci si possa aspettare, come ad esempio alcuni comuni montani siciliani – rispetto alla presenza di asili nido – ma purtroppo sottolinea ancora una volta il profondo gap nel nostro Paese, individuando le maggiori carenze di servizi per la prima infanzia e di dotazioni delle scuole, in alcune aree specifiche del Paese, soprattutto, come dicevo, al Sud. E a proposito di questo, ho trovato anche molto interessante il rapporto di OpenPolis sugli asili nido a Roma, che é non solo la capitale, ma è anche la città a più alta densità abitativa in Italia. L’analisi prima individua le zone con la maggior presenza di bambini, dividendoli in fasce di età; poi prosegue spiegandoci come all’interno di queste zone esistano carenze più o meno gravi, spiegando anche perché in alcune zone si concentra una maggiore densità di bambini, zone spesso periferiche fuori il Raccordo Anulare o a ridosso. Certo, la povertà educativa non è data solo dalla condizione economica, ma è alimentata da una serie di circostanze sociali. Vivere in una famiglia povera e in contesti privi di opportunità di sviluppo, per molti bambini significa infatti portare fin dai primi anni il peso di una grave discriminazione rispetto ai coetanei, con conseguenze che nel tempo possono diventare irreparabili, la povertà economica è d’altra parte spesso causata dalla povertà educativa: i due fenomeni si alimentano a vicenda e si trasmettono di generazione in generazione, facendo sì che il famoso ‘ascensore sociale’ sia in Italia ancora molto difficile da prendere. La povertà educativa ha dunque un andamento “ereditario” e fattori di rischio sono il genere – le bambine – e l’origine straniera delle famiglie di provenienza. La cultura e le competenze genitoriali incidono sul livello di povertà educativa dei figli. Bisogna quindi promuovere pari opportunità nell’infanzia; favorire la crescita di tutti i bambini e le bambine; sostenere le funzioni educative ed economiche delle famiglie, alta infatti è la percentuale di bambini che non hanno mai praticato uno sport, letto un libro o non hanno utilizzato internet in modo continuativo, tra i ceti meno abbienti. Ascolteremo quindi con particolare interesse i risultati di questo rapporto, che saranno di stimolo al lavoro parlamentare e governativo.

Tratto da: www.camera.it
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