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Pacifismo

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Simbolo della pace
Simbolo della pace

Per pacifismo si intende una tipologia di opinione, in genere ideologica, fondata sulla convinzione che i conflitti tra diverse comunità (stati, etnie, etc.) o tra diverse fazioni all'interno della medesima comunità, debbano essere risolti senza ricorrere allo scontro militare e/o violento.

Indice

[modifica] Ideologia

Il rifiuto, per lo più categorico, espresso dai sostenitori del pacifismo riguarda la guerra, ovvero quel contenzioso organizzato tra etnie o stati o culture, condotto con la forza, per ragioni economiche, acquisizione di territorio, ottenimento di superiorità o dominio, o altre ragioni, e che viene combattuto da individui diversi da coloro che lo decidono, e - per la gran parte - subito da persone ancora diverse. Su tutte le altre forme di violenza bisognerebbe soffermarsi caso per caso, con il rischio di generalizzare e dunque di banalizzare il concetto. In questo senso, è bene evitare di effettuare un qualsivoglia parallelo tra le situazioni di guerra e i conflitti interpersonali, aspetto, questo, piuttosto fuorviante in seno alle discussioni sulle opportunità delle varie strategie di risoluzione dei conflitti. L'unica somiglianza riscontrabile tra un conflitto bellico ed uno interpersonale risiede nella constatazione che - come in politica internazionale - la maggior parte dei conflitti interpersonali non si risolve affatto con la violenza, ma in modi pacifici (a patto di accettare di considerare le minacce un mezzo pacifico).

In altre parole, non solo il pacifista ritiene che la pace sia un'opzione migliore dal punto di vista morale: egli/ella ritiene che lo sia anche funzionalmente, ovvero - banalmente - che convenga di più, se l'obiettivo è risolvere un conflitto.

[modifica] Strategie e lotte pacifiste

Pacifista trascinato dalla polizia di San Francisco durante le proteste contro la guerra in Iraq, marzo 2003.
Pacifista trascinato dalla polizia di San Francisco durante le proteste contro la guerra in Iraq, marzo 2003.

Un altro elemento importante da considerare è la varietà e il grado di efficacia delle strategie di lotta pacifiste: è opinione non rara che, a parte il celebre esempio del Mahatma Gandhi, non ci siano esempi rilevanti di pacifismo efficiente. In realtà, il quadro è ben differente, e tocca circostanze e contesti molto vari per tempi e modi (alcuni esempi sparsi):

  1. Durante la II Guerra Mondiale, all'indomani dell'occupazione tedesca della Norvegia, le scuole opposero resistenza non violenta ai nazisti. I tedeschi imposero un loro statuto didattico nel 1941: gli insegnanti scioperarono, supportati da genitori, alunni e dalle chiese. Più di mille insegnanti furono arrestati e inviati nei campi di concentramento, nel nord del paese. Centinaia furono torturati, ma pochissimi cedettero. Nel 1942 gli arrestati vennero rilasciati e quello stesso autunno le scuole riaprirono senza i programmi nazisti.
  2. In Danimarca, sempre durante il nazismo, quando furono proclamate le leggi razziali, tutto il popolo si oppose. Quando fu impartito l'ordine di scrivere "Jude" sulle vetrine dei negozi ebrei, tutti i negozianti - anche i non ebrei - lo scrissero. Quando fu imposta la stella gialla agli ebrei, tutta la popolazione, a cominciare dal re, fece altrettanto. Alla fine, la Danimarca può vantare la percentuale e il numero di ebrei deportati nei campi di concentramento più bassa della II guerra mondiale.
  3. Durante il XIX secolo, nell'Ungheria dominata dall'Austria, le chiese protestanti subirono una dura repressione. Ai processi contro vescovi e pastori arrestati, gli studenti fecero manifestazioni di solidarietà, in totale silenzio e vestiti di nero. Il popolo intero fece resistenza nonviolenta per l'indipendenza del paese. Furono boicottati i prodotti austriaci; nessuno pagò le tasse. Nel 1866, l'imperatore Francesco Giuseppe introdusse la coscrizione militare per la guerra contro la Prussia: nessuno si presentò. Nel 1867, l'Ungheria ottenne l'indipendenza.
  4. Sempre nel XIX secolo, la Norvegia ottenne l'indipendenza dalla Svezia con mezzi esclusivamente non violenti, soprattutto per la fondamentale mediazione del successivamente Premio Nobel Fridtjof Nansen.

Gli esempi citati appartengono a situazioni sostanzialmente già precipitate, il che non fa giustizia all'idea di pacifismo così come andrebbe intesa, che aggiunge, al tentativo di risolvere conflitti già avviati, due principali contesti:

  1. quelli in cui i mezzi non violenti (diplomazia, manifestazioni, trattati e quant'altro) hanno evitato 'in via preventiva' che una situazione precipitasse. Questa porzione di eventi va considerata la maggior forza del pacifismo, anche se la meno eclatante;
  2. quelli in cui l'uso della guerra si è dimostrato incapace di risolvere il conflitto (l'esempio Israele-Palestina è sin troppo paradigmatico), mettendo più che altro a nudo la complessa rete di interessi economici che ruota attorno all'industria bellica.

[modifica] Il pacifismo oggi

La tensione tra sostenitori della pace e sostenitori del conflitto armato è oggi sostituita da una forma di contrasto apparentemente più tenue, ma in realtà molto simile. A livello prettamente dialettico, la vecchia figura del 'guerrafondaio' è probabilmente scomparsa alla fine della Seconda Guerra Mondiale, sostituita da quella più sottile del sostenitore del male necessario, ovvero di chi ritiene che determinate situazioni raggiungano un tale stato di deterioramento da poter essere risolte (dolorosamente) solo con un conflitto armato. La contesa intellettuale sembra oggi svolgersi su questo terreno.

[modifica] Voci correlate

[modifica] Altri progetti