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Pietro Metastasio

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«Il morale da me è analogo al fisico; non temo né il freddo né il caldo e non mi lascio infiammar dalla collera, né ubbriacar dalla gioia»
(Pietro Metastasio)

Pietro Metastasio

Pietro Metastasio (pseudonimo di Pietro Trapassi) (Roma13 gennaio 1698 – Vienna12 aprile 1782) è stato un poeta, librettista e drammaturgo italiano.

Foscolo ebbe a definirlo nel Gazzettino del Bel-mondo «...monarca della Tragedia Italiana cantata da Cesari e Catoni non uomini».

Iniziò a soli undici anni a comporre versi attirando l'attenzione di Gian Vincenzo Gravina, uno dei fondatori dell'Accademia dell'Arcadia che lo adottò e ne modificò il nome in Metastasio, lo educò al culto dei classici e gli fece conoscere la filosofia cartesiana, sperando di fare del piccolo Pietro un autore tragico.

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«Scendi propizia

Col tuo splendore,
O bella Venere,
Madre d'Amore,

O bella Venere,
Che sola sei
Piacer degli uomini

E degli dei. [...]»
(Metastasio, dagli Epitalami, 1722)

Indice

[modifica] L'opera seria

A questo proposito è significativo ricordare che su 27 melodrammi scritti da Metastasio nel corso di quasi 50 anni di attività teatrale, solo 3 hanno finale autenticamente tragico (Didone Abbandonata, Catone in Utica, Attilio Regolo) e, di questi solo uno, il Catone in Utica, prevede la morte "in palese" (cioè in scena) del protagonista. Questo finale lo esporrà a non poche critiche e ripensamenti, al punto che ne appronterà uno alternativo a quello originale in cui la morte di Catone è narrata dalla figlia Marzia.

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