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Sant'Alferio

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Sant'Alferio Pappacarbona (Salerno 930-Badia di Cava 12 aprile 1050) è ricordato come il fondatore della Badia di Cava.

Nato da una nobile famiglia longobarda, sin dalla gioventù si era posto al servizio dei Principi longobardi che dominavano la regione fin dal secolo VII.

Molto stimato per la sua rettitudine e per la prudenza negli affari, Alferio fu inviato quale ambasciatore del suo Principe presso il Re di Germania per sollecitare aiuti militari contro i Bizantini che minacciavano i confini del principato. Ma, giunto alle Alpi, si ammalò gravemente e chiese ospitalità nel monastero di San Michele della Chiusa e fece voto che, se fosse guarito, avrebbe rinunciato alla carriera diplomatica e si sarebbe fatto religioso benedettino. Guarì e adempì il voto vestendo l'abito di San Benedetto da Norcia nella grande Abbazia di Cluny in Francia.

In quell'ambiente Alferio fu anche consacrato sacerdote.

Dopo alcuni anni, però, il Principe Guaimario III lo richiamò a Salerno per riformare i molti monasteri di quella città. Alferio ubbidì e si accinse all'opera ma, dopo un certo tempo, sentendosi attratto da una vita di solitudine, abbandonò segretamente Salerno e si rifugiò nella grotta Arsicia, alle falde del monte Finestra oggi nel comune di Cava de' Tirreni. Quì, con due compagni, si diede totalmente alla preghiera, alla penitenza ed al lavoro manuale.

Ben presto la fama della sua santità si diffuse nei paesi circostanti e cominciarono ad affluire discepoli bramosi di seguire il suo esempio e gente di ogni ceto in cerca di consigli e di soccorso. Ad Alferio vennero attribuiti molti miracoli, dei quali ci è giunta notizia.

Si impose allora la necessità di costruire un monastero sufficiente per una dozzina di religiosi. Dopo molte preghiere ed in seguito alla famosa visione dei tre raggi, tramandata dalla tradizione orale popolare, ma non cofermata da documenti storici contemporanei, iniziò la costruzione del monastero e della chiesa nello spazio angusto tra il fiumicello Selano e la grotta Arsicia. Sorse, così, la Badia di Cava che egli dedicò alla Santissima Trinità. Era l'anno 1011 secondo alcune fonti o, forse, qualche anno più tardi. Comunque nell'Archivio Cavense si conserva il primo diploma di donazione del 1025, con il quale i principi di Salerno Guaimario III e IV concedono in proprietà al monastero, ormai in piena efficienza, la fascia terriera comprendente la Grotta Arsicia e l'ampia zona sovrastante su cui poi sorse l'attuale Corpo di Cava.

Fra i suoi discepoli si ricordano Leone, che gli succederà nel governo del monastero, e Desiderio di Benevento che poi divenne Abate del Monastero di Montecassino e quindi Papa col nome di Vittore III.

Confortato da una presunta visione del Redentore, che gli avrebbe preannunziato la sua morte imminente, il 12 aprile 1050 (giovedì santo), dopo aver celebrato le funzioni liturgiche, pregando nella sua grotta, morì, si narra, in piena efficienza di corpo e di spirito e all'età di 120 anni.

Fu sepolto nella medesima grotta che da allora divenne il cuore della Badia.

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