La Libia non è un paese sicuro

La gioia per la bella notizia della mancata convalida dell’arresto di Carola Rackete è stata immediatamente dissolta dalla notizia terribile della strage compiuta a Tajoura nella notte.

44 le persone rimaste uccise a seguito di un raid che ha colpito un centro di detenzione nei pressi di Tajoura, area periferica di Tripoli, 140 i feriti. Nel centro si trovavano almeno 200 migranti secondo fonti locali, almeno 600 secondo la missione Onu sul posto.

Le immagini diffuse in rete sono raccapriccianti. Non avrebbe potuto esserci un modo peggiore per ricordarci che la Libia non è un Paese sicuro né per i suoi cittadini né per i migranti.

Nonostante questo, la Camera ha avuto oggi il coraggio di confermare la scelta del Governo di proseguire la missione italiana in Libia e il supporto alla Guardia Costiera libica.  Confermando, nei fatti, gli accordi stretti dal governo precedente.

Secondo l’Onu i migranti detenuti nei centri di detenzione in Libia sono circa 3.600.

Sono detenuti in condizioni orribili.

Ultima notizia di ieri, la morte per fame e torture di almeno 20 migranti nel centro di Zintan, nella Libia occidentale.

I centri di detenzione dovrebbero essere chiusi e i migranti trasferiti subito in altri paesi.

Ma l’Italia e l’Europa preferiscono chiudere gli occhi e fare finta di non vedere.

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Tratto da: http://www.cronachediordinariorazzismo.org/
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