La traduzione letteraria dall’Asia meridionale fatica a imporsi sui mercati internazionali

 11 total views,  1 views today

‘Le cose vanno meglio ma c'è ancora molto da fare’

Covers of Books written/translated by Jenny Bhatt. Used with permission.

Copertine di libri scritti o tradotti da Jenny Bhatt. Per concessione.

Secondo la scrittrice indiana-americana, traduttrice e critica letteraria Jenny Bhatt [en, come tutti i link successivi, salvo diversa indicazione], soltanto una piccola percentuale di libri scritti in lingue dell'Asia meridionale, riesce a farsi strada tra i lettori internazionali, specialmente nel mercato statunitense.

Bhatt insegna scrittura creativa al Writing Workshops Dallas e conduce Desibooks, un forum multimediale globale che dà voce alla letteratura dell'Asia meridionale e collega lettori e scrittori attraverso la conversazione e la comunità. La raccolta di racconti con cui ha esordito, ‘Each of Us Killers’, pubblicato da 7.13 Books, ha vinto il premio 2020 Foreword INDIES nella categoria “Racconti Brevi” ed è anche stato finalista nella categoria Narrativa Multiculturale per adulti.

La sua ultima traduzione letteraria, ‘Ratno Dholi: Dhumketu’s Best Short Stories’, pubblicata da HarperCollins India, è stata selezionata per il 2021 PFC-VoW Book Awards per la sezione “Traduzione Inglese dalle Lingue Locali”.

In un'intervista via email con Global Voices, ha parlato della sua ultima traduzione letteraria e delle prospettive della letteratura dell'Asia meridionale nel mercato internazionale.

Jenny Bhatt. Image via author. Used with permission.

Jenny Bhatt. Image via author. Used with permission.

Global Voices (GV): Parlaci del lavoro di traduzione dei racconti di Dhumketu.

Jenny Bhatt (JB): This was my first book-length translation of a writer's work. Before that, I'd translated the odd short story for family members but nothing beyond that. For this project, I read approximately 600 short stories by Dhumketu [the pen name of Gujarati writer Gaurishankar Govardhanram Joshi (1892-1965)] to select the 26 or so for the collection. This was a long process.

I also learned a lot along the way about the craft of literary translation. I'm still learning, I believe. The commercial side of things was a steep learning curve as well, in terms of getting copyright permission, etc. I started the book project in 2017 and the book finally launched in 2020. So, beyond the craft and commercial aspects, I learned the art of patience and self-discipline to stay on course despite setbacks.

Jenny Bhatt (JB): È stata la mia prima traduzione di un intero libro di uno scrittore. Prima di questo, avevo tradotto in modo occasionale racconti brevi per i membri della mia famiglia ma niente di più. Per questo progetto, ho letto circa 600 racconti di Dhumketu (pseudonimo di Gujarati writer Gaurishankar Govardhanram Joshi [1892-1965)] per selezionarne 26 per la raccolta. Un processo molto lungo.Ho anche imparato tanto in merito alle tecniche di traduzione letteraria. Sto ancora imparando.

Anche la parte commerciale è stata una strada in salita, tipo ottenere le autorizzazioni per il copyright, ecc… Ho cominciato questo progetto nel 2017 ed è stato lanciato nel 2020. Quindi, oe alla questione tecnica e agli aspetti commerciali, ho imparato l'arte della pazienza e dell'autodisciplina che mi hanno aiutata a non mollare nonostante gli intoppi.

GV: Com'è stato il percorso editoriale?

JB: The publishing journey for the translation was educational, for sure. I didn't start out with the idea of doing a book-length translation. I was actually querying an agent in India for my own short story collection [‘Each of Us Killers’ came out in the United States in 2020]. In my email, I'd mentioned how I was also doing a bit of translation work. The agent called me within the hour, keen on the translation.

Then began the long process of getting copyright permission, getting a publisher, actually completing the translation, editing it, etc. The thing that no one had predicted or anticipated was, of course, that the book would launch during a global pandemic. So that added more challenges, as I was in the US while the book was being released in India—and the world was just getting used to going all virtual with book events. So, anyway, as I tell people, all of us who had debuts during the global pandemic are now prepared for pretty much anything as far as book launches go.

JB: Il percorso editoriale per la traduzione è stato di certo istruttivo. Non ero partita con l'idea di realizzare la traduzione di un libro intero. In realtà stavo raccogliendo informazioni da un agente in India per una mia raccolta di piccoli racconti. [‘Each of Us Killers’ è uscito negli Stati Uniti nel 2020]. In una email, ho fatto riferimento al fatto che facevo anche traduzione. L'agente mi ha chiamata dopo un'ora, entusiasta all'idea della traduzione.

Da qui è cominciato il lungo iter per ottenere il copyright, trovare un editore, finire la traduzione, editarla, ecc. La cosa che nessuno aveva previsto era che il libro sarebbe uscito nel mezzo di una pandemia. Pertanto la cosa si è fatta più complicata poiché mi trovavo negli USA mentre il libro usciva in India – e il mondo iniziava ad abituarsi alle presentazioni virtuali. Come ormai dico, tutti noi che abbiamo debuttato durante la pandemia, siamo ormai pronti a qualsiasi cosa per quanto riguarda il lancio di un libro.

GV: Parlaci del tuo podcast.

JB: Desi Books focuses on books from or about South Asia. I find that, particularly in the [West], our books are not given their due attention. The desi [a word used to describe the people, cultures, and products of the Indian subcontinent and their diaspora] books that do make it big are often those that check off certain boxes for western gatekeepers and critics, that confirm certain stereotypes and biases people have about South Asia. So my goal is to spotlight the amazing diversity of our literary traditions. And, as I always say, a rising tide lifts all boats. In the end, our literary culture is that much richer and stronger if we all support and uplift each other.

Finally, I want to do and be more of what I'd like to see in the world. So, if I want to see more diverse South Asian books being accepted and read, I need to do my bit of literary citizenship toward that. I find it more productive to put out positive energy through this kind of work than to just complain about the problems I see across the literary landscape. Right now, it's a solo venture because I can't afford to pay anyone, but I'm hoping to find some funding options so I can pay a couple of folks to do interviews and reviews. Let's see.

JB: Desi Books si occupa di libri dell'Asia meridionale. Trovo che, particolarmente in occidente, i nostri libri non ricevano abbastanza attenzione. I libri desi [un parola usata per indicare le persone, le culture e i prodotti del subcontinete indiano e la loro diaspora] che hanno successo, sono spesso quelli che obbediscono a certi criteri per i gatekeeper e i critici occidentali, ovvero quelli che obbediscono ad alcuni stereotipi e pregiudizi che la gente ha sull'Asia meridionale. Quindi, il mio obiettivo è quello di mettere in luce l'incredibile diversità delle nostre tradizioni letterarie. Come dico sempre, una marea crescente solleva tutte le barche. Alla fine, la nostra cultura letteraria è molto più ricca e forte se ci sosteniamo ed eleviamo a vicenda.

Infine, voglio fare ed essere più di quello che vorrei vedere nel mondo. Per questo, se voglio vedere più libri dell'Asia meridionale accettati e letti, devo dare un mio contributo civico alla cultura letteraria. Trovo più produttivo trasmettere energia positiva attraverso questo tipo di impegno che lamentarmi dei problemi che vedo nel contesto letterario. Al momento è un'impresa solitaria perché non posso permettermi di pagare nessuno, ma spero di trovare qualche finanziamento in modo da poter assumere un paio di persone per fare interviste e recensioni. Vediamo.

GV: Sono previste ae uscite? A cosa stai lavorando in questo momento?

JB: These days, I'm working on a novel as my longer-term project. But I do have ongoing book reviews and short story translations coming out on a regular basis. [My creative writing class] takes up a good part of my working day. And, of course, there's the podcast, which takes a certain amount of time on a weekly basis. But all of this, for me, is part of my writing discipline. I see them all as different and necessary parts of my writing life. And I'm very grateful to be able to do all of these things.

JB: in questo periodo sto lavorando ad un progetto a lungo termine, ovvero a un romanzo. Ma mi sto anche occupando di recensioni di libri e traduzioni di racconti che escono regolarmente. [La mia classe di scrittura creativa] occupa una buona parte della giornata lavorativa. E poi c'è il podcast che assorbe una buona porzione della settimana. Tutto ciò rappresenta parte della mia formazione nella scrittura, li considero tutti pezzi fondamentali della mia vita di scrittrice. E sono grata di poter fare tutte queste cose.

GV: Come vedi la presenza della letteratura dell'Asia meridionale nel mercato mondiale?

JB: It's been getting better over time. But, in general, there's this tokenism that often takes place. Some new writer gets crowned as ‘the’ South Asian writer of our time. And then, all the western literary gatekeepers want more of the same. For the longest time, this was Jhumpa Lahiri. She's a terrific writer, but she does not and should not be held as representative of ALL South Asian literature. Or, the books that get rave reviews are those that exoticize or erase aspects of our cultures that somehow don't fit the generally accepted biases out there. Again, I believe things are getting better but there's definitely more to be done.

JB: Migliora nel tempo ma, in generale, si tratta di forme di tokenismo. Qualche nuovo scrittore viene incoronato come “lo” scrittore dell'Asia meridionale del nostro tempo. A quel punto, tutti i gatekeeper della letteratura occidentale cercano di più della stessa cosa. Per molto tempo lo è stata Jhumpa Lahiri. Si tratta di una scrittrice straordinaria, ma non è e non dovrebbe essere considerata rappresentativa di TUTTA la letteratura dell'Asia meridionale. Oppure, i libri che ottengono recensioni entusiastiche sono quelli che danno un tocco “esotico” o cancellano aspetti delle nostre culture che in qualche modo non si adattano ai pregiudizi generalmente accettati là fuori. Di nuovo, credo che le cose stiano migliorando, ma c'è sicuramente tanto da fare ancora.

GV: Che consigli daresti a quei traduttori e scrittori che cercano editori internazionali?

JB: I'll be honest that literary translations in general—and those from South Asia, in particular—are not popular enough in international markets. I believe it's best to start with a publisher in South Asia and, once the book has had a bit of success in this region, then try for international publishers. Mostly, you'll have to research and query with publishers who specifically want to take on translations and have some track record of having published South Asian translations.

In my case, my Indian publisher, HarperCollins India, had global rights for my translation. So they pitched my book, along with a few other titles, to a US publisher. I did not have to get involved with the negotiations and such—and, to be honest, that's all good with me. It takes a lot of time and effort to do all of that on your own. Another option is to translate shorter works and submit them to literary magazines. That can help build a publication history which, especially in the international market, carries some weight.

JB: Voglio essere sincera e dire che le traduzioni letterarie in generale – e quelli dall'Asia meridionale, in particolare – non sono abbastanza popolari nel panorama internazionale. Credo sarebbe meglio cominciare con un editore in Asia e, una volta che il libro ha raggiunto un discreto successo, allora provare a proporlo a editori internazionali. Per lo più, bisognerà cercare e chiedere a editori specificamente interessati a traduzioni e che hanno una certa esperienza nella pubblicazione di traduzioni dall'Asia meridionale.

Nel mio caso, il mio editore indiano, HarperCollins India, aveva i diritti globali per la mia traduzione. Così hanno proposto il mio libro, insieme ad alcuni ai titoli, a un editore statunitense. Non ho dovuto essere coinvolta nelle negoziazioni e cose del genere – e, a essere onesti, mi sta bene così. Ci vuole molto tempo e impegno per fare tutto questo da soli. Un'aa opzione è quella di tradurre opere più brevi e presentarle a riviste letterarie. Questo può aiutare a costruire una storia di pubblicazioni che, specialmente nel mercato internazionale, ha un certo peso.

I lavori di Bhatt sono apparsi in diverse riviste e pubblicazioni internazionali. Dopo aver vissuto e lavorato in India, Inghilterra, Germania, Scozia e diverse parti degli Stati Uniti, adesso vive nella periferia di Dallas, Texas.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.