Libia: un’altra violazione dei diritti umani. Obbligati a combattere per il Paese che li tortura

Pubblichiamo qui di seguito l’appello di Dossier Libia.

Si aggrava ulteriormente in queste ore la situazione in Libia dove si fronteggiano due fazioni ben note per i massacri dei civili: il governo nazionale di Fayez Al Serraj e le forze del generale Haftar.

Il primo appoggiato dalle nazioni unite, il secondo dagli Emirati Arabi. Diversi gli attacchi missilistici su Tripoli partiti dalle truppe di Haftar e si contano già i primi morti. A Open Online sono giunti messaggi e video dalle persone rinchiuse nei centri di detenzione della capitale, che testimoniano del conflitto in atto e di come la situazione sia fuori controllo.

Due giorni fa, il 6 aprile, l’Eni ha fatto evacuare il proprio personale presente a Tripoli, Wafa ed ElFeel, raccordandosi con la Farnesina ed i servizi segreti.

Non c’è invece nessuna uscita per le migliaia di persone (donne, uomini e bambini) detenute nei lager libici che vi vivono in condizioni disumane, sottoposte a torture giornaliere, alla fame ed alla sete e che adesso si ritrovano in gabbia sotto i bombardamenti.

E’ di queste ore la notizia che cittadini eritrei e sudanesi sarebbero stati costretti ad indossare divise militari per imbracciare le armi e difendere il paese che tortura loro e le loro famiglie.

Un abominio continuo che ha il marchio anche dell’Italia che possiede interesse economici enormi in Libia con i giacimenti dell’ENI, (interessi fatti sulla pelle delle 5700 persone detenute nei lager libici) e che continua a considerare il paese come porto sicuro per i migranti che scappano e a rischio della vita cercano al salvezza in Europa.

L’Italia che ha firmato accordi di sangue e morte con la Libia. Libia che non ha mai ratificato la Convenzione di Ginevra.

L’Italia, il cui Ministro dell’Interno continua a considerare la Libia un porto sicuro, che rimanda nelle carceri libiche uomini, donne e bambini che continuano ad essere abusati.

L’Italia che evacua in sicurezza il suo personale e non dice una parola per chi vi è trattenuto sotto tortura.

L’Italia che lascia morire in mare migliaia di persone e respinge chi arriva, contro ogni legge nazionale ed internazionale e contro ogni senso di umanità.

Sono molte le ONG che da tempo denunciano le condizioni dei lager libici, nell’indifferenza di tutti gli stati europei. Dossier Libia/LasciateCIEntrare si appella a tutte le forze nazionali ed internazionali perché vengano fatte evacuare dai centri di detenzione tutti gli uomini e le donne e i bambini trattenuti.

Lanciamo un appello affinché tutti i detenuti nelle prigioni libiche formali ed informali abbiano quel diritto alla libertà che gli è stato di fatto negato da una indifferente e corresponsabile Unione Europa.

Lanciamo un appello affinché le oltre 5700 persone siano portate in luogo sicuro e che la cosiddetta Europa civile si adoperi ORA perché venga garantita la vita e l’incolumità di queste persone ed il raggiungimento di un paese dove possano trovare accoglienza in totale sicurezza e che garantisca dei diritti umani.

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Tratto da: http://www.cronachediordinariorazzismo.org/
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