Materializzare internet

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Il principale cambiamento indotto dallo sviluppo delle reti di quinta generazione sarà quello della “materializzazione” di Internet. Finora il racconto del web si è incentrato sul suo aspetto immateriale, sulla possibilità di scambiare “bit” invece che oggetti e di “smaterializzare” qualsiasi interazione umana. L’arrivo del 5G capovolge questo punto di vista. Internet si appresta a connettere miliardi di “oggetti” in quello che viene chiamato “Internet delle cose” – IOT. Dalle automobili a guida autonoma, all’agricoltura di precisione, alle fabbriche 4.0, agli apparati per il monitoraggio dell’ambiente e per la cura a distanza della salute dei cittadini. Tutti questi “oggetti” saranno tra loro connessi per realizzare reti “materiali” in grado di assicurarci servizi difficilmente realizzabili senza milioni di sensori e di micro-attuatori distribuiti nel territorio. Queste reti-servizio nasceranno “dal basso”, a partire dalle esigenze degli utenti e non “dall’alto” come parti delle reti degli operatori di telecomunicazioni che attualmente ci garantiscono la connessione ad Internet (l’immagine è di limi4innovation.it).

 

 

 

 

Così  spiegava Antonio Sassano, Presidente della Fondazione Ugo Bordoni, in un articolo pubblicato sul sito dell’ANCI (Associazione Nazionale dei Comuni Italiani) su un argomento davvero molto interessante: le Reti-Servizio 5G.

 

E poi continuava: Le aziende, le attività commerciali, gli agricoltori, lo stesso Comune e anche i singoli cittadini saranno in grado di realizzare reti-servizio 5G dedicate alla gestione delle proprie colture, delle proprie fabbriche, dei servizi che rendono il comune una smart-city e delle proprie abitazioni. Reti-servizio in grado diproteggere i dati prodotti: sia quelli personali che quelli specifici generati dalle attività comunali e dai processi produttivi. Una ricchezza da non condividere con abilitatori esterni come finora avvenuto sul web immateriale dove abbiamo ceduto a Google, Amazon e Facebook informazioni sul nostro “privato” in cambio di servizi.

 

 

 

Un ambito che proviamo a rilanciare ed approfondire proprio grazie ad un altro interessante articolo, questa volta pubblicato sul sito della Fondazione Bordoni, di resoconto di un incontro tenutosi qualche mese fa dal titolo inequivocabile: “5G e Reti Locali”. Abbiamo preso in considerazione la presentazione di Franco Accordino, della Commissione Europea, “5G and the digital transition of local communities” e da essa estraiamo, per fare poi delle considerazioni, il quadro di “use case” e scenari futuri di implementazione basata su 5G dei cosiddetti SGI, Service of General Interest.

 

Quando si sente parlare di SGI si pensa certamente alla crescita della comunità. Tuttavia la trappola dell’interesse privato dell’operatore non è da sottovalutare; ecco perché la consapevolezza delle potenzialità del 5G è un passaggio propedeutico che qualsiasi Amministrazione Comunale deve fare per non vedersi sovrastata da soluzioni tecnologiche inutili. Una trappola che, con i fondi che il PNRR sta per distribuire proprio sul capitolo “ambiguo” della digitalizzazione e del 5G, è ancora più minacciosa.

 

L’idea presentata in queste slide è di lavorare a livello locale per realizzare queste applicazioni, ma la domanda che ogni amministratore dovrà porsi è: questa applicazione serve per garantire il Bene Comune? Se viene implementata questa soluzione cosa guadagna la comunità?

 

Riteniamo che i driver decisionali debbano essere due più uno:

 

  1. le caratteristiche della tecnologia 5G: eMBB (Enhanced mobile broadband, connessione mobile a banda larga con rate fino a qualche Gigabit per secondo), URLLC (Ultra reliable and low latency Communication, bassa latenza utile per le applicazioni cosiddette “mission critical”) e MIoT (Massive IoT), più recentemente definito anche con il termine mMTC, massive Machine Type Communications – capacità di connettività degli oggetti negli ambiti più disparati

 

  1. le reali necessità delle persone, cioè dei cittadini e – quindi – delle amministrazioni comunali. La domanda che un amministratore pubblico dovrebbe farsi è: questa applicazione serve per perseguire il Bene Comune?

 

  1. gli impatti sulla salute delle onde elettromagnetiche

 

 

 

Approfondendo questi tre principi, si possono fare delle considerazioni sulle applicazioni SGI presentate da Accordino:

 

a. Healthcare digitisation: patient monitoring and assistance at home/ambulance/hospital

 

E’ di questi giorni l’inaugurazione a Bari della Centrale Operativa Regionale di Telemedicina . Sul sito della regione Puglia viene così descritto il funzionamento della Centrale: “ Il team medico, in base alle esigenze del paziente, gli fornisce il kit di dispositivi (tablet, saturimetro, multiparametrico, bilancia ecc) che consentono la rilevazione e il monitoraggio dei parametri. In caso di necessità si aziona il sistema automatico di allarmistica. Un’app, disponibile per Android e iOS da fine ottobre, permette al paziente di restare in contatto con il proprio medico specialista e con il caregiver tramite videochiamate e chat, può consultare l’agenda delle televisite programmate, visualizzare il piano terapeutico e inserire i parametri vitali da comunicare al medico in tempo reale.”

 

Questo utile ed interessante esperimento sta però a dimostrare che non è necessariamente il 5G la tecnologia abilitante per garantire l’assistenza sanitaria remota (a meno di progetti più ambiziosi come quelli dell’esecuzione a distanza di interventi chirurgici, per cui occorre una delle caratteristiche peculiari del 5G, la latenza). Una riflessione da fare, queste, quando si dovrà declinare il dettato del PNRR: senza il filtro della conoscenza della tecnologia e delle reali necessità del territorio, il PNRR rischia di diventare un distributore di fondi a esclusivo vantaggio dei fornitori.

 

b. Disaster prevention: geo-environmental data, predictive modeling

 

Quella per la prevenzione dei disastri naturali è – a nostro giudizio – una delle più utili applicazioni della tecnologia 5G. La ragione è molto semplice: non vi sono, almeno per il momento, altre soluzioni tecnologiche che riescano a garantire le performance richieste perché la funzione di prevenzione sia opportunamente realizzata. Senza la URLCC e l’mMTC, cioè senza la bassa latenza e senza la capacità di connettere sensori distribuiti con alta densità per unità di superficie, non sarebbe possibile realizzare applicazioni di monitoraggio e di gestione dei disastri naturali. Un esempio di grandissimo interesse è quello dell’ SHM (Structural Health Monitoring), dettagliatamente descritto nel testo “The 5G Italy Book 2019: a Multiperspective View of 5G”, in una sezione preparata dall’Università degli Studi di L’Aquila Sezione, “Structural Health Monitoring and Earthquake Early Warning over 5G Networks”.

 

 

Negli ultimi anni si sono moltiplicati i disastri con i quali le amministrazioni dovranno fare i conti. Esiste quindi una chiara esigenza di prevenzione e gestione. Per queste applicazioni la tecnologia 5G sembra essere molto promettente. Ci sembra naturale, quindi, un impegno delle Amministrazioni stesse sull’asse politico (l’asse su cui probabilmente si dovrà operare perché la fetta di frequenze per queste specifiche reti servizio sia assegnata) e sull’asse operativo (sarà forse il caso di farsi trovare pronti con idee e progetti che rispondano alle specifiche esigenze del territorio che si amministra) per poter indirizzare le proposte degli operatori/fornitori.

 

 

 

  1. Immersive virtual education and smart working environments in public administration

 

Qui si entra in un ambito di difficile lettura: senza voler tornare sulla questione mai totalmente compresa dello smart working vs lavoro agile vs lavoro da remoto, lo scenario sembra essere questo: da un lato il ministro Brunetta, che non sembra essere il maggiore sponsor di questa “nuova” modalità di lavoro (“Tutto il dibattito sul lavoro agile – così si legge in un articolo del Fatto Quotidiano di qualche giorno fasi è acceso con la decisione del ministro della funzione pubblica Renato Brunetta di riportare i lavoratori pubblici in blocco in presenza. Operazione che, a suo dire, porterà un aumento del prodotto interno lordo grazie alla ripresa della ristorazione”); dall’altro gli operatori e i fornitori di tecnologia, ovviamente interessati a vendere servizi e infrastrutture. Ancora una volta qui la domanda da porsi è: ha davvero senso realizzare applicazioni di realtà virtuale che porterebbero nella cucina di casa – il luogo in cui uno può immaginarsi di accendere il proprio laptop. Si, è una enorme semplificazione! – il proprio responsabile d’ufficio? Diverso potrebbe essere l’ambito della “virtual education” che, possiamo immaginare, riguarda di più il miglioramento di quella che potremmo definire la peggiore esperienza imposta dalle chiusure per Covid, la Didattica a Distanza; oppure l’erogazione di servizi di training avanzato in specifici ambiti della formazione professionale. Rispondere a questa domanda è dirimente sulla scelta della tecnologia: se da un lato per la realizzazione di servizi di telemedicina non implica necessariamente l’utilizzo del 5G, per le applicazioni di realtà virtuale la scelta sembra quasi obbligata. L’uso dell’avverbio è dettato da un altro aspetto da esplorare: tali servizi vanno erogati in mobilità oppure no?

 

c. Smart agriculture and precision farming

 

Qui il punto di fondo è: le soluzioni di smart agricolture e precision farming, che del 5G hanno bisogno soprattutto per la sua caratteristica di coprire un numero di nodi connessi ad alta densità di superficie, soddisfano un bisogno della collettività oppure no? In che modo l’aumento di efficienza produttiva – e magari della produttività stessa di una impresa agricola –  si rifletterebbe sulla collettività? In che modo un eventuale investimento in tecnologia 5G del pubblico per il settore agricolo si rifletterebbe in senso positivo sui cittadini dell’amministrazione che se ne farebbe carico? Questo è il dibattito a cui i Sindaci e le amministrazioni sono chiamati.

 

 

d. Industry 4.0, manufacturing and logistic

 

La questione – al netto ovviamente del settore d’impresa – è sostanzialmente la stessa del punto precedente. In effetti c’è un punto in più, quello della logistica che riguarda sia la materia dei trasporti (pensiamo al cosiddetto Platooning) sia alla gestione “smart” dei magazzini. Ma, a costo di essere noiosi: un investimento pubblico per il 5G che ripercussione avrebbe sulla collettività?

 

 

Un interessante approfondimento sull’utilizzo del 5G per la realizzazione SGI è stato elaborato da EUSALP, (EU Strategy for the Alpine Region). Si tratta di una lista di casi di studio che suggeriamo di “maneggiare con cura”: è vero che ci sono delle soluzioni che appaiono di effettivo interesse generale, ma non convince sempre il fatto che sia il 5G la tecnologia abilitante. E’ materia da approfondire e che pensiamo vada analizzata da diversi punti di vista. Il dibattito va aperto al più presto per evitare di farsi trovare impreparati.

 

Il quadro di riferimento, ne abbiamo parlato proprio un anno fa, è quello disegnato dall’art. 38 del Decreto Legge n.76 del 16 Luglio 2020 che recita così:

 

  1. All’articolo 8, della legge 22 febbraio 2001, n. 36, il comma 6308 è sostituito dal seguente: “6. I comuni possono adottare un regolamento per assicurare il corretto insediamento urbanistico e territoriale degli impianti e minimizzare l’esposizione della popolazione ai campi elettromagnetici con riferimento a siti sensibili individuati in modo specifico, con esclusione della possibilità di introdurre limitazioni alla localizzazione in aree generalizzate del territorio di stazioni radio base per reti di comunicazioni elettroniche di qualsiasi tipologia e, in ogni caso, di incidere, anche in via indiretta o mediante provvedimenti contingibili e urgenti, sui limiti di esposizione a campi elettrici, magnetici ed elettromagnetici, sui valori di attenzione e sugli obiettivi di qualità, riservati allo Stato ai sensi dell’articolo 4.”.

 

 

 

 

 

Da più parti questa normativa è stata vista come una norma che stabilisce che le Amministrazioni Comunali non possono vietare l’installazione dell’infrastruttura 5G sul proprio territorio. Forse le cose non sono proprio in questi termini. Si è autorizzati a pensare che questa sia, al contrario, una opportunità per intervenire in modo consapevole e critico con mozioni o ordinanze che più che vietare riescano – oltre che a normare aspetti attualmente poco trattati nei regolamenti comunali, proprio per le novità intrinseche del 5G – ad indirizzare gli operatori e i fornitori verso l’implementazione di SGI in 5G su Reti Servizio davvero utili per il territorio.

 

Grazie per l’attenzione e alla prossima :)

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