Giosuè Carducci – Adolescenza e Gioventù poetica nel Foscolo

I.

In questa edizione le poesie del Foscolo, liriche e satiriche, originali e tradotte, edite e inedite, con varianti e illustrazioni d’ogni maniera, tengono 485 pagine; e sono distribuite in quattro parti: 1) pubblicate da esso l’autore, 2) frammenti del carme alle Grazie, 3) postume e traduzioni, da quella in fuori dell’Iliade, 4) giovanili. Sta innanzi in CCXXVI pagine la prefazione del Chiarini, che dà di esse poesie la storia interna ed (altro…)

Giosuè Carducci – Sull'”Atta Troll” di Heinrich Heine

I.

L’Atta Troll, immaginato in Cauteretz, piccolo borgo de’ Pirenei, nel 1841, nella stagione delle bagnature, fu buttato giú in una prima composizione sul finire di quell’autunno, e nel 1842 pubblicato a pezzi in un periodico tedesco che s’intitolava Il mondo elegante. «Ma in generale i poemi epici – scriveva il Heine al suo editore Campe – han da essere rifusi piú d’una volta: quante volte rimutò il suo l’Ariosto! quante il (altro…)

Giosuè Carducci – La vida es sueño di Calderón de la Barca

I.

Pietro Calderon della Barca, del quale il signor Ernesto Rossi rappresentava su le scene del Brunetti or sono due sere la commedia intitolata La vita è un sogno, fu soldato e prete spagnolo del secolo decimosettimo. Soldato, combatté, fra le altre, le guerre di Fiandra: prete, fu canonico di Toledo, cappellano reale in Madrid, confratello della congregazione di san Pietro apostolo: ebbe pensione a corte di trenta scudi il mese, benefizi (altro…)

Giosuè Carducci – Don Quixote

La vita e i fatti dell’ingegnoso gentiluomo don Chisciotte della Mancia descritti da Michele Cervantes di Saavedra», fa questo il primo libro ch’io lessi non a pena giunto all’età dell’intendere e imparato che ebbi a rilevare sufficientemente. Mi ricordo ancora benissimo quel dolce tempo. Scappavo la mattina di casa, e correvo al giardino di corte, per leggervi, senza essere disturbato, il Don Chisciotte. Era una bella giornata di maggio: la fiorente (altro…)

Jose Marti – A Enrique Estrazulas

Téngame amistad mayor
Por no escribirle, que ese
Silencio, aunque a Vd. le pese,
No es silencio, que es pudor.

Y hágole aquí la limosna
De callar: ve que no vengo
Con usura; pero tengo
Mucho que hacer para el «Vosna»

Como ando al vuelo, me excusa
Tanta rima en participio,
Y tanto relleno y ripio,—
¡Los postizos de la Musa!

¡Oh, mi amigo,—esos retoños
De pensamiento en tortura!
¡Ese afeitar la hermosura
Con guirindainas y moños!

Gusto de echar del ardiente
Cerebro lo que en él danza,
Como (altro…)

Jose Marti – A Emma

No sientas que te falte
el don de hablar que te arrebata el cielo,
no necesita tu belleza esmalte
ni tu alma pura más extenso vuelo.

No mires, niña mía,
en tu mutismo fuente de dolores,
ni llores las palabras que te digan
ni las palabras que te faltan llores.

Si brillan en tu faz tan dulces ojos
que el alma enamorada se va en ellos,
no los nublen jamás tristes enojos,
que todas las mujeres de mis labios,
no son una mirada (altro…)

Jose Marti – A Eloy Escobar

No sabe el sol cuando asoma
Cuántas tristezas alumbra;
Ni el amigo cuando pasa
Callado por mi vetusta
Puerta —cuánta devorante
Pena recia mi alma enluta,—
Ni cuánta del mar revuelto
Viene al labio amarga espuma.

No tiene su querellosa
Flautilla cuando modula
Más que quejas de la tierra,
Memorias del cielo augustas,—
Son más tristes que el que mueven
Dentro del ánima turbia
Remembranzas del pasado
Bien que en ruinas se sepulta,
Y la tibia frente orean
Con el aire de las tumbas.

Ni sabe Orestes ingrato
Como a (altro…)

Antonio Machado – Yo voy sonando caminos

Yo voy soñando caminos
de la tarde. ¡Las colinas
doradas, los verdes pinos,
las polvorientas encinas!…

¿Adónde el camino irá?
Yo voy cantando, viajero,
a lo largo del sendero…
—La tarde cayendo está—.

En el corazón tenía
la espina de una pasión;
logré arrancármela un día;
ya no siento el corazón
.

Y todo el campo un momento
se queda, mudo y sombrío,
meditando. Suena el viento
en los álamos del río.

La tarde más se oscurece;
y el camino se serpea
y débilmente blanquea,
se enturbia y desaparece.

Mi cantar vuelve (altro…)

Antonio Machado – A la muerte de Rubén Dario

Si era toda en tu verso la armonía del mundo,
¿dónde fuiste, Darío, la armonía a buscar?
Jardinero de Hesperia, ruiseñor de los mares,
corazón asombrado de la música astral,

¿te ha llevado Dionysos de su mano al infierno
y con las nuevas rosas triunfantes volverás?
¿Te han herido buscando la soñada Florida,
la fuente de la eterna juventud, capitán?

Que en esta lengua madre la clara historia quede;
corazones de todas las Españas, llorad.
Rubén Darío ha muerto en sus (altro…)

Federico Garcia Lorca – Cancion de jinete

En la luna negra
de los bandoleros,
cantan las espuelas.

Caballito negro.
¿Dónde llevas tu jinete muerto?

…Las duras espuelas
del bandido inmóvil
que perdió las riendas.

Caballito frío.
¡Qué perfume de flor de cuchillo!

En la luna negra,
sangraba el costado
de Sierra Morena.

Caballito negro.
¿Dónde llevas tu jinete muerto?

La noche espolea
sus negros ijares
clavándose estrellas.

Caballito frío.
¡Qué perfume de flor de cuchillo!

En la luna negra,
¡un grito! y el cuerno
largo de la hoguera.

Caballito negro.
¿Dónde llevas tu jinete muerto?

Fernando Pessoa – Sonho. Não sei quem sou neste momento.

Sonho. Não sei quem sou neste momento.
Durmo sentindo-me. Na hora calma
Meu pensamento esquece o pensamento,

      Minha alma não tem alma.

Se existo é um erro eu o saber. Se acordo
Parece que erro. Sinto que não sei.
Nada quero nem tenho nem recordo.

      Não tenho ser nem lei.

Lapso da consciência entre ilusões,
Fantasmas me limitam e me contêm.
Dorme insciente de alheios corações,

      Coração de ninguém.

Fernando Pessoa, 6-1-1923

Luigi Capuana – Suggestione

«Gentilissima signora… anzi poco… anzi niente gentilissima signora.
«Perchè dovrei mentire? Per ossequio al galateo? Alla galanteria? Al sesso? Alle convenienze sociali?
«Non me ne importa niente.
«Voglio essere un maleducato, un villanaccio!
«È assai se metto: Signora.
«Che cosa sono stato per voi?
«Un misero giocattolo. Vi siete divertita otto lunghi mesi ad esercitare sopra di me le diverse prepotenze della vostra bellezza, della vostra grazia, del vostro spirito, dei vostri capricci, e all’ultimo, mi avete (altro…)

Luigi Capuana – Il Villino

Riccardo Tulli aveva maledetto più volte il giorno in cui gli era venuta l’idea di quel villino che doveva essere il nido della sua felicità coniugale.
L’ingegnere Ridolfi, a cui si era rivolto per un progetto che fosse insieme opera d’arte e di comodità moderna, gliene avea presentato uno da milionario. Probabilmente, era stato eseguito per commissione di qualche altro che poi si era pentito di buttare in sassi centinaia di mila (altro…)

Luigi Capuana – Perché

Gentile signora.

Questa è l’ultima lettera che riceverete da me. Quando essa giungerà nelle vostre mani, io sarò lontano, molto lontano, e nessuno potrà darvi notizie di colui che ha interessato la vostra curiosità e non è riuscito, neppure un istante, a produrre il minimo movimento nel vostro cuore.
Se vi ripetessi a voce quel che ho scritto, voi protestereste, come tant’altre volte, contro la mia affermazione. Protestereste sorridendo, scotendo il capo in (altro…)

Luigi Capuana – Potere di Ombre

Vedendoli andare attorno sorridenti di giovinezza, elegantissimi, tutti li guardavano con ammirazione e qualcuno con benevola invidia. Le persone, che li conoscevano di nome, si maravigliavano che quella luna di miele durasse da qualche anno; gli amici per poco non chiamavano ostentazione la gioconda sincerità che traspariva da ogni loro parola, da ogni loro atto, e confermava la leggenda di una affezione di fanciulli trasformatasi in divampante amore vittorioso di ogni (altro…)

Luigi Capuana – Un segreto di Pulcinella

– Sì – disse la contessa Nughelli – io amo il pettegolezzo…. quello degli altri; è divertente ed istruttivo. Niente rivela il carattere di una persona quanto il sentirla parlare con graziosa malizia, con sorridente perfidia, di fatti che, in apparenza, non la riguardano punto, non la interessano minimamente, e che intanto….
Il pettegolezzo – la interruppe Salzani – è cosa tutta femminile.
– Che fa molto comodo agli uomini – replicò la (altro…)

Luigi Capuana – La voglia

Era accaduto quel che suole accadere nei matrimoni di amore: si volevano un po’ di bene, ma non si amavano più. Convivevano nella stessa casa; apparentemente, agli occhi della gente, niente era mutato nelle loro abitudini: teatri, conversazioni, feste, riunioni intime; sempre insieme, dovunque, come in quel primo anno, dopo il lungo viaggio di nozze che fece tanto parlare delle loro lune di miele perchè era durato parecchi mesi. Lei era (altro…)

Luigi Capuana – L’apostolo

Contrariamente alla sua volontà, erano accorsi a riceverlo alla stazione. Più di trecento. Bandiera, anzi, làbaro rosso con le insegne dei diversi mestieri: un martello, una sega, una cazzuola, una zappa – e una dozzina di musicisti della Società dei lavoratori che facevano anche parte della Banda comunale. Gli altri, compreso il Grancassa, come lo chiamavano, si erano rifiutati d’intervenire perchè appartenenti alla Lega dei forti, sdegnosi di avere qualcosa da (altro…)

Luigi Capuana – Pietro-Paolo Paradossi

Del suo bel cognome Allegri quasi nessuno ormai si ricordava da che gli amici lo avevano ribattezzato Paradossi per la sua paradossale maniera di ragionare intorno a qualunque soggetto.
Gli era fin accaduto una volta, a proposito di una cambialina, che lo strozzino sospettasse un inganno nella firma col cognome Allegri e la volesse invece con quello di Paradossi.
– Ma io non posso fare una falsità!
– Eh, via! Lei scherza. Tutti lo (altro…)

Federico De Roberto – Studio di donna

I.

– La signora duchessa ha chiamato?
– Rimandate la carrozza. Portate via quei fiori. Non sono in casa per nessuno, avete capito?
E come il cameriere si era inchinato a quegli ordini pronunziati con voce breve e concitata, la duchessa di Neli si lasciò cadere sulla vénitienne.
Una mezza luce filtrava delle stuoie abbassate ed il raccoglimento era tutt’intorno profondo. I soffici tappeti, le tendine pesanti isolavano ancora più completamente quel remoto boudoir che (altro…)

Federico De Roberto – Il ritratto del Maestro Albani

Mentre Anastasio Natali dava gli ultimi tocchi al suo quadro della Ginestra – un orrido e deserto paesaggio vulcanico, tutto asperità, crepacci, lastroni, fra i quali, a mazzi, a ciuffi, a boschetti, i gialli fiorellini mettevano come una nevicata d’oro – la tenda che mascherava l’uscio d’entrata fu rimossa, e la figura del maestro Albani apparve a metà.
– È permesso?
– Avanti.
L’Albani entrò, col cappello in mano; si avvicinò rapidamente al cavalletto, (altro…)

Federico De Roberto – Il memoriale del marito

«…. Che cosa direi ai signori giurati?
«Io direi loro così:
Prima di condannare un uomo bisogna ascoltarlo. Io so quel che ho fatto e non cerco di sottrarmi alle conseguenze che pesano su di me. Soltanto, giacchè il mio nome è uscito dalla oscurità in cui sempre si mantenne, giacchè esso è stato dato in pascolo alla malsana curiosità della folla, io ho il dovere, più che il diritto, di narrare tutta (altro…)

Federico De Roberto – Il passato

I.

Ella glie lo aveva detto:
– Non ne sarai geloso?
Ed Andrea le era caduto ai piedi, sollevando verso di lei uno sguardo luccicante di passione.
– Geloso del tuo passato? Ma vi è un passato per te?… per me?… Non siamo noi nati appena da pochi giorni, dal giorno benedetto che io ti confessai l’amor mio? Il bacio che io ti diedi in fronte non è stato il battesimo tuo?… E il mondo (altro…)

Federico De Roberto – Documenti umani

I.

“Quando voi leggerete queste pagine, io sarò morto. Non voglio, non voglio andarmene nel silenzio e nell’ombra, senza dirvi tutto quello che ho in cuore, senza mostrarvi tutta l’opera spaventevole compita da voi, senza lasciarvi – ultimo ricordo della nostra tenera amicizia – l’eterno rimorso del male che voi avete commesso.
“Io non sono generoso?… Ah! bisognava che apprendessi alla vostra scuola la generosità!… Sentite: la mamma mia dorme di là, nella (altro…)

Grazia Deledda – Il pane

Finché sono stata signorina, mi è toccato di fare il pane in casa. Questo voleva nostra madre, e questo bisognava fare: non per economia, che grazie a Dio allora si era ricchi, più ricchi di quanto ci si credeva, ma per tradizione domestica: e le tradizioni domestiche erano, in casa nostra, religione e legge.
Dura legge, quella di doversi alzare prima dell’alba, quando il sonno giovanile ci tiene stretti stretti nelle sue (altro…)

Grazia Deledda – La casa della luna

Quello stesso ragazzo che ci condusse con esito tanto negativo a cercare la casa delle fate, affermava di sapere anche dov’è la casa della madre della luna e quella della madre dei venti.
Questa è più difficile a trovarsi perché sorge in cima alle montagne; i venti vi giocano davanti, come i ragazzi nel cortile, e sono capaci di buttarvi per terra col loro soffio, o di scaraventarvi addosso macigni e tronchi (altro…)

Grazia Deledda – Forse era meglio…

Alis aveva dieci anni e doveva studiare: lo studio però non gli andava a genio: avrebbe preferito viaggiare o almeno stare nella strada o nel prato a giocare, sia pure col suo cagnolino Bau che gli saltellava sempre attorno come fosse attaccato a lui da un fil di ferro a molla.
Quando era proprio costretto a studiare, Alis si faceva venire il mal di testa, e pregava il cielo che qualche avvenimento (altro…)

Grazia Deledda – Comincia a nevicare

– Siamo tutti in casa? – domandò mio padre, rientrando una sera sul tardi, tutto intabarrato e col suo fazzoletto di seta nera al collo. E dopo un rapido sguardo intorno si volse a chiudere la porta col paletto e con la stanga, quasi fuori s’avanzasse una torma di ladri o di lupi. Noi bambine gli si saltò intorno curiose e spaurite.
– Che c’è, che c’è?
– C’è che comincia a nevicare (altro…)

Grazia Deledda – Il dono di Natale

I cinque fratelli Lobina, tutti pastori, tornavano dai loro ovili, per passare la notte di Natale in famiglia.
Era una festa eccezionale, per loro, quell’anno, perché si fidanzava la loro unica sorella, con un giovane molto ricco.
Come si usa dunque in Sardegna, il fidanzato doveva mandare un regalo alla sua promessa sposa, e poi andare anche lui a passare la festa con la famiglia di lei.
E i cinque fratelli volevano far corona (altro…)

Grazia Deledda – Colomba

Antonio Azar e il suo antico amico Efes Mulas, ora farmacista e riccone, avevano deciso di passar una notte in campagna. Efes era cacciatore; Antonio letterato; entrambi figli di pastori, avevano trascorso l’infanzia sull’altipiano, fra i pascoli e le macchie, e serbavano un profondo sentimento della natura, un modo forte di sentire che nel Mulas confinava con la rozzezza.
Una sera d’agosto i due giovanotti s’avviarono verso l’ovile del padre di Azar: (altro…)

Grazia Deledda – Amori Moderni

Era agli ultimi di febbraio: una sera tiepida e dolce.
La signora e le figliuole del professor Rotta-Torelli, riunite intorno alla tavola ancora apparecchiata, nella saletta tranquilla la cui porta a vetri dava su un giardino incolto, discorrevano col giovane professore Antonio Azar.
A dire il vero, la signora, ancor giovane e bella, ma coi capelli bianchissimi, ascoltava in silenzio, stuzzicandosi i denti e guardando con due vivi occhi neri or l’uno or (altro…)

Folgore da San Gimignano – Umiltà dolcemente li riceve

Umilità dolcemente il riceve,
e dice: “Punto non vo’ che ti gravi,
ch’e’ pur convien ch’io ti rimondi e lavi,
e farotti piú bianco che la neve;

e intendi quel ched io ti dico breve,
ch’i’ vo’ portar dello tuo cor le chiavi,
ed a mio modo converrà che navi,
ed io ti guiderò sí come meve.

Ma d’una cosa far tosto ti spaccia,
ché tu sai che soperbia m’è nimica:
che piú con teco dimoro non faccia.

I’ ti sarabbo cosí (altro…)

Folgore da San Gimignano – Ecco prodezza che tosto lo spoglia

Ecco Prodezza, che tosto lo spoglia
e dice: “Amico, e’ convien che tu mudi,
per ciò ch’i’ vo’ veder li uomini nudi
e vo’ che sappi non abbo altra voglia;

e lascia ogni costume che far soglia,
e nuovamente t’affatichi e sudi;
se questo fai, tu sarai de’ miei drudi
pur che ben far non t’incresca né doglia”.

E quando vede le membra scoperte,
immantinente sí le reca in braccio
dicendo: “Queste carni m’hai offerte;

i’ le ricevo e questo don ti (altro…)

Folgore da San Gimignano – Ora si fa un donzello cavalieri

Ora si fa un donzello cavalieri;
e’ vuolsi far novellamente degno,
e pon sue terre e sue castell’a pegno
per ben fornirsi di ciò ch’è mistieri:

annona, pane e vin dà a’ forestieri,
manze, pernici e cappon per ingegno;
donzelli e servidori a dritto segno,
camere e letta, cerotti e doppieri;

e pens’a molti affrenati cavagli,
armeggiatori e bella compagnia,
aste, bandiere, coverte e sonagli;

ed istormenti con gran baronia,
e giucolar per la terra guidàgli,
donne e donzelle per ciascuna via.

San Francesco d’Assisi – Cantico di Frate Sole o delle Creature

Altissimu, onnipotente bon Signore,
Tue so’ le laude, la gloria e l’honore et onne benedictione.

Ad Te solo, Altissimo, se konfano,
et nullu homo ène dignu te mentovare.

Laudato sie, mi’ Signore cum tucte le Tue creature,
spetialmente messor lo frate Sole,
lo qual è iorno, et allumini noi per lui.
Et ellu è bellu e radiante cum grande splendore:
de Te, Altissimo, porta significatione.

Laudato si’, mi Siignore, per sora Luna e le stelle:
il celu l’ài formate clarite et (altro…)

Ugo Foscolo – Dei Sepolcri

All’ombra de’ cipressi e dentro l’urne
confortate di pianto è forse il sonno
della morte men duro? Ove piú il Sole
per me alla terra non fecondi questa
bella d’erbe famiglia e d’animali,
e quando vaghe di lusinghe innanzi
a me non danzeran l’ore future,
né da te, dolce amico, udrò piú il verso
e la mesta armonia che lo governa,
né piú nel cor mi parlerà lo spirto
delle vergini Muse e dell’amore,
unico spirto a mia vita raminga,
qual fia ristoro (altro…)

We are not Charlie and we will never be.