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San Bernardino da Siena – Il capitolo delle bestie

El lione udí una volta che i frati avevano fatto capitolo, laddove essi s’accusavano peccatori de’ falli i quali ellino avevano commessi, rendendosene in colpa. Dice il lione: “O, se i frati fanno capitolo di tutti loro dinanzi al loro maggiore, io che so’ il maggiore di tutti gli animali della terra, e so’ signore di tutti loro, debbo io èssare peggio di loro?” E subito fece comandare il capitolo a tutti gli animali, che venissero dinanzi a lui. E ragunandosi cosí, elli entrò in una sedia; e come fu dentro, elli fa comandare che tutti si ponessero a sedere intorno a lui. E cosí sedendo, disse il lione: “Io non voglio che noi siamo peggio che gli altri in questo. Io voglio che noi facciamo capitolo come fanno i frati, laddove voglio che si dica ogni peccato e male che si fa; però che essendo io el maggiore, voglio saperli. Io ho sentito che molti pericoli so’ stati fatti per voi. Io dico a chi tocca. E però voglio che ciascuno dica a me il peccato suo. Venite tutti a me a uno a uno accusarvi peccatori di quello che voi avete fatto.”
Egli fu detto all’asino che andasse prima; e l’asino andò oltre al lione, e inginocchiossi e disse: “Missere, misericordia!” Dice il lione: “Che hai fatto, che hai fatto? dillo.” Dice l’asino: “Missere, io so’ d’un contadino, e talvolta egli mi carica e pommi la soma della paglia e ménami alla città per venderla: elli è stato talvolta ch’io ne tollevo un boccone, mentre ch’io andavo, non avvedendosene il mio padrone; e cosí io ho fatto alcuna volta.” Allora, dice il lione: “Oh! ladro, ladro, traditore, malvagio; non pensi tu quanto male tu hai fatto? E quando potrai tu restituire quello che valeva quello che tu hai furato e mangiato?” E subito comandò che quest’asino fusse preso e fussegli dato una grande carica di bastonate; e cosí fu fatto.
Doppo lui andò la capra dinanzi al lione, e similmente si pose ginocchioni, domandando misericordia. Dice il lione: “Che hai fatto tu? O di’ il peccato tuo.” La capra dice: “Signore mio, io dico mia colpa, ch’io so’ andata talvolta in cotali orti di donne a far danno, e spezialmente in un orto d’una vedova, la quale aveva un suo orticello, dove erano molte erbucce odorifare, petorsello, maiorana, serpollino e anco del basilico; e molte volte feci danno di cotali cavoli, e anco di cotali arboscellini giovanelli; e tollevo le cime che erano piú tènare. E come io feci questo danno a costei, cosí anco ho fatto in molti orti; e talvolta feci danno per modo, che io non vi lassavo nulla di verde.” Dice il lione: “Doh! io mi so’ abbattuto già a due coscienzie molto variate: l’una l’ha tanto sottile, che è troppo; e l’altro l’ha troppo grossa, come fa el ladro dell’asino. Tu ti fai una grande coscienzia di mangiare queste tali erbuccie? Eh! va’ in buon’ora; va’, non te ne fare coscienzia; doh! vattene alla pura, come vo’ io. Non bisogna dire di questo peccato: egli è usanza delle capre di fare a questo modo. Tu hai una grande scusa, imperoché tu se’ inchinata a far questo. Va’, va’, ch’io t’assolvo, e non vi pensar piú.”
Dietro alla capra andò poi la volpe, e posesi in ginocchioni dinanzi al lione. Dice il lione: “Or di’ i tuoi peccati; che hai tu fatto?” La volpe disse: “Missere, io dico la mia colpa, ch’io ho ammazzate di molte galline e mangiatole, e talvolta so’ entrata al pollaio ove albergano; e perché io ho veduto di non poterle agiógnare, ho fatto vista che la mia coda sia un bastone, e che io el voglia arrandellare; e perché elleno hanno creduto che sia bastone, subito spaventate so’ volate a terra, e allora io so’ corsa fra loro, e quante ne ho potuta giognare, tante n’ho ammazzate; e mangiavo quelle che io potevo, e l’avanzo lassavo stare morte, benché talvolta io me ne portavo una o piú.” Dice il lione: “O, tu hai quanta coscienzia! Vai in buon’ora, va’; egli è naturale a te tutto questo che tu fai; io non te ne dò già niuna penitenzia, e non te lo imputo già in peccato. Anco ti dico che tu facci valentemente nel modo che tu hai fatto, e non t’incresca se non di quelle che rimangano.”
E partita costei, v’andò poi il lupo, e disse: “Signor mio, io so’ andato talvolta a torno alla mandria delle pecore, vedendo com’ella sta. Tu sai che la rete è alta intorno intorno, e io ho posto mente il luogo dove e piú agevolmente io possa entrare; e come io ho trovato il luogo, io so’ andato per un legno, che io pensi che sia grave quant’una pecora, e provo come io posso entrare e uscire con esso; e questo fo per non essere sopraggionto da’ cani. E come io ho fatto questo, e io entro dentro, piano quanto io ho potuto, col peso del bastone, e subito ho ammazzato piú pecore che io non ho avuto bisogno, e sommene venuto cor una in collo.” Dice il lione: “Oh, questa è l’altra coscienzia sottile! Sai che ti rispondo? Non te ne far mai coscienzia di tali cose; va’ e fa gagliardamente da ora in là, senza pensiero niuno di me.” E cosí partito il lupo, v’andò la pecora; e andò col capo basso, dicendo: “Be, be.” Dice il lione: “Che hai fatto, madonna ipocrita?” Ella risponde: “Missere, io so’ talvolta passata per le vie, al lato dove so’ seminate le biade, e so’ talvolta salita alla macchia, e vedendo quell’erbuccine verdi e tenaruccie, io n’ho tolti cotali bocconcelli: non l’ho già cavate, ma holle svettate di sopra, sopra quello tenaruccio.” Allora dice il lione: “O maladetta ladra, ladra traditrice, sicché tu hai fatto cotanto male! E vai dicendo sempre be, be, e rubbi in sulla strada! O maladetta ladra, quanto male hai fatto! Oltre; datele di molte bastonate; tanto ne le date, che voi la rompiate tutta quanta, e fate che voi la teniate tre dí senza mangiare niuna cosa.”
Oh, e’ e’ è quanto sale in questa novella! Hammi inteso? Corbo con corbo non si cava mai occhio. A proposito: quando sarà uno cattivo lupo o volpe che farà una cosa, cuopre, cuopre che non si vegga, sai, come la gatta. Ma se è la pecoruccia o la capra, cioè la vedova, o il pupillo o un povaretto che dica o faccia una piccola cosa; amazza, amazza, e’ si vorrebbe fare. E cosí è rubbato per modo, che non gli rimane nulla. Lupo e lupo non si mangiano insieme, ma mangiano l’altrui carni. E però vi dico: O tu che reggi, non bastonare l’asino e la pecora per una piccola cosa, e non commendare il lupo e la volpe per lo fallo grande. Che debbi fare? Tèmpara il liuto con discrezione, discernendo difetto da difetto.


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