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Dante Alighieri – Tutti li miei penser parlan d’Amore

Tutti li miei penser parlan d’Amore;
e hanno in lor sì gran varietate,
ch’altro mi fa voler sua potestate,
altro folle ragiona il suo valore,

altro sperando m’apporta dolzore,
altro pianger mi fa spesse fiate;
e sol s’accordano in cherer pietate,
tremando di paura che è nel core.

Ond’io non so da qual matera prenda;
e vorrei dire, e non so ch’io mi dica:
così mi trovo in amorosa erranza!

E se con tutti voi fare accordanza,
convenemi chiamar la mia nemica,
madonna la Pietà, che mi difenda.

Jacopo Alighieri – Chiose alla cantica dell’Inferno di Dante Alighieri – pubblicate per la prima volta in corretta lezione con riscontri e fac-simili di codici, e precedute da una indagine critica

EText-No. 30766
Title: Chiose alla cantica dell’Inferno di Dante Alighieri – pubblicate per la prima volta in corretta lezione con riscontri e fac-simili di codici, e precedute da una indagine critica
Author: Alighieri, Jacopo di Dante;Alighieri, Iacopo;Alighieri, Jacopo, 14th cent.
Language: Italian
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EText-No. 30766
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Author: Alighieri, Jacopo di Dante;Alighieri, Iacopo;Alighieri, Jacopo, 14th cent.
Language: Italian
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EText-No. 30766
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Author: Alighieri, Jacopo di Dante;Alighieri, Iacopo;Alighieri, Jacopo, 14th cent.
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Author: Alighieri, Jacopo di Dante;Alighieri, Iacopo;Alighieri, Jacopo, 14th cent.
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Dante Alighieri – Non v’accorgete voi d’un che si smore

Non v’accorgete voi d’un che si smore
e va piangendo, sì si disconforta?
Io prego voi, se non vi sete accorta,
che lo miriate per lo vostro onore.
E’ si va sbigottito, in un colore
che ‘l fa parere una persona morta
con tanta pena che ne li occhi porta,
che di levarli già non ha valore.
E quando alcun pietosamente ‘l mira,
lo cor di pianger tutto li si strugge,
e l’anima sen dol sì che ne stride:
e se non fosse ch’elli allor si fugge,
sì alto chiama voi quand’ei sospira
ch’altri direbbe: «Or sappiam chi l’ancide».

Dante Alighieri – Questa donna che andar mi fa pensoso

Questa donna che andar mi fa pensoso
porta nel viso la vertù d’Amore,
la qual fa disvegliar altrui nel core
lo spirito gentil, se v’è nascoso.
Ella m’ha fatto tanto pauroso,
poscia ch’io vidi lo dolce signore
ne li occhi soi con tutto il su’ valore,
ch’io le vo presso e riguardar non l’oso.
E s’avvien ciò, ched i’ quest’occhi miri,
io veggio in quella parte la salute,
che lo ‘ntelletto mio non vi pò gire.
Allor si strugge sì la mia vertute
che l’anima che move li sospiri
s’acconcia per voler del cor fuggire.

Dante Alighieri – Poi che sguardando il cor feriste in tanto

Poi che sguardando il cor feriste in tanto
di grave colpo, ch’io non batto vena,
Dio, per pietà, or deali alcuna lena,
che ‘l tristo spirto si rinvegna alquanto.
Or non vedete consumar in pianto
gli occhi dolenti per soperchia pena?
la qual sì stretto a la morte mi mena,
che già fuggir non posso in alcun canto.
Vedete, donna, s’io porto dolore,
e la mia voce ch’è fatta sottile,
chiamando a voi mercé sempre d’amore:
e s’el v’aggrada, donna mia gentile
che questa doglia pur mi strugga ‘l core
eccomi apparecchiato servo umile.

Dante Alighieri – Io non domando, Amore

Io non domando, Amore,
fuor che potere il tuo piacer gradire;
così t’amo seguire
in ciascun tempo, dolce il mio signore.
Eo son in ciascun tempo ugual d’amare
quella donna gentile
che mi mostrasti, Amor, subitamente
un giorno, che m’entrò sì ne la mente
la sua sembianza umile,
veggendo te ne’ suoi begli occhi stare,
che dilettare il core
da poi non s’è voluto in altra cosa
fuor che ‘n quella amorosa
vista ch’io vidi rimembrar tuttore.
Questa membranza, Amor, tanto mi piace
e sì l’ho imaginata
ch’io veggio sempre quel ch’io vidi allora;
ma dir non lo poria, tanto m’accora
che sol mi s’è posata
entro a la mente, però mi do pace;
ché ‘l verace colore
chiarir non si poria per mie parole.
Amor, come si vole,
dil tu per me là ‘v’io son servitore
Ben deggio sempre, Amore,
rendere a te onor, poi che desire
mi desti d’ubidire
a quella donna, ch’è di tal valore.

Dante Alighieri – De gli occhi di quella gentil mia dama

De gli occhi di quella gentil mia dama
esce una vertù d’amor si pina
ch’ogni persona che la ve’ s’inchina
a veder lei, e mai altro non brama.
Beltà e Cortesia sua dea la chiama,
e fanno ben, ché l’è cosa si fina
ch’ella non par umana, anti divina,
e sempre sempre monta la sua fama.
Chi l’ama come pò esser contento
guardando le vertù che ‘n lei son tante!
E s’ tu mi dici: «come ‘l sai?», che ‘l sento.
Ma se tu mi dimandi e dici: «Quante?»,
non ti so dire, ché non son pur cento,
anti più d’infinite ed altrettante.

Dante Alighieri – Molti volendo dir che fosse Amore

Molti volendo dir che fosse Amore
disser parole assai, ma non potero
dir di lui cosa che sembrasse il vero
né diffinir qual fosse il suo valore.
Ben fu alcun che disse ch’era ardore
di mente imaginato per pensiero;
e alcun disse ch’era desidero
di voler nato per piacer del core.
Io dico che Amor non è sustanza,
né cosa corporal ch’abbia figura
anzi è passione in disianza;
piacer di forma dato per natura
si che ‘l voler del core ogni altro avanza:
e questo basta fin che ‘l piacer dura.

Dante Alighieri – Quando il consiglio tra li uccei si tenne

Quando il consiglio tra li uccei si tenne,
di nicistà convenne
che ciascun comparisse a tal novella;
e la cornacchia maliziosa e fella
pensò mutar gonnella,
e da molti altri uccei accattò penne;
e addobbossi, e nel consiglio venne:
ma poco si sostenne,
perché parea sopra gli altri bella
e l’un domandò a l’altro:«Chi è quella?»,
sì che finalmente ella
fu conosciuta. Or odi che n’avvenne.
Che tutti gli altri uccei le fur dintorno,
sì che sanza soggiorno
la pelar sì, ch’ella rimase ignuda;
e l’un dicea: «Vedi bella druda!»
dicea l’altro: «Ella muda»;
e così la lasciaro in grande scorno.
Similemente divien tutto giorno
d’uom che si fa adorno
di fama o di vertù ch’altrui dischiuda
che spesse volte suda
de l’altrui caldo, tal che poi agghiaccia.
Dunque beato chi per sé procaccia.