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GAspara Stampa – Gioia somma, infinito, alto diletto

Gioia somma, infinito, alto diletto,
or che l’amato mio tesoro ho presso,
or che parlo con lui, che ‘l miro spesso,
m’ingombrerebbe certamente il petto,
se ‘l cor non mi turbasse un sol sospetto
di tosto tosto rimaner senz’esso,
per quel ch’io veggo a qualche segno espresso,
ché sol apre Amor gli occhi a l’intelletto.
E, se ciò è, io vo’ certo finire
questa misera vita in un momento,
anzi ch’io provi un tanto aspro martìre;
perché conosco chiaramente e sento
che senza lui mi converria morire,
ch’è l’appoggio, a cui ‘l viver mio sostento.

Inghilfredi, Sì alto intendimento

Sì alto intendimento
m’ave donato Amore,
ch’eo non sac[c]io invenire
in che guisa possa merzè trovare.
Però lo mio talento
m’a[ve] miso in errore,
ca non volse soffrire
di non voler sì altamente amare.
Ma poi che piacere
à l’Arnore, che tant’è poderoso,
ciò è lo mio volere;
m’à miso il core in af[f]anno gravoso,
non saccio loco che n’agia ragione.
Penso se narramento
è fatto [a] alcun signore
per dover diffinire
al qual de’ dui s’ac[c]orda più, ‘ver pare.
Non è gran fallimento
d’amar, poi che ‘l meo core
è voluto asentire
a tal voler ch’eo no ‘l posso abentare.
E però degia avere
l’amore forza in loco dobitoso;
e facci’ a lei sapere
che son le pene del male amoroso:
forza d’amar mi mette a condizione.
Lo meo innamoramento
m’à sì tolto ‘l valore
[ . . . . . . ]
Però ‘l gran valimento
di lei, cui chiamo fiore,
vorria, s’eo l’auso dire,
umilmente di merzè pregare
di darme alegiamento
di pic[c]iolo sentore
[ . . . . -ire]
la dolce c[i]era sol d’uno isguardare,
perchè lo meo dolere
avesse via di non esser dottoso
contra l’alto parere
di lei, che m’è come l’omo nascoso,
che per aguaito face offensione.

Isabella Morra – Fortuna che sollevi in alto stato

Fortuna che sollevi in alto stato
ogni depresso ingegno, ogni vil core,
or fai che ‘l mio in lagrime e ‘n dolore
viva piú che altro afflitto e sconsolato.
Veggio il mio Re da te vinto e prostrato
sotto la rota tua, pieno d’orrore,
lo qual, fra gli altri eroi, era il maggiore
che da Cesare in qua fusse mai stato.
Son donna, e contra de le donne dico
che tu, Fortuna, avendo il nome nostro,
ogni ben nato cor hai per nemico.
E spesso grido col mio rozo inchiostro
che chi vuole esser tuo piú caro amico
sia degli uomini orrendo e raro mostro.

Isabella Morra – D’un alto monte onde si scorge il mare

D’un alto monte onde si scorge il mare
miro sovente io, tua figlia Isabella,
s’alcun legno spalmato in quello appare,
che di te, padre, a me doni novella.
Ma la mia adversa e dispietata stella
non vuol ch’alcun conforto possa entrare
nel tristo cor, ma di pietà rubella,
la calda speme in pianto fa mutare.
Ch’io non veggo nel mar remo né vela
(cosí deserto è lo infelice lito)
che l’onde fenda o che la gonfi il vento.
Contra Fortuna alor spargo querela
ed ho in odio il denigrato sito,
come sola cagion del mio tormento.

Vittoria Colonna – Per cagion d’un profondo alto pensiero

Per cagion d’un profondo alto pensiero
Scorgo il mio vago oggetto ognor presente;
E vivo e bello sì riede alla mente,
Che gli occhi il vider già quasi men vero.
Per seguir poi quel divin raggio altero,
Ch’è la sua scorta, il mio spirito ardente
Aprendo l’ali al ciel vola sovente,
D’ogni cura mortal scarco e leggiero:
Ove del suo gioir parte contemplo,
Chè mi par d’ascoltar l’alte parole
Giunger concento all’armonia celeste.
Or se colui, che qui non ebbe esemplo,
Nel mio pensier di lungi avanza il sole,
Che fia; vederlo fuor d’umana veste?

Gaspara Stampa – Alto colle, gradito e grazioso – Lettura di Valerio Di Stefano – Audiobook – MP3

      010_-_Alto_colle_gradito_e_grazioso

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