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Antonio Alamanni – Accozza po’ due volte il fiume Dice

Accozza po’ due volte il fiume Dice,
Quell’arte dolorosa che tu sai;
Ma tante, e tante volte lo farai,
Ch’io ti vedrò morir come fenice:
Stimo che per morir sarai felice,
Perche per morte alla vita ne andrai
Pregoti per mio amor tu poppi assai,
Poiche quell’arte non ti si disdice.
Sicche volendo tu diventar Gallo
Haver la coda dietro ai bargiglioni;
Senza tua gran vergogna non puoi fallo.
Ma gli raddoppia, e vuota, ch’e’cannoni,
Tu sei farfalla, e positi in sul tallo
E cerchi con che mordono i scarpioni.
Masticando Piccioni,
Hai fatto il corpo tuo che pare un limbo,
Et agli anni sei babbo, al poppar bimbo.

Emilio Praga – I due poeti

Per un sentiero a margini
di gigli e di roveti,
un lungo stuol precedono
due giovani poeti;
non hanno al crin l’olimpico
raggio del greco Apollo,
non l’arpa ad armacollo,
perché lo stuoli li seguita
fra i gigli e fra i roveti?
Lo stuol lo ignora e mormora:
quei due, son due poeti!

E meste donne, e vergini
dagli occhi innamorati,
e giovinetti pallidi
di larve innebriati,
e vecchi malinconici
pieni di antiche storie,
belli di antiche glorie,
risa mescendo e lagrime,
fra i gigli e fra i roveti,
col plauso e la bestemmia
seguono i due poeti.

L’un canta: – I dì declinano,
la creazione è stanca;
un immenso sbadiglio
il vecchio Adamo abbranca;
la vetustà dei secoli
piange nell’universo,
e, in alta noia immerso,
fra i dormienti arcangeli,
Dio nell’azzurro io scerno
che raccapriccia all’orrida
idea d’essere eterno.

Desolazione e tenebra,
ecco il nuovo retaggio!
Si fan di gelo i crateri,
muor sulle fronti il raggio;
onta all’amplesso, o vergini!
Maledetti i neonati!
Perano i fior sui prati,
e, coperta di cenere,
l’umanità languente
si dissolva nei torbidi
vapor dell’occidente! –

E l’altro canta: – Vivere
è uno scoppio di riso;
il mondo è un manicomio
che inneggia al paradiso!
Vedete i fior? Oh lagrime
della occulta allegrezza,
e la terra si spezza
perché ci dican gli alberi
che giù nel tenebrore
non si cessa di ridere,
e si fa ancor l’amore!

Vecchi pensosi, e vecchie
dimesse, usciamo al sole;
scordiamo i dì che furono
per intrecciar carole;
e intorno a voi si accoppiino
le giovinette razze;
proli beate e pazze
escan dai fianchi indomiti
dei forti e delle belle;
e presto andrem nell’aria
a dischiodar le stelle! –

E il primo ancora: – Oh l’Ellade,
la Venere di Milo!
Splendor, melodi, effluvii
dall’Ellesponto al Nilo!…
O Memfi, o Babilonia!
Gioite ancor dal nulla;
giganti della culla,
ecco i pigmei del feretro!
Questa che si dissolve
ripiomberà, caligine,
sopra la vostra polve! –

E l’altro ancora: – Un brindisi,
fanciulli, all’avvenire!
E prepariamo un tumulo
ai dubbi, ai pianti, all’ire!
Siam gli eredi dei secoli
che ha fatto economia;
a noi la legge pia,
la libertà dell’anima,
il lavoro ferace,
a noi l’amore, il genio,
l’innocenza e la pace! –

Tal pel sentiero a margini
di gigli e di roveti
un lungo stuol precedono
i giovani poeti.
Però la folla attonita
va ripetendo intorno:
se l’un sorride al giorno,
se l’altro è nelle tenebre,
fra i gigli e fra i roveti,
perché la terra viaggiano
insieme i due poeti?

E meste donne, e vergini
dagli occhi innamorati,
e giovinetti pallidi
di larve inebriati,
e vecchi malinconici
pieni di antiche storie,
belli di antiche glorie,
dicon: son risa o lagrime,
son gigli o son roveti
che cogliean sul mistico
sentier dei due poeti?

Allora un vecchio incognito
apparve d’improvviso :
pareva un dell’Iliade,
tanto era grande in viso;
certo avea visto l’epoche
dei palesati arcani.
Stette, ed alzò le mani;
i due si inginocchiarono,
e quell’immenso stuolo
fu tutto muto e immobile
in un momento solo.

– Dalle regioni eteree,
dai sempiterni campi
dove i Ver sono oceani,
dove le Idee son lampi,
piova su te, miserrima,
cieca turba, la luce:
è Amor che ti conduce!
É il divino carnefice
che han questi due nel core!
– Amor che guida al tumulo,
sia gioia o sia dolore! –

Disse: e, il manto sciogliendone,
scoperse a lor due piaghe,
che nell’ombra grondavano
su quelle forme vaghe;
lo stuol seguìta avevala,
la bella coppia esangue,
fra due rivi di sangue;
e quei due rivi uscivano
a flutti, e niun li vide,
uno dal cor che lagrima,
l’altro dal cor che ride.

Franco Sacchetti – Due frati minori passano dove nella Marca è morto uno; l’uno predica sopra il corpo per forma che tale avea voglia di piagnere che fece ridere

Non fu sí canonizzata la fama del Basso di piacevolezza dopo la sua morte, quanto fu canonizzata la fama d’uno ricco contadino falsamente in santità in questa novella. E’ non è gran tempo che nella Marca d’Ancona morí nella villa un ricco contadino, che avea nome Giovanni; ed essendo, innanzi che si sotterrasse, tutti gli suo’ parenti e uomeni e donne nel pianto e ne’ dolori, volendoli fare onore, non essendo ivi vicina alcuna regola di frati, per avventura passorono due frati minori, li quali da quelli che erano diputati a fare la spesa furono pregati che alcuna predicazione facessono a commendazione del morto.
Li frati, nuovi sí del paese, e sí d’avere conosciuto il morto, cominciorono tra loro a sorridere, e tiratisi da parte disse l’uno all’altro:
– Vuo’ tu predicar tu, o vuogli che io predichi io?
Disse l’altro:
– Di’ pur tu.
Ed egli seguí:
– Se io prédico, io voglio che tu mi prometta di non ridere.
Rispose di farlo.
Dato l’ordine e l’ora, e saputo il nome del morto, il valentre frate andò, come è d’usanza, dove era il morto e tutta l’altra brigata; e salito alquanto in alto, propose:
– Que, qui . Per que s’intende Janni, per qui s’intende Joanni dello Barbaianni; non ci dico cavelle, perché vola di notte. Signori e donne, io sento che questo Joanni è stato bon peccatore, e quando ha possuto fuggire li disagi, volentiera ce l’ha fatto; ed è ben vivuto secondo il mondo; hacci preso gran vantaggio nel servire altrui, ed ègli molto spiaciuto l’essere diservito: largo perdonatore è stato a ciascuno che bene gli abbia fatto, e in odio ha avuto chi gli abbia fatto male. Con gran diletto ha guardato li santi dí comandati; e secondo ho sentito, gli dí da lavorare s’è molto guardato da’ mali e dalle rie cose. Quando li suoi vicini hanno avuto bisogno, fuggendo le cose disutili, sempre gli ha serviti: è stato digiunatore quando ha aúto mal da mangiare: è vissuto casto, quando costato li fosse. Oratore m’è detto che è stato assai: ha detto molti paternostri, andandosi al letto, e l’Ave Maria almeno, quando sonava nel popul suo. Spesso ne’ dí fuor di settimana facea elemosine. Venendo alla conclusione, li costumi e le opere sue sono state tali e sí fatte che sono pochi mondani che non le commendassono. E chi mi dicesse: “O frate, credi tu che costui sia in Paradiso?” Non credo. “Credi tu che sia in Purgatorio?” Dio il volesse. “Credi tu che sia in Inferno?” Dio nel guardi. E però pigliate conforto, e lasciate stare li lamenti, e sperate di lui quel bene che si dee sperare, pregando Dio che ci dia grazia a noi, che rimagnamo vivi, stare lungo tempo con li vivi, e li morti co’ maglianni, da’ quali ci guardi qui vivit et regnat in secula seculorum. Fate la vostra confessione ecc.
La voce andò tra quella gente grossa e lacrimosa costui avere nobilmente predicato, e che elli avea affermato il morto per la sua santa vita essere salito in sommo cielo.
E’ frati se n’andorono con un buono desinare e con denari in borsa, ridendo di questo per tutto il loro cammino.
Forse fu piú vera e sustanzievole predica questa di questo fraticello che non sono quelle de’ gran teologhi, che metteranno con le loro parole li ricchi usurai in Paradiso, e sapranno che mentono per la gola; e sia chi vuole, che se un ricco è morto, abbia fatto tutti e’ mali che mai furno, niuna differenzia faranno dal predicare di lui al predicare di San Francesco; però che piagentano per empiersi di quello delli ignoranti che vivono.

Giovanni Pascoli – I due cugini

I

Si amavano i bimbi cugini
Pareva, un incontro di loro,
l’ incontro di due lucherini:

volavano. Nell’ abbracciarsi
i tòcchi cadevano, e l’oro
mescevano i riccioli sparsi.

Poi l’uno appassì come rosa
che in boccio appassisce nell’orto;
ma l’altra la piccola sposa

rimase del piccolo morto.

II

Tu piccola sposa, crescesti:
man mano intrecciavi i capelli,
man mano allungavi le vesti.

Crescevi sott’occhi che negano
ancora; ed i petali snelli
cadevano: il fiore già lega.

Ma l’altro non crebbe. Dal mite
suo cuore, ora, senza perché,
fioriscono le margherite

e i non ti scordare di me.

III

Ma tu . . . ma tu l’ami. Lo vedi,
lo chiami. La senti da lunge
la fretta dei taciti piedi . . .

Tu l’ami, egli t’ama tuttora;
ma egli col capo non giunge
al seno tuo nuovo, che ignora.

Egli esita: avanti la pura
tua fronte ricinta d’un nimbo,
piangendo l’antica sventura

tentenna il suo capo di bimbo.

Giuseppe Giacosa – Storia vecchia: Commedia in due atti

EText-No. 32263
Title: Storia vecchia: Commedia in due atti
Author: 1906;Giacosa, Giuseppe;Giacosa, G. (Giuseppe);1847
Language: Italian
Link: cache/generated/32263/pg32263.epub

EText-No. 32263
Title: Storia vecchia: Commedia in due atti
Author: 1906;Giacosa, Giuseppe;Giacosa, G. (Giuseppe);1847
Language: Italian
Link: 3/2/2/6/32263/32263-h/32263-h.htm

EText-No. 32263
Title: Storia vecchia: Commedia in due atti
Author: 1906;Giacosa, Giuseppe;Giacosa, G. (Giuseppe);1847
Language: Italian
Link: cache/generated/32263/pg32263.mobi

EText-No. 32263
Title: Storia vecchia: Commedia in due atti
Author: 1906;Giacosa, Giuseppe;Giacosa, G. (Giuseppe);1847
Language: Italian
Link: cache/generated/32263/pg32263.txt.utf8

EText-No. 32263
Title: Storia vecchia: Commedia in due atti
Author: 1906;Giacosa, Giuseppe;Giacosa, G. (Giuseppe);1847
Language: Italian
Link: 3/2/2/6/32263/32263-h.zip

EText-No. 32263
Title: Storia vecchia: Commedia in due atti
Author: 1906;Giacosa, Giuseppe;Giacosa, G. (Giuseppe);1847
Language: Italian
Link: 3/2/2/6/32263/32263-8.zip

Giuseppe Giacosa – Acquazzoni in montagna: Commedia in due atti

EText-No. 32264
Title: Acquazzoni in montagna: Commedia in due atti
Author: 1906;1847;Giacosa, Giuseppe;Giacosa, G. (Giuseppe)
Language: Italian
Link: cache/generated/32264/pg32264.epub

EText-No. 32264
Title: Acquazzoni in montagna: Commedia in due atti
Author: 1906;1847;Giacosa, Giuseppe;Giacosa, G. (Giuseppe)
Language: Italian
Link: 3/2/2/6/32264/32264-h/32264-h.htm

EText-No. 32264
Title: Acquazzoni in montagna: Commedia in due atti
Author: 1906;1847;Giacosa, Giuseppe;Giacosa, G. (Giuseppe)
Language: Italian
Link: cache/generated/32264/pg32264.mobi

EText-No. 32264
Title: Acquazzoni in montagna: Commedia in due atti
Author: 1906;1847;Giacosa, Giuseppe;Giacosa, G. (Giuseppe)
Language: Italian
Link: cache/generated/32264/pg32264.txt.utf8

EText-No. 32264
Title: Acquazzoni in montagna: Commedia in due atti
Author: 1906;1847;Giacosa, Giuseppe;Giacosa, G. (Giuseppe)
Language: Italian
Link: 3/2/2/6/32264/32264-h.zip

EText-No. 32264
Title: Acquazzoni in montagna: Commedia in due atti
Author: 1906;1847;Giacosa, Giuseppe;Giacosa, G. (Giuseppe)
Language: Italian
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