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Gaspara Stampa – Fiume, che dal mio nome nome prendi

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Fiume, che dal mio nome nome prendi,
e bagni i piedi a l’alto colle e vago,
ove nacque il famoso ed alto fago,
de le cui fronde alto disio m’accendi,
tu vedi spesso lui, spesso l’intendi,
e talor rendi la sua bella imago;
ed a me che d’altr’ombra non m’appago,
così sovente, lassa, lo contendi.
Pur, non ostante che la nobil fronde,
ond’io piansi e cantai con più d’un verso,
la tua mercé, sì spesso lo nasconde,
prego ‘l ciel ch’altra pioggia o nembo avverso
non turbi, Anasso, mai le tue chiar’onde
se non quel sol che da quest’occhi verso.

Gaspara Stampa – Sacro fiume beato, a le cui sponde

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Sacro fiume beato, a le cui sponde
scorgi l’antico, vago ed alto colle,
ove nacque la pianta ch’oggi estolle
al ciel i rami e le famose fronde,
ben fûr le stelle ai tuoi desir seconde,
ché ‘l sì spesso veder non ti si tolle
e ‘l far talor la bella pianta molle,
ch’a me, lassa, sì spesso si nasconde.
Tu mi dài nome, ed io vedrò se ‘n carte
posso con le virtù che la mi rende,
al secol, che verrà, famoso farte.
Oh pur non turbi il ciel, cui sempre offende
la gioia mia, i miei disegni in parte!
Altri ch’ella so ben che non m’intende.

Antonio Alamanni – Accozza po’ due volte il fiume Dice

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Accozza po’ due volte il fiume Dice,
Quell’arte dolorosa che tu sai;
Ma tante, e tante volte lo farai,
Ch’io ti vedrò morir come fenice:
Stimo che per morir sarai felice,
Perche per morte alla vita ne andrai
Pregoti per mio amor tu poppi assai,
Poiche quell’arte non ti si disdice.
Sicche volendo tu diventar Gallo
Haver la coda dietro ai bargiglioni;
Senza tua gran vergogna non puoi fallo.
Ma gli raddoppia, e vuota, ch’e’cannoni,
Tu sei farfalla, e positi in sul tallo
E cerchi con che mordono i scarpioni.
Masticando Piccioni,
Hai fatto il corpo tuo che pare un limbo,
Et agli anni sei babbo, al poppar bimbo.

Giovanni Pascoli – Il fiume

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Fiume che là specchiasti un casolare
co’ suoi rossi garofani, qua mura
d’erme castella, e tremula verzura;
eccoti giunto al fragoroso mare:

ed ecco i flutti verso te balzare
su dall’interminabile pianura,
in larghe file; e nella riva oscura
questa si frange, e in quella in alto appare;

tituba e croscia. E là, donde tu lieto,
di sasso in sasso, al piè d’una betulla,
sgorghi sonoro tra le brevi sponde;

a un po’ d’auretta scricchiola il canneto,
fruscia il castagno, e forse una fanciulla
sogna a quell’ombre, al mormorìo dell’onde.

Se mai foco per foco non si spense – Francesco Petrarca

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Se mai foco per foco non si spense,
né fiume fu già mai secco per pioggia,
ma sempre l’un per l’altro simil poggia,
et spesso l’un contrario l’altro accense,

Amor, tu che’ pensier’ nostri dispense,
al qual un’alma in duo corpi s’appoggia,
perché fai in lei con disusata foggia
men per molto voler le voglie intense?

Forse sí come ‘l Nil d’alto caggendo
col gran suono i vicin’ d’intorno assorda,
e ‘l sole abbaglia chi ben fiso ‘l guarda,

cosí ‘l desio che seco non s’accorda,
ne lo sfrenato obiecto vien perdendo,
et per troppo spronar la fuga è tarda.