Archivi tag: Fontana

Pérez Galdós, Benito – La Fontana de Oro

EText-No. 11070
Title: La Fontana de Oro
Author: Pérez Galdós, Benito, 1843-1920
Language: Spanish
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EText-No. 11070
Title: La Fontana de Oro
Author: Pérez Galdós, Benito, 1843-1920
Language: Spanish
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EText-No. 11070
Title: La Fontana de Oro
Author: Pérez Galdós, Benito, 1843-1920
Language: Spanish
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EText-No. 11070
Title: La Fontana de Oro
Author: Pérez Galdós, Benito, 1843-1920
Language: Spanish
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EText-No. 11070
Title: La Fontana de Oro
Author: Pérez Galdós, Benito, 1843-1920
Language: Spanish
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FRancesco Petrarca – Fontana di dolore, albergo d’ira

Fontana di dolore, albergo d’ira,
scola d’errori, et templo d’eresia,
già Roma, or Babilonia falsa et ria,
per cui tanto si piange et si sospira;

o fucina d’inganni, o pregion dira,
ove ‘l ben more, e ‘l mal si nutre et cria,
di vivi inferno, un gran miracol fia
se Cristo teco alfine non s’adira.

Fondata in casta et humil povertate,
contra’ tuoi fondatori alzi le corna,
putta sfacciata: et dove ài posto spene?

Ne gli adúlteri tuoi? ne le mal nate
richezze Continua la lettura di FRancesco Petrarca – Fontana di dolore, albergo d’ira

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Luigi Capuana – La fontana della bellezza

C’era una volta un Re e una Regina, che avevano una figliuola bruttissima e contraffatta nella persona, e non se ne davano pace.
La tenevan rinchiusa, sola sola, in una camera appartata e, un giorno il Re, un giorno la Regina, le portavan da mangiare in una cesta. Quando erano lì, sfogavansi a piangere.
– Figliuola sventurata! Sei nata Regina, e non puoi godere della tua sorte!
Diventata grande, a sedici anni, lei disse Continua la lettura di Luigi Capuana – La fontana della bellezza

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Fernando Fontana – La forma e l’idea

La forma son le tenebre,
E la luce è l’Idea;
La Forma è il rito, il simbolo
Del pensiero che crea;
Il pensiero è l’Iehova
Dei veggenti profeti
Che parla dai roveti.,
E la Forma è Gesù.
La Forma è la parabola,
La Forma è il pane, è il vino,
È l’orto, il bacio, il Golgota,
È la Croce, è Longino;
E il pensiero è l’assiduo
Svolgersi del crëato,
Cui spiegar non è dato
Alle menti quaggiù!

Eterna lotta!…. Scorgere
L’Idea!…. Vedere il sole!…
E disperar d’esprimerlo
Con possenti parole!
Nelle affannose veglie
Concepir l’universo….
E alla foga del verso
Non saperlo svelar!
Dietro un fatal connubio
Il cervello si stanca!….
Giunge lo sposo al tempio,
Ma la sposa vi manca;
Egli, il Pensiero, l’évoca
Colla voce pietosa….
Ma la Forma, la sposa,
Non si reca all’altar.

Ahi!…. Talora nel cranio,
Indarno affaticato,
Disperando, un terribile
Dubbio m’è balenato!
Pensai che forse esistono
Idee sì vaghe e arcane
Che invan le menti umane
S’attentano a scolpir!
Forse passò fra gli uomini
Il sommo dei pöeti
Fra la schiera dei mutoli
E degli analfabeti….
E, forse, il suo silenzio
Fu incompresa epopea,
In cui sfuggì l’Idea
Della Forma il martîr!

Ah!…. Perché, dunque, struggerti,
O povero cervello?
Contro la Forma, il despota,
Sorgi, schiavo rubello!
Non ti curar degli uomini!
Vivi in te stesso e pensa!….
La tua melòde immensa
Non rivelar che a te!
Chiuso nel tuo silenzio
Ogni idïoma oblia!
Del tempo e dello spazio
Comprendi l’armonia!
Ogni idïoma e frivolo
A esprimer l’Universo!
Nato a servire un verso
Il mio pensier non è!!

Evvia!…. Sorridi, Emilio!….
Sorge nel Ciel l’aurora,
E, solitario, io vigilo
Sulle mie carte ancora!
Stolto!…. Giuro il silenzio,
E ti favello intanto!….
Stolto!…. E rileggo il canto
Che la mia man notò!
Emilio, io voglio illudermi!
Sono troppo felice!
Mi risveglio da un’estasi
E il pensiero mi dice:
“Stretto è il fatal connubio!
“Chiudi gli occhi e riposa….
“Questa notte la sposa
“All’altar si recò….”

Milano, giugno 1875.

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Fernando Fontana – Noja letteraria

Favello a voi, cui ferve la scintilla
Dei febbrili entusiasmi nel cervello;
Favello a voi, dentro il cui sguardo brilla
La balda gioja d’un pensier novello!

Favello a voi, che, frammezzo alle genti,
Vecchi a vent’anni, in silenzio passate,
Colla pupilla vólta ai firmamenti
E colle mani alle reni appoggiate.

Favello a voi, cui nota è l’armonia
D’ogni cosa creata, e cui son noti
Cogli entusiasmi la melanconia
E gli sconforti; a voi favello, iloti,

Dannati a conservar la stessa creta
Leggendo dentro ai secoli venturi;
Dannati a scorger la splendida meta
Dietro le grate di carceri oscuri!

Favello a voi, per cui dolore e gioja,
Pari al lampo, non duran che un istante,
E che desiate, per fuggir la noja,
Un’angoscia od un gaudio incessante;

Favello a voi, che vivete com’ebri
D’un arcano licor sovra la terra,
Ed avete un uncino nei cerébri
Che l’Universo nei suoi moti afferra!

Noi siam mendíchi, a cui la gente antica
Le briciole lasciò di lauta mensa;
Viviam di stenti e il genio s’affatica
Dietro una turba di fantasmi immensa.

Gli antichi Numi, ispirator dei carmi,
Son morti nel sogghigno universale;
La Natura ci annoja; il suon dell’armi
Ne spaventa; ridiam dell’idëale;

L’amore è un campo in cui non resta zolla
Da fecondare; senza scrosci è l’ira;
Il nostro corpo e una corteccia frolla,
Mentre la mente a nuovi cieli aspira.

E nuovi cieli, splendidi, profondi
Come lo spazio, immaginar n’è dato….
Ma dall’estasi, a cui traggonci i mondi
Senza cifra, un poëta non è nato!

I nostri canti son feti già morti;
Sono la serpe che la coda addenta;
Son l’urna ove troviam pochi conforti
E la febbre che i giorni ne tormenta.

Noi li cantiamo a noi stessi soltanto,
E all’ultimo levita siamo eguali,
Che, derelitto nel suo tempio santo,
Celebrerà da solo i ritüali….

E non ci resta che cingere i fianchi
Col bigiastro mantel del pellegrino,
E correre la terra erranti e stanchi,
E abbandonarci ad un pazzo cammino….

Milano, luglio 1875.

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Ferdinando Fontana – La forma e l’idea

La forma son le tenebre,
E la luce e` l'Idea;
La Forma e` il rito, il simbolo
Del pensiero che crea;
Il pensiero e` l'Iehova
Dei veggenti profeti
Che parla dai roveti.,
E la Forma e` Gesu`.
La Forma e` la parabola,
La Forma e` il pane, e` il vino,
E` l'orto, il bacio, il Golgota,
E` la Croce, e` Longino;
E il pensiero e` l'assiduo
Svolgersi del creato,
Cui spiegar non e` dato
Alle menti quaggiu`!

Eterna lotta!.... Scorgere
L'Idea!.... Vedere il sole!...
E disperar d'esprimerlo
Con possenti parole!
Nelle affannose veglie
Concepir l'universo....
E alla foga del verso
Non saperlo svelar!
Dietro un fatal connubio
Il cervello si stanca!....
Giunge lo sposo al tempio,
Ma la sposa vi manca;
Egli, il Pensiero, l'evoca
Colla voce pietosa....
Ma la Forma, la sposa,
Non si reca all'altar.

Ahi!.... Talora nel cranio,
Indarno affaticato,
Disperando, un terribile
Dubbio m'e` balenato!
Pensai che forse esistono
Idee si` vaghe e arcane
Che invan le menti umane
S'attentano a scolpir!
Forse passo` fra gli uomini
Il sommo dei poeti
Fra la schiera dei mutoli
E degli analfabeti....
E, forse, il suo silenzio
Fu incompresa epopea,
In cui sfuggi` l'Idea
Della Forma il martir!

Ah!.... Perche', dunque, struggerti,
O povero cervello?
Contro la Forma, il despota,
Sorgi, schiavo rubello!
Non ti curar degli uomini!
Vivi in te stesso e pensa!....
La tua melode immensa
Non rivelar che a te!
Chiuso nel tuo silenzio
Ogni idioma oblia!
Del tempo e dello spazio
Comprendi l'armonia!
Ogni idioma e frivolo
A esprimer l'Universo!
Nato a servire un verso
Il mio pensier non e`!!

Evvia!.... Sorridi, Emilio!....
Sorge nel Ciel l'aurora,
E, solitario, io vigilo
Sulle mie carte ancora!
Stolto!.... Giuro il silenzio,
E ti favello intanto!....
Stolto!.... E rileggo il canto
Che la mia man noto`!
Emilio, io voglio illudermi!
Sono troppo felice!
Mi risveglio da un'estasi
E il pensiero mi dice:
"Stretto e` il fatal connubio!
"Chiudi gli occhi e riposa....
"Questa notte la sposa
"All'altar si reco`...."

Milano, giugno 1875.
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