Archivi tag: Gioia

Annie Vivanti – Gioia!

EText-No. 39793
Title: Gioia!
Author: Vivanti, Annie;Chartres, Annie Vivanti;1942;1866
Language: Italian
Link: cache/generated/39793/pg39793-images.epub
Link: cache/generated/39793/pg39793.epub

EText-No. 39793
Title: Gioia!
Author: Vivanti, Annie;Chartres, Annie Vivanti;1942;1866
Language: Italian
Link: 3/9/7/9/39793/39793-h/39793-h.htm

EText-No. 39793
Title: Gioia!
Author: Vivanti, Annie;Chartres, Annie Vivanti;1942;1866
Language: Italian
Link: cache/generated/39793/pg39793.mobi
Link: cache/generated/39793/pg39793-images.mobi

EText-No. 39793
Title: Gioia!
Author: Vivanti, Annie;Chartres, Annie Vivanti;1942;1866
Language: Italian
Link: cache/generated/39793/pg39793.txt.utf8

EText-No. 39793
Title: Gioia!
Author: Vivanti, Annie;Chartres, Annie Vivanti;1942;1866
Language: Italian
Link: 3/9/7/9/39793/39793-h.zip

EText-No. 39793
Title: Gioia!
Author: Vivanti, Annie;Chartres, Annie Vivanti;1942;1866
Language: Italian
Link: 3/9/7/9/39793/39793-8.zip

2 Views

GAspara Stampa – Gioia somma, infinito, alto diletto

Gioia somma, infinito, alto diletto,
or che l’amato mio tesoro ho presso,
or che parlo con lui, che ‘l miro spesso,
m’ingombrerebbe certamente il petto,
se ‘l cor non mi turbasse un sol sospetto
di tosto tosto rimaner senz’esso,
per quel ch’io veggo a qualche segno espresso,
ché sol apre Amor gli occhi a l’intelletto.
E, se ciò è, io vo’ certo finire
questa misera vita in un momento,
anzi ch’io provi un tanto aspro martìre;
perché conosco chiaramente e sento
che senza lui mi converria morire,
ch’è l’appoggio, a cui ‘l viver mio sostento.

0 Views

Guittone d’Arezzo, Gioia gioiosa piagente

Gioia gioiosa piagente,
misura è ragione
tutta stagione – deggiasi trovare.
Como è più possente
lo segnore, più dia
a la sua segnoria – ragione usare;
per che sempr’el avanza
a pregio ed a possanza,
a lo piacer de Dio e de la gente.
Chi sua guida non prende,
a lo ‘ncontraro scende:
a la fine del gioco ven perdente.
Però, per Deo, vi piaccia
ch’orgoglio e villania
la segnoria – di voi non deggia avere,
che (poi tanto ve piaccia
misura e canoscenza)
non ha potenza – in voi, né po valere.
Ora torni a ragione
la vostra openione,
per Dio, piagente donna ed amorosa,
sì ch’aggiate pietanza
di me, ch’ad abondanza
amo più voi, che me od altra cosa.
D’esto amore meo
m’aven com’a quei, lasso,
che ‘n vivo sasso – sua sementa face:
e come a quei, che reo
nemico onora e serve,
che pure lui diserve – e strugge e sface.
Ché non mi parto ‘n atto?
Non posso; sì son matto
(…)
che meglio amo da voi
ciò, ch’io non chero altroi
tutto quello ched eo vorrebbi avere.
Amor, non mi dispero,
ca non fora valenza:
bona soffrenza – fa bon compimento;
e lo grecesco empero,
l’ora che Troia assise,
non se devise – per soffrir tormento,
né perché sì fort’era,
che di nulla manera
vedea che se potesse concherere;
e pur misel a morte:
e chi lo suo più forte
conquide, dobla laude vol avere.
Poi mai non mi rafreno,
amor, de voi servire,
di cherire – merzede abo ragione;
ed averave meno,
ogne gioia di mene
solo ch’a bene – vi sia qualche stagione:
ca più anche sarete
più dolze, ed averete
più in voi d’amor che nulla criatura;
ché lo grande amarore
puote tornar dolzore,
e più dolze, che dolze per natura.
Amor, pur vincer creo
combattendo per Deo;
ed ho le mie battaglie sì ordinate:
contra disamor, fede;
contr’orgoglio, merzede;
e contra di ferezza, umilitate.

2 Views

Guittone d’Arezzo, Tutto ‘l dolor, ch’eo mai portai, fu gioia

Tutto ‘l dolor, ch’eo mai portai, fu gioia,
e la gioia neente apo ‘l dolore
del meo cor, lasso, a cui morte socorga,
ch’altro non vegio ormai sia validore.
Ché, prima del piacer, poco po noia,
ma poi, po forte troppo om dar tristore:
maggio conven che povertà si porga
a lo ritornador, ch’a l’entradore.
Adonqua eo, lasso, in povertà tornato
del più ricco acquistato
che mai facesse alcun del meo paraggio,
sofferrà Deo ch’eo pur viva ad oltraggio
di tutta gente e del meo for sennato?
NOn credo già, se non vol meo dannaggio.
Ahi, lasso, co mal vidi, amaro amore,
la sovra natoral vostra bellezza
e l’onorato piacenter piacere
e tutto ben ch’è ‘n voi somma grandezza!
E vidi peggio il dibonaire core
ch’umiliò la vostra altera altezza
a far noi due d’un core e d’un volere,
perch’eo più ch’omo mai portai ricchezza.
Ch’a lo riccor d’amor null’altro è pare,
né raina po fare
ricco re, como né quanto omo basso,
né vostra par raina amor è passo.
Donqua chi ‘l meo dolor po pareggiare?
Ché qual più perde acquista in ver me, lasso.
Ahi, con pot’om, che non ha vita fiore,
durar contra di mal tutto for grato,
sì com eo, lasso, ostal d’ogne tormento?
Ché se ‘n lo più fort’om fosse amassato
sì forte e sì coralmente dolzore,
com’è dolore in me, già trapassato
fora de vita, contra ogne argumento.
Come, lasso, viv’eo de vita fore?
Ahi morte, villania fai e peccato,
che si m’hai desdegnato,
perché vedi morir opo mi fora
e perch’io piò sovente e forte mora!
Ma mal tuo grato eo pur morrò forzato,
de le mie man, se mei non posso ancora.
Mal ho più ch’altro, e men, lasso, conforto:
ché s’eo perdesse onor tutto ed avere
e tutti amici e de le membra parte,
sì mi conforteria per vita avere;
ma qui non posso, poi ho di me torto
e ritornato in voi forzo e savere,
che non fue, amor meo, già d’altra parte,
Donqua di confortar com’ho podere?
E poi saver non m’aiuta, e dolore
me pur istringe il core,
pur conven ch’eo matteggi; e sì facci’eo;
perch’om mi mostra a dito e del mal meo
se gabba; ed eo pur vivo a disinore,
credo, a mal grado del mondo e di Deo.
Ahi, bella gioia, noia e dolor meo,
e punto fortunal, lasso, fue quello
de vostro dipartir, crudel mia morte,
che doblo mal tornò tutto meo bello!
Sì del meo mal mi dol; ma più per Deo
ème lo vostro, amor, crudele e fello;
ca s’eo tormento d’una parte forte,
e voi da l’altra più strigne ‘l chiavello,
como la più distretta enamorata
che mai fosse aprovata;
ché ben fa forza dimession d’avere
talor bass’omo in donn’alta capere;
ma ciò non v’agradìo già né v’agrata:
donque d’amor coral fu ‘l ben volere.
Amor, merzé, per Deo, vi confortate,
ed a me non guardate,
ché picciol è per mia morte dannaggio
ma per la vostra, amor, senza paraggio.
E forse anche però mi ritornate,
se mai tornare deggio, in allegraggio.
Amore, Amor, più che veneno amaro,
non già ben vede chiaro
chi se mette in poder tuo volontero:
che ‘l primo e ‘l mezzo n’è gravoso e fero
e la fine di ben tutto ‘l contraro,
o’ prende laude e blasmo onne mistero.

2 Views

Guittone d’Arezzo, Gioia ed allegranza

Gioia ed allegranza
tant’hai nel mio cor data, fino amore,
che pesanza non credo mai sentire;
però tanta abondanza,
ch’è dei fin beni, avanzala tuttore,
che de ciascun porea sovragioire.
E no lo porea dire
di sì gran guisa, come in cor la sento:
però mi tegno ad essere tacente,
ché no lo guida fin conoscimento
chi contr’al suo forzor vo star rapente.
Rapente disianza
in me è adimorata per mant’ore,
caro amore, de te repleno gire.
Amor, perch’altra usanza
me non porea far degno prenditore
del gran riccore ch’aggio al meo disire?
Avegna ch’en albire
lo mi donasse grande fallimento,
or l’ho preso e posseggio, al meo parvente,
standone degno, ché for zo no sento
che ‘l core meo sofferissel neente.
Neente s’enavanza
omo ch’acquista l’altrui con follore,
ma perta fa, secondo el meo parire,
e sofferir pesanza,
per acquistare a pregio ed a valore,
è cosa ch’a l’om dea sempre piacire.
Ed eo posso ben dire
che, per ragion di molto valimento,
ho preso ben, che m’è tanto piacente,
che tutt’altra gioi ch’ho no è già ‘l quento
di quella, che per esso el meo cor sente.

5 Views

Giovanni Pascoli – Tra il dolore e la gioia

Vidi il mio sogno sopra il monte in cima;
era una striscia pallida; co’ suoi
boschi d’un verde quale mai né prima
vidi né poi.

Prima, il sonante nembo coi velari,
tutto ascondeva, delle nubi nere:
poi, tutto il sole disvelò del pari
bello a vedere.

Ma quel mio sogno al raggio d’un’aurora
nuova m’apparve e sparve in un baleno,
che il ciel non era torbo più né ancora
tutto sereno.

0 Views

Gaspara Stampa – Oimè, le notti mie colme di gioia,

Oimè, le notti mie colme di gioia,
i dì tranquilli, e la serena vita,
come mi tolse amara dipartita,
e converse il mio stato tutto in noia!
E, perché temo ancor (che più m’annoia)
che la memoria mia sia dipartita
da quel conte crudel che m’ha ferita,
che mi resta altro omai, se non ch’io moia?
E vo’ morir, ché rimirar d’altrui
quel che fu mio quest’occhi non potranno,
perché mirar non sanno altri che lui.
Prendano essempio l’altre che verranno
a non Continua la lettura di Gaspara Stampa – Oimè, le notti mie colme di gioia,

3 Views

Giosuè Carducci – Sabato Santo per il natalizio di M. G. – Che giovinezza nova, che lucidi giorni di gioia

Che giovinezza nova, che lucidi giorni di gioia
per la cerula effusa chiarità de l’aprile

cantano le campane con onde e volate di suoni
da la città su’ poggi lontanamente verdi!

Da i superati inferni, redimito il crin di vittoria,
candido, radïante, Cristo risorge al cielo:

svolgesi da l’inverno il novello anno, e al suo fiore
già in presagio la messe già la vendemmia ride.

Ospite nova al mondo, son oggi vent’anni, Maria,
tu t’affacciasti; e i primi tuoi vagiti Continua la lettura di Giosuè Carducci – Sabato Santo per il natalizio di M. G. – Che giovinezza nova, che lucidi giorni di gioia

2 Views

Annie Vivanti – Gioia – PDF

“La mia anima naviga in un mare di letizia. Rescia mi ha mandato il vestito: charmeuse verde-Nilo con bordo di velvet vieux-rose. Lidia e la Delvago che vennero a trovarmi erano verdi d’invidia. La vita è buona a viversi. …. Bisogna ch’io scriva a quell’oscuro scultore romano. Che noia! Perchè ho detto che volevo conoscerlo? Melzi e Flavia dicono che è un grave austero melanconico genio.”

Download (PDF, 539KB)

1 Views