Archivi tag: Letteratura Italiana

Luigi Capuana – La letteratura italiana nel 1896

—Ma che inventario vuoi fare? L’inventario della miseria?

—Non esageriamo. Io non sono un gran lettore e per parecchie ragioni: primieramente perchè non ho molti quattrini da spendere in libri—e questo mi dispenserebbe di dirti il resto—; secondariamente perchè non leggo o leggo mal volentieri un libro che non è di mia proprietà, eccetto, e soltanto da due anni a questa parte…

—Terzo, aggiungo io, perchè tra i due mali di spendere tre lire e cinquanta centesimi per un libro italiano o uno francese tu scegli giudiziosamente il minore e compri il libro francese. Ho indovinato?

—No. Da due anni non ne compro più; appunto stavo per dirti questo, quando tu mi hai interrotto: me li fo prestare, eccezionalmente, da un amico a cui il suo libraio manda tutte le pubblicazioni letterarie dei nostri cari vicini. Io faccio all’amico il servigio di tagliare i volumi leggendoli il primo, e intanto sottraggo al commercio librario francese il mio piccolo aiuto. Se fossimo parecchi, tutti a fare così!…

—Per incretinirci coi libri italiani?

—Quasi incretiniscano poco quegli altri! Oh, fammi il piacere! Con te, e con tutti coloro che la pensano come te, ci sarebbe da fare un esperimento: prendere, zitto zitto, tre, quattro romanzi italiani inediti, tre, quattro volumi di novelle inedite anch’esse, farli tradurre bene in francese, mutando i nomi delle persone e dei paesi, sostituendo eterocliti pseudonimi in aux, in our, in y al nome degli autori, e darli a pubblicare al Levy, allo Charpentier, al Lemerre. Poi, stampato sui giornali quotidiani francesi (a tanto la linea, s’intende): Vient de paraître l’interessantissimo romanzo, ecc. ecc.—giacchè, tu lo sai, colà sbocciano a questo modo, sui giornali politici, due, tre capolavori ogni giorno—il giuoco sarebbe fatto. Abbocchereste tutti. Ma i letterati, sventuratamente, non possono usare la malizia degli industriali italiani che battezzano per carta inglese e per stoffe inglesi i prodotti delle loro cartiere, dei loro telai, e così ottengono gran spaccio.

—Ragioni seriamente o fai la burletta?

—Ragiono seriamente.

—Metti a paragone la produzione letteraria francese con la italiana?

—Per quantità, no, ma per qualità, proporzionalmente—bada bene a quel che dico—perchè no?

—Eh, via! Tu scherzi!

—Niente affatto. Tu e i tuoi pari avete la mente pregiudicata. Prendendo in mano un libro italiano, siete già convinti che dev’essere noioso; nessuna meraviglia dunque che esso vi sembri noioso davvero. E lo predicate nelle conversazioni, e lo gridate alto dalle colonne dei giornali, e come vi guardate dal comprarlo e forse dal leggerlo, incitate gli altri a far lo stesso. In Francia il libro non è soltanto opera d’arte è anche e soprattutto industria. I capolavori che sbocciano oggi sono belli e appassiti domani; spesso spesso dalla mattina non arrivano neppure alla sera. Ma non vuol dire; l’articolo è venduto; l’autore ha intascato i quattrini, l’editore pure. Tant’è vero che è avvenuta colà una crisi libraria per pletoria di produzione; l’offerta anche colà è stata superiore alla richiesta. E nota che i francesi hanno il beneficio dell’esportazione, che noi non abbiamo.

—Non l’abbiamo perchè non sappiamo fare. Siamo mal preparati? Siamo stanchi, esauriti? Non so. Vedi intanto il D’Annunzio. L’abbiamo screditato, o almeno abbiamo tentato di screditarlo…

—E abbiamo fatto malissimo, per ingenuità e anche perchè da noi il lato commerciale della letteratura s’intende poco. I primi a non badarci sono gli autori, che pure sarebbero i più interessati. Ma tu svii il ragionamento. Le traduzioni non sono esportazione sono una piccolissima parte di essa. L’esportazione francese dipende da condizioni che per ora non esistono da noi.

—Per ora?

—È forse vietato che possano verificarsi per l’avvenire, se si sono già verificate una volta, nel Rinascimento? Allora la letteratura europea era quasi tutta italiana, forse più che non sia oggi europea la francese.

—Che illusioni! Sembra impossibile che un uomo come te….

—E questo appunto è il male: il non avere più illusioni di sorta, in politica, in arte, in ogni cosa, se pure si debbono chiamare illusioni le aspirazioni all’ideale.

—Guarda dove sei arrivato dall’inventario che intendevi di fare!

—Caro mio, l’inventario della letteratura e dell’arte d’una nazione non si mette su, anno per anno, come quello di un negozio di merci. In questo caso, ti dico che bisogna attendere ancora. La produzione letteraria del ’96 non è ancora venuta alla luce. Gli editori hanno appena annunziato i volumi che stanno sotto i torchi: e i pochi volumi già comparsi non mi paiono cattivi. Il fatto poi di veder sorgere nuove ditte editrici è sintomo consolante: il Brigola in Milano, il Voghera in Roma, e altri di minor conto. Per fare proprio l’inventario della produzione letteraria del ’96 bisogna dunque attendere per lo meno fino all’aprile del ’97. Quello del ’95, che può farsi oggi, non è punto scoraggiante.

—Ah, sì! O dov’è il capolavoro?

—Lasciamo stare, per carità, i capolavori. Ne spunta fuori appena uno ogni tanto, e non è poco. Facciamo un po’ di confronto col nostro passato più recente, con la prima metà di questo secolo, quando i produttori si chiamavano Monti, Foscolo, Guerrazzi, D’Azeglio, Giusti, Grossi, Manzoni, Niccolini, per citare le cime. Il capolavoro fra tanta produzione è uno solo, i Promessi Sposi, e basta per tutto il secolo. Se ti dovessi dire il mio parere intorno alla produzione letteraria della seconda metà, ti confesserei che mi sembra più vitale di quella dell’altra metà; ha maggiori qualità di resistenza; è opera d’arte schietta, senza mistura di politica o di altro. Ma già è inutile fare previsioni di quel che resterà di essa o non resterà. Noi c’inganniamo facilmente su questo punto. La letteratura ha pure la sua moda; e se, giudicando, ci affidiamo al criterio della voga, corriamo il pericolo di sbagliare. Lasciamo all’avvenire la cura della scelta di quel che dovrà o no sopravvivere. Io non sono un letterato di professione, sono un lettore, un osservatore, e con questa mia qualità ti dico che il ’96 non termina male per la letteratura italiana. C’è una serietà di propositi, un culto riverente dell’arte, un’intenzione evidentissima di procedere di bene in meglio, e il fatto, evidente anch’esso, da cui si scorge che le intenzioni non rimangono tutte lettera morta. Per voi spericolati, per voi che siete italiani soltanto di nome, lo so bene, non c’è niente, o c’è il chiacchierío di non so che teoriche delle quali non voglio neppur parlare, perchè io, in fatto d’arte, alle teoriche bado poco; chiedo lavori, lavori, lavori! Le teoriche sono buone per le discussioni tra critici, o per mettere, tutt’al più, un’etichetta su la produzione; inutile, se la produzione è cattiva; inutilissima, se l’etichetta vien preparata anticipatamente, per poi incollarla su la produzione che dovrà venir fuori Dio sa quando!…

—Mi fai sbalordire con tutta questa tua fede!

—Ma sì, fede ci vuole! Fiducia in noi stessi ci vuole! Ti ripeto a questo proposito quel che ho letto tempo fa non ricordo dove, nè da chi scritto; ma le parole mi son rimaste impresse nella memoria perchè corrispondevano esattamente a un sentimento mio. Quelle parole dicevano, press’a poco:—Come? Un popolo che ha confuso la sua storia con quella del mondo e che—dopo aver dato alla Civiltà il Diritto romano, la Divina Commedia, la Commedia dell’arte, Raffaello, Michelangelo, il da Palestrina, il Vigo—oppresso, deriso, umiliato, trova in sè tanta forza da ridiventare nazione, compire il più prodigioso atto del secolo XIX, l’abolizione del temporale dei papi, e far convivere nella stessa città il Pontefice del mondo cattolico e il Re degli italiani; come? questo popolo che resiste alla cattiva fortuna, agli errori e alle inesperienze della sua vita politica, sarebbe dunque un’effimera apparizione nella storia contemporanea, senza una ragione, senza uno scopo? Non è possibile. Verrà di nuovo l’ora sua. E di nuovo, nell’avvenire (vicino o lontano, che importa?) quel che di civile, di santo e di pio avranno il vecchio e il nuovo mondo sarà soltanto italiano, come una volta fu romano. Questa dovrà essere la nostra coscienza, il nostro ideale!—Non sorridere; lascia che sorridano o ridano di noi i nostri nemici.

—Tutto questo a proposito di letteratura italiana?

—A proposito di cose spirituali, non ti dispiaccia…. e anche a sproposito, se così ti piace. L’arte letteraria non è un fenomeno accidentale nella vita di una nazione. E se anche riguardo all’arte noi avessimo quella coscienza, quell’ideale, quella fede, come tu ironicamente la chiami…

—Apostolo, va’ a predicare il tuo vangelo alle turbe!

. . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . .

In quell’angolo di caffè dove io sorbivo, ascoltando, un’equivoca bibita, il dialogo fra quelle due persone a me ignote fu interrotto a questo punto dall’intervento di una terza persona, Così monco com’è, non mi è parso inutile trascriverlo.—E da ier l’altro—augurio? aspirazione?—mi risuona incessantemente nell’orecchio:

“Verrà di nuovo l’ora sua!… Quel che di civile, di santo e di pio avranno il vecchio e il nuovo mondo sarà soltanto italiano, come una volta fu romano!”

Luigi Pirandello – Il Fu Mattia Pascal – Lettura di Riccardo Fasol

Una delle poche cose, anzi forse la sola ch’io sapessi di certo era questa: che mi chiamavo Mattia Pascal. E me ne approfittavo. Ogni qual volta qualcuno de’ miei amici o conoscenti dimostrava d’aver perduto il senno fino al punto di venire da me per qualche consiglio o suggerimento, mi stringevo nelle spalle, socchiudevo gli occhi e gli rispondevo:

– Io mi chiamo Mattia Pascal.

– Grazie, caro. Questo lo so.

– E ti par poco?

Non pareva molto, per dir la verità, neanche a me.

Tratto da:
http://www.librivox.org

      mattiapascal_01_pirandello_64kb.ogg
      mattiapascal_02_pirandello_64kb.ogg
      mattiapascal_03_pirandello_64kb.ogg
      mattiapascal_04_pirandello_64kb.ogg
      mattiapascal_05_pirandello_64kb.ogg
      mattiapascal_06_pirandello_64kb.ogg
      mattiapascal_07_pirandello_64kb.ogg
      mattiapascal_08_pirandello_64kb.ogg
      mattiapascal_09_pirandello_64kb.ogg
      mattiapascal_10_pirandello_64kb.ogg
      mattiapascal_11_pirandello_64kb.ogg
      mattiapascal_12_pirandello_64kb.ogg
      mattiapascal_13_pirandello_64kb.ogg
      mattiapascal_14_pirandello_64kb.ogg
      mattiapascal_15_pirandello_64kb.ogg
      mattiapascal_16_pirandello_64kb.ogg
      mattiapascal_17_pirandello_64kb.ogg
      mattiapascal_18_pirandello_64kb.ogg

Download dell’audiolettura in MP3:
http://www.classicistranieri.com/pirandello/mattia_pascal_1012_librivox/

Ascolta la lettura dalla nostra playlist:

      mattiapascal_01_pirandello_64kb

      mattiapascal_02_pirandello_64kb

      mattiapascal_03_pirandello_64kb

      mattiapascal_04_pirandello_64kb

      mattiapascal_05_pirandello_64kb

      mattiapascal_06_pirandello_64kb

      mattiapascal_07_pirandello_64kb

      mattiapascal_08_pirandello_64kb

      mattiapascal_09_pirandello_64kb

      mattiapascal_10_pirandello_64kb

      mattiapascal_11_pirandello_64kb

      mattiapascal_12_pirandello_64kb

      mattiapascal_13_pirandello_64kb

      mattiapascal_14_pirandello_64kb

      mattiapascal_15_pirandello_64kb

      mattiapascal_16_pirandello_64kb

      mattiapascal_17_pirandello_64kb

      mattiapascal_18_pirandello_64kb

da: http://www.librivox.org
Licenza: Pubblico Dominio

Download (PDF, 83KB)

Emilio Salgari – Le meraviglie del Duemila – Audiobook – Librivox – Lettura di Riccardo Fasol

A cento anni dalla morte di Salgari ecco un suo romanzo che ci racconta come egli immaginava i nostri anni 2000.

Il libro narra la storia di due uomini che, grazie alla scoperta di un principio attivo di una strana pianta esotica che sospende le funzioni vitali, riescono a viaggiare nel tempo per ben cento anni, spostandosi dal 1903 al 2003.

Si trovano quindi a vivere in una società profondamente modificata e potranno così conoscere un mondo popolato da macchine volanti, treni sotterranei e velocissimi, città sottomarine e molte altre meraviglie tecnologiche; tutto ha un’unica fonte di energia: l’elettricità, segno del progresso ma anche fonte di “inquinamento”.

In molte parti del romanzo troviamo elementi realmente presenti nella realtà odierna, come la televisione (nel libro il giornale viene trasmesso così), o anche la plastica (descritta come una strana sostanza simile al metallo ma bianca).

(Wikipedia e Riccardo Fasol)

da: http://www.librivox.org/
Download disponibile su: http://www.classicistranieri.com/meraviglie/

      meraviglieduemila_01_salgari_64kb.ogg
      meraviglieduemila_02_salgari_64kb.ogg
      meraviglieduemila_03_salgari_64kb.ogg
      meraviglieduemila_04_salgari_64kb.ogg
      meraviglieduemila_05_salgari_64kb.ogg
      meraviglieduemila_06_salgari_64kb.ogg
      meraviglieduemila_07_salgari_64kb.ogg
      meraviglieduemila_08_salgari_64kb.ogg
      meraviglieduemila_09_salgari_64kb.ogg
      meraviglieduemila_10_salgari_64kb.ogg
      meraviglieduemila_11_salgari_64kb.ogg
      meraviglieduemila_12_salgari_64kb.ogg
      meraviglieduemila_13_salgari_64kb.ogg
      meraviglieduemila_14_salgari_64kb.ogg
      meraviglieduemila_15_salgari_64kb.ogg
      meraviglieduemila_16_salgari_64kb.ogg
      meraviglieduemila_17_salgari_64kb.ogg
      meraviglieduemila_18_salgari_64kb.ogg

Ascolta l’opera dal nostro lettore OGG

      meraviglieduemila_01_salgari_64kb

      meraviglieduemila_02_salgari_64kb

      meraviglieduemila_03_salgari_64kb

      meraviglieduemila_04_salgari_64kb

      meraviglieduemila_05_salgari_64kb

      meraviglieduemila_06_salgari_64kb

      meraviglieduemila_07_salgari_64kb

      meraviglieduemila_08_salgari_64kb

      meraviglieduemila_09_salgari_64kb

      meraviglieduemila_10_salgari_64kb

      meraviglieduemila_11_salgari_64kb

      meraviglieduemila_12_salgari_64kb

      meraviglieduemila_13_salgari_64kb

      meraviglieduemila_14_salgari_64kb

      meraviglieduemila_15_salgari_64kb

      meraviglieduemila_16_salgari_64kb

      meraviglieduemila_17_salgari_64kb

      meraviglieduemila_18_salgari_64kb

Download (PDF, 372KB)

 

Luigi Pirandello – Novelle per un anno – Vol. 2 – La vita nuda – Audiolettura

Novelle per un anno è una raccolta di 241 novelle scritte da Luigi Pirandello. Originariamente sono state pubblicate sul Corriere della Sera, successivamente ripubblicate in 15 raccolte. Inizialmente erano previste 24 raccolte contenenti 365 novelle, tuttavia la prematura morte dell’autore ha impedito il raggiungimento del traguardo. Postume sono state pubblicate altre novelle scritte dall’autore. Le raccolte sono state pubblicate tra il 1922 e il 1938. (Riassunto di Filippo Gioachin)

Questo libro è Continua la lettura di Luigi Pirandello – Novelle per un anno – Vol. 2 – La vita nuda – Audiolettura

Luigi Pirandello – Novelle per un anno – Vol. 1 – Scialle Nero – Audiolettura

Novelle per un anno è una raccolta di 241 novelle scritte da Luigi Pirandello. Originariamente sono state pubblicate sul Corriere della Sera, successivamente ripubblicate in 15 raccolte. Inizialmente erano previste 24 raccolte contenenti 365 novelle, tuttavia la prematura morte dell’autore ha impedito il raggiungimento del traguardo. Postume sono state pubblicate altre novelle scritte dall’autore. Le raccolte sono state pubblicate tra il 1922 e il 1938. (Riassunto di Filippo Gioachin)

Questo libro è Continua la lettura di Luigi Pirandello – Novelle per un anno – Vol. 1 – Scialle Nero – Audiolettura

Alessandro Manzoni – I Promessi Sposi – Audiobook – MP3 – Lettura di Silvia Cecchini – Edizione Libroparlato

Quel ramo del lago di Como, che volge a mezzogiorno, tra due catene non interrotte di monti, tutto a seni e a golfi, a seconda dello sporgere e del rientrare di quelli, vien, quasi a un tratto, a ristringersi, e a prender corso e figura di fiume, tra un promontorio a destra, e un’ampia costiera dall’altra parte; e il ponte, che ivi congiunge le due rive, par che renda ancor più Continua la lettura di Alessandro Manzoni – I Promessi Sposi – Audiobook – MP3 – Lettura di Silvia Cecchini – Edizione Libroparlato

Ruggieri Apuliese – L’altro ier fui ‘n parlamento

L’altro ier fui ‘n parlamento
con quella ch’ i’ aggio amata.
Facemi grande lamento
che a forza è maritata;
E dissemi: «Drudo mio,
merzè ti chero, or m’aiuta;
chè tu se’ in terra il mi’ dio;
‘N le tue mani mi so’ arrenduta.
Per te colui non vogl’io.
Certo ben deggio morire,
chè ‘l cor del corpo m’è tratto.
Veggio ‘l mio padre ammannire
per compiere lo mal m’ha fatto.
Sir Iddio, or mi consiglia
e donami lo tuo conforto
de l’om ch’a forza mi piglia.
E guana lo vegg’io morto!
Di farmi dol s’assottiglia.
Drudo mio, da lui mi parte
e tra’mi di questa travaglia;
mandane in altra parte,
chè m’è in piacer san’ faglia.
Chè non m’aggia in balìa
lo padre mio che m’ha morta:
Non pare che pro’ mi dia,
se non di gioi’ mi sconforta
e di ben far mi disvia»
«Donna, del tuo maritare
lo mio cor forte mi duola.
Cosa non è da disfare:
ragion so ben che non vuole.
Chè io t’amo sì lealmente,
non vo’ che faccia fallanza;
che ti biasmasse la gente
ed io ne stesse in dottanza,
dico il vero fermamente.
Assai donne marito hanno
che da lor son forte odiate:
de’ be’ sembianti li danno,
però non son di più amate.
Così voglio che tu faccia;
ed averai molta gioia.
Quando . . . [accia]
tutt’andrà via la tua noia.
Di così far tu procaccia.

Ruggieri Apuliese – Provenzano, .iega

[ Provenzano, . -iega ]
[ . . . . -anza ]
[ . . . . -iega ]
[ . . . . -anza ]
[ . . . . -anza ]
[ . . . . dritto ]
ki non à sua bastanza:
lo Komune è sconfitto.
Rug[g]ieri, mal si piega
ki kade in disperanza:
questo fa Siena la viega
a ki non fa fallanza.
Non ò già dubitanza
ke non sarà punito:
a·llor non fa gueglianza
se ‘l Comune è ferito.
Provenzano, al tuo parere,
ke farano li ‘sciti?
Raveranno el loro avere,
k’al papa ne son giti?
[O] fieno sì arditi
k’a Siena fien guerrieri?
Paion[o]ti forniti
di gente e di kavalieri?
Rug[g]ieri, al buon ver dire,
paion sì ismarriti!
Meglio è kacciar ke fuggire:
meno ne sono ischerniti;
molto vengono falliti
[ . . . ] pensieri;
assai ne sonno periti
pedoni e kavalieri.
Provenzano, ki riniega
la leg[g]e cristiana,
rascion è, se la riniega,
l’anima aver insana:
[ e’ ] perde la su’ ana,
ki in Dio non à fede.
Qual signoria è sovrana
tra il papa e re Manfredi?
Rug[g]ieri, mal si piega
ki à speranza vana:
sé medesmo sì s’acieka,
la mente [sua] istrana.
Quel[li] frorisce e grana
che serve a·rre Manfredi;
ne la corte romana
mal v’odi e mal vi vedi.
Provenzan, buon’ è la pace,
ke la terra agenza
[ . . . . -ace ]
[ . . . . -enza]
Ki mette briga e tenza
in mal’ ora fu nato!
Non die avere penitenza
ki non [ci] fa peccato.
Rug[g]ieri, ben mi piace
ki a[ve] provedenza;
la guerra molto mi spiace,
ke frutta pistolenza.
Die avere grande dolenza
ki fug[g]e se no è kacciato;
non a[ve] di valenza
ki non è invidïato.
Provenzan, ki à Siena morta,
e’ perdut’ à el Paradiso.
Quei ke l’à piegata e torta
sie trainato et appeso;
ne le forke disteso
lo vedess’ io ankora!
è bene morto e konquiso
ki in Dio non à paura.
Rug[g]ieri, or ti konforta
ed ab[b]i giuoko e riso:
Cristo la tiene e porta,
da·lliei non e diviso;
lo franko popolo acceso
la porrà in altura,
Siena, ciò m’e [a]viso,
citta[de] di natura.
Provenzano, or tramettiamo
questa [nostra] kostune!
A Cristo mercé kiamamo,
ke dïa la ragione
a quei k’ama el Komune
più ke sé o i parenti:
mangia ‘l padre tal bokone
k’al figliuolo allega i denti.
Rug[g]ieri, or lo facciamo,
k’i’ n’ò konsolazione:
ki·ss’ aprende al buon ramo
non mangia rio bokone.
[Mena] a salvazïone
i savi canosce[nti]
lo dritto ogne istagione
malgrado dei maldicenti.

Ruggieri Apuliese – Genti, intendete questo sermone

Genti, intendete questo sermone:
Rug[g]ieri à fatto la sua Passione.
Non trovai dritto né ragione
in quelle false persone,
cioè in Siena, là ‘v’ io sono istato,
fue cresciuto e allevato:
da’ mei nemici fui akusato
al vescovo ed al kericato.
L’akusamento fue creduto,
iscritto e letto e ritenuto:
mandò per me el forte arguto;
non mi valse kascione né scuto.
Io fui gionto inanzi lue:
solo nato era e non kon altrui;
egli erano cento ed ankora piùe,
ke si consegliavano a due a due.
Molto istavano divoti
prencipi e sacerdoti,
adirati ed ingroti:
ankora gli veg[g]ia bistartoti!
Erode v’era e Gaifasso
e Pilato e Setenasso
e Longino e Giudeasso
[e] Markus e Barnabasso.
Quinzïano v’era e Nerone
e Staroto e Ferraone,
Balzabue e Ruciglione,
ke diciéno tutti di none.
Favellò el vescovo in primieri:
Fatti innanzi e giura, Rug[g]ieri;
perché mangiastù l’altrieri
koi pattarini crudeli e feri,
ke sonno peggio ke giuderi?»
Ed io presi a favellare:
«Messere, volentieri voglio giurare;
non credea ke fussero di tale affare.
Omo di mia arte non si puòe iscusare,
ki lo ‘nvita, ke non vada a mangiare».
Quelli rispose inkontenente:
«Non te puòe aitare neente
neuno amiko né parente,
k’io non ti faccia istar dolente,
sì ke non te rimarrà neente».
Ed io dissi: «Per Deo, non dite!
Io faccio ciò ke voi volete;
pegno né rikolta da me prendete;
s’i’ ‘l fo mai, sì m’impendete».
Rispose el fellone [maledetto]:
«Noi non volemo tuo disdetto
e ch’ à’ negare ciò k’ài detto.
Noi te faremo povaro e bretto,
sì ke no ti rimarrà kasa né tetton.
Ed io risposi in bassa boce:
«Mercé, per Deo ke venne in croce!
Kesto fuoko assai mi kuoce;
a voi non giuova e a me sì nuoce.
Questo disse el Creatore:
quando Gli ritorna un pekatore,
Ei ne fa mag[g]ior baldore
ke di cento giusti a tutte l’ore».
Ed egli respose kon grande furore:
Tu se’ fatto un gran predikatore,
novelliero e dicitore.
Di noi mal dici a tutte l’ore;
ma non mi nuoce, k’io so’ signore».
I’ mi fuï raveduto:
Quand’io dissi, avea bevuto.
Kosì fuss’ io stato muto!
S’io pec[c]ai, io ne so’ pentuto
ed a voi mi sonno arenduto».
In quell’ora a me si volse:
«Sempre avesti paravole molte;
io ti mettarab[b]o in tagli volte
ke fieno peg[g]io ke morte».
Rispose un altro in issavia
e disse in quella via:
«Non è questi [quel] Rug[g]ieri
k’io audii e vidi l’altrieri
kantare inansi kavalieri
di noi kome semo crudeli e feri?
Rispose un altro da l’altra parte,
ke non era di mia arte:
«Non guarisca, anzi sia morto;
non i sia fatto dritto, anzi torto!»
. . . .
. . . .