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Giovan Battista Marino – La lontananza – È partito il mio bene

È partito il mio bene,
ho perduto il mio core. Oimè, qual vita
in vita or mi sostene?
Lasso, com’è rimaso
fosco il sol, negro il cielo!
Il dì giunto al’occaso,
amor fatto è di gelo.
Duro partir, che m’hai l’alma partita,
chi ti disse partire
devea con più ragion dirti morire.

O Dio, quel dolce a Dio
che piangendo mi disse, a cui piangendo
a Dio risposi anch’io,
deh, come dala spoglia
l’anima non divise?
E come per gran doglia
la vita non uccise?
Alma e vita Continua la lettura di Giovan Battista Marino – La lontananza – È partito il mio bene

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Giovan Battista Marino – Lontananza – Ove ch’io vada, ove ch’io stia, talora

Ove ch’io vada, ove ch’io stia, talora
in ombrosa valletta o ‘n piaggia aprica,
la sospirata mia dolce nemica
sempre m’è innanzi, onde convien ch’io mora.

Quel tenace pensier che m’innamora,
per rinfrescar la mia ferita antica,
l’appresenta a quest’occhi e par che dica:
io da te lunge, e tu pur vivi ancora?

Intanto verso ognor larghe e profonde
vene di pianto e vò di passo in passo
parlando ai fiori, al’erbe, agli antri, al’onde;

poscia in me torno, e dico: ahi Continua la lettura di Giovan Battista Marino – Lontananza – Ove ch’io vada, ove ch’io stia, talora

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Giovan Battista Marino – Gelosia – Vecchio importun, che ‘l rozzo labro irsuto

Vecchio importun, che ‘l rozzo labro irsuto
sporgi al labro di lei, ch’io prego invano,
onde con Citerea sembri Vulcano,
ed ella par Proserpina con Pluto,

e mentre curvo e pallido e barbuto
accosti al bianco sen la rozza mano,
passero insieme e cigno, ascondi insano
giovinetto pensiero in pel canuto,

fuggi, ah fuggi meschin, né tanto possa
quel desir, che t’innebria i sensi sciocchi
e che t’empie d’ardor le gelid’ossa.

Sai ch’alberga la morte in que’ begli occhi,
e tu che ‘l Continua la lettura di Giovan Battista Marino – Gelosia – Vecchio importun, che ‘l rozzo labro irsuto

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Giovan Battista Marino – Donna Vestita di nero – Cinto di fosche e tenebrose bende

Cinto di fosche e tenebrose bende,
di nero manto e di funesto velo
veggio rotar per l’amoroso cielo
quel sol che solo i miei desiri accende.

Lo mio cor che da lui virtù sol prende,
qual fiore oppresso da notturno gelo
cade languido e more, o quasi stelo
cui gelid’ombra o fero turbo offende.

Ed a ragion chi del suo sole ognora
per la luce vital convien che viva,
per l’eclisse mortal convien che mora.

Se sole è del mio cor chi Continua la lettura di Giovan Battista Marino – Donna Vestita di nero – Cinto di fosche e tenebrose bende

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Giovan Battista Marino – La bella schiava – Nera sì, ma se’ bella, o di Natura

Nera sì, ma se’ bella, o di Natura
fra le belle d’Amor leggiadro mostro.
Fosca è l’alba appo te, perde e s’oscura
presso l’ebeno tuo l’avorio e l’ostro.

Or quando, or dove il mondo antico o il nostro
vide sì viva mai, sentì sì pura,
o luce uscir di tenebroso inchiostro,
o di spento carbon nascere arsura?

Servo di chi m’è serva, ecco ch’avolto
porto di bruno laccio il core intorno,
che per candida man non fia mai sciolto.

Là ‘ve più Continua la lettura di Giovan Battista Marino – La bella schiava – Nera sì, ma se’ bella, o di Natura

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Giovan Battista Marino – Seno – Da duo candidi margini diviso

Da duo candidi margini diviso
apre quel sen, ch’ogni altro seno aborre,
con angusto canal, che latte corre,
una via che conduce in paradiso.

Non osa alcun, che non rimanga ucciso,
in quel fonte vital le labra porre,
ché quinci e quindi alabastrina torre
guarda in duo vivi scogli Amore assiso,

e, volando talor spedito e lieve
su quell’alpi d’avorio, aventa e scocca
strali di foco involti entro la neve;

onde, mentr’ivi a un punto ed arde e fiocca,
con amara dolcezza insieme Continua la lettura di Giovan Battista Marino – Seno – Da duo candidi margini diviso

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Giovan Battista Marino – Seno – O che dolce sentier tra mamma e mamma

O che dolce sentier tra mamma e mamma
scende in quel bianco sen, ch’Amor allatta!
Vago mio cor, qual timidetta damma,
da’ begli occhi cacciato, ivi t’appiatta;

dal’ardor, che ti strugge a dramma a dramma,
schermo ti fia la bella neve intatta:
neve ch’ognor dala vivace fiamma
di duo soli è percossa e non disfatta.

Vattene pur, ma per la via secreta
non distender tant’oltre i passi audaci
che t’arrischi a toccar l’ultima meta;

raccogli sol, cultor felice, e taci,
in quel solco divin (se ‘l vel nol vieta)
da seme di sospir messe di baci.

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Giovan Battista Marino – Inferno Amoroso – Donna, siam rei di morte. Errasti, errai;

Donna, siam rei di morte. Errasti, errai;
di perdon non son degni i nostri errori.
Tu, ch’aventasti in me sì fieri ardori;
io, che le fiamme a sì bel sol furai.

lo, ch’una fera rigida adorai;
tu, che fosti sord’aspe a’ miei dolori.
Tu nel’ire ostinata, io negli amori.
Tu pur troppo sdegnasti, io troppo amai.

Or la pena, laggiù nel cieco Averno,
pari al fallo n’aspetta. Arderà poi
chi visse in foco, in vivo foco eterno.

Quivi (s’Amor fia giusto) amboduo noi
al’incendio dannati, avrem l’inferno:
tu nel mio core, ed io negli occhi tuoi.

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