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Francesco Petrarca – Chi vuol veder quantunque pò Natura

Chi vuol veder quantunque pò Natura
e ‘l Ciel tra noi, venga a mirar costei,
ch’è sola un sol, non pur a li occhi mei,
ma al mondo cieco, che vertú non cura;
et venga tosto, perché Morte fura
prima i migliori, et lascia star i rei:
questa aspettata al regno delli dèi
cosa bella mortal passa, et non dura.
Vedrà, s’arriva a tempo, ogni vertute,
ogni bellezza, ogni real costume
giunti in un corpo con mirabil’ tempre:
allor dirà che mie rime son mute,
l’ingegno offeso dal soverchio lume;
ma se piú tarda, avrà da pianger sempre.

Francesco Petrarca – Real natura, angelico intelletto

Real natura, angelico intelletto,
chiara alma, pronta vista, occhio cerviero,
providentia veloce, alto pensero,
et veramente degno di quel petto:
sendo di donne un bel numero eletto
per adornar il dí festo et altero,
súbito scorse il buon giudicio intero
fra tanti, et sí bei, volti il piú perfetto.
L’altre maggior’ di tempo o di fortuna
trarsi in disparte comandò con mano,
et caramente accolse a sé quell’una.
Li occhi et la fronte con sembiante humano
basciolle sí che rallegrò ciascuna:
me empié d’invidia Continua la lettura di Francesco Petrarca – Real natura, angelico intelletto

Giovan Battista Marino – La bella schiava – Nera sì, ma se’ bella, o di Natura

Nera sì, ma se’ bella, o di Natura
fra le belle d’Amor leggiadro mostro.
Fosca è l’alba appo te, perde e s’oscura
presso l’ebeno tuo l’avorio e l’ostro.

Or quando, or dove il mondo antico o il nostro
vide sì viva mai, sentì sì pura,
o luce uscir di tenebroso inchiostro,
o di spento carbon nascere arsura?

Servo di chi m’è serva, ecco ch’avolto
porto di bruno laccio il core intorno,
che per candida man non fia mai sciolto.

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Dante Alighieri – Se ‘l viso mio a la terra si china

Se ‘l viso mio a la terra si china
e di vedervi non si rassicura,
io vi dico, madonna, che paura
lo face, che di me si fa regina;
perché la biltà vostra, peregrina
qua giù fra noi, soverchia mia natura,
tanto che quando ven per avventura
vi miro, tutta mia vertù ruina:
sì che la morte, che porto vestita,
combatte dentro a quel poco valore
che mi rimane, con piogge di troni.
Allor comincia a pianger dentro al core
lo spirito vezzoso de la vita
e dice: «Amore, o perché m’abbandoni?»

Dante Alighieri – Molti volendo dir che fosse Amore

Molti volendo dir che fosse Amore
disser parole assai, ma non potero
dir di lui cosa che sembrasse il vero
né diffinir qual fosse il suo valore.
Ben fu alcun che disse ch’era ardore
di mente imaginato per pensiero;
e alcun disse ch’era desidero
di voler nato per piacer del core.
Io dico che Amor non è sustanza,
né cosa corporal ch’abbia figura
anzi è passione in disianza;
piacer di forma dato per natura
si che ‘l voler del core ogni altro avanza:
e questo basta fin che ‘l piacer dura.

Grazia Deledda – Natura in fiore

Tutti gli anni, per Pasqua, da tempi remotissimi, veniva giù a far colazione dai Bardi un frate cappuccino. Veniva giù, da dove? Pasqua non lo sapeva precisamente, da dove, ma s’immaginava un luogo bellissimo, poiché suo padre assicurava che frati e suore si scelgono apposta, per i loro monasteri, i punti più ameni del mondo: giù, dunque, dalla cima violetta di un monte, fasciato di boschi, solcato di rivoli sui margini dei quali crescono gli anemoni, e le ghiandaie scendono a bere ed a bagnarsi le ali celesti.
Il frate, invero, portava con sé un colore e un odore di terriccio di castagno, mentre le punte delle dita dei piedi, nudi entro i sandali di corteccia, ricordavano certi funghi carnosi: e, sebbene cambiasse quasi tutti gli anni, per la famiglia Bardi era sempre lo stesso, come ai tempi di San Francesco: il suo piatto, a tavola, anche, sempre lo stesso, e guai se fosse venuto a mancare, il giorno di Pasqua: poiché l’uno e l’altro significavano tante cose grandi: Continua la lettura di Grazia Deledda – Natura in fiore

Bernardo Dovizi detto “Il Bibbiena” – La Calandria – PDF

Voi sarete oggi spettatori d’una nova commedia intitulata Calandria: in prosa, non in versi; moderna, non antiqua; vulgare, non latina. Calandria detta è da Calandro el quale voi troverrete sí sciocco che forse difficil vi fia di credere che Natura omo sí sciocco creasse giá mai. Ma, se viste o udite avete le cose di molti simili, e precipue quelle di Martino da Amelia (el quale crede la stella Diana essere suo’ moglie, lui essere lo Amen, diventare donna, Dio, pesce ed arbore a posta sua), maraviglia non vi fia che Calandro creda e faccia le sciocchezze che vedrete. Rappresentandovi la commedia cose familiarmente fatte e dette, non parse allo autore usare il verso; considerato che e’ si parla in prosa, con parole sciolte e non ligate.

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